Tra droga e immigrazione, da Macerata uno spaccato di un’Italia lacerata e in crisi

bandiera-ita

di Carlo Giovanardi.

Quello che è accaduto in questi giorni a Macerata rappresenta lo scenario di un’Italia lacerata e in crisi, con nell’aria una miscela esplosiva che può deflagrare in ogni momento. La diciottenne innocente italiana, il cui corpo è stato fatto a pezzi, era vittima di una dipendenza dalle sostanze che le avevano già rovinato la vita; lo spacciatore nigeriano non doveva e non poteva stare in Italia così come non dovrebbero stare in Italia migliaia di extracomunitari che vivono di espedienti e di delitti; l’attentatore italiano, nella sua follia, si è sentito un vendicatore, trasformando la responsabilità personale di un extra comunitario in un odioso e vile atto di razzismo che lo ha spinto a sparare nel mucchio.

E’ uno spaccato dell’Italia di oggi, dove sui social si è tentato di dare la colpa della morte della ragazza alla comunità di recupero che le ha permesso di allontanarsi (mentre per legge non poteva fare altro) e non a chi spaccia e a quelli che continuano a spiegare che drogarsi non fa male anzi che il consumo di droga va legalizzato. E’ lo spaccato di un’Italia nella quale, anche dalle cattedre più alte, civili e religiose, si continua a sostenere un’accoglienza indiscriminata senza se e senza ma, dimenticando che se è vero che “ogni uomo è mio fratello” ci sono gli Abele e ci sono i Caino, già così numerosi questi ultimi fra gli italiani senza il bisogno di importarne anche fra gli extra comunitari. E’ uno spaccato di un’Italia dove la rabbia e la frustrazione di chi, soprattutto nelle periferie, è costretto a convivere con degrado e criminalità, viene abilmente sfruttata da chi cavalca la protesta alla ricerca di voti.

Una cosa soltanto è fuori discussione: la politica della sinistra nei confronti del problema dell’emigrazione non soltanto è stata fallimentare per il passato ma lo sarà ancora di più per il futuro se non compare nessuna consapevolezza degli errori commessi o cenni ai autocritica per aver portato il Paese in una situazione così drammatica.

Fonte: l’Occidentale

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