Marianna Madia: tanta carriera, per quali meriti?

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Marianna Madia con Napolitano jr.

di Giancarlo Perna

C’ è plagio e plagio. C’ è quello pigro di chi scopiazza per fare in fretta. E c’ è il plagio alla Madia. Marianna Madia, il trentaseienne ministro pd della Pubblica amministrazione. In lei, e nelle persone di qualità come lei, il plagio è l’ imitazione virtuosa di un modello ideale. Insoddisfatti di sé e dei limiti che la natura ci ha posti, questi spiriti ipercritici, anelanti al meglio, afferrano dove possono la perfezione cui aspirano. Ecco perché imbattendosi nel momento magico di un altro autore, nella frase compiuta che li rivela addirittura a sé stessi, se ne appropriano, inserendola di prepotenza nella propria opera. Come la riparazione di un torto subito. Quasi che l’ altro gli avesse sottratto ciò che la Musa aveva in realtà destinato a loro. Spero di avere rimesso le cose a posto, restituendo a Marianna l’ onore che vogliono toglierle.


IL PLAGIO ELITARIO

Mediante un software antiplagio, Il Fatto – noto come Gazzetta delle Procure – l’ ha accusata di avere violato la legge 475 del 1925. Una normativa fascista sui titoli accademici. La diabolica app ha appurato che, diversi anni fa, l’ odierno ministro avrebbe intrufolato nella propria tesi di dottorato quattromila parole altrui. Il contesto, badiamo bene, è molto elitario. Si tratta, non già di un banale diploma di laurea, ma di un dottorato.

MADIA DALEMA 

L’ elaborato non è pedestremente scritto in italiano ma in inglese, compresi i capoversi trafugati. Già il titolo dell’ opera mette in soggezione: Essays on the effects of flexibility on labour market outcome. Infine, l’ ambiente in cui è maturato il plagio (nel significato già chiarito) è quanto di più esclusivo e costoso: l’ Imt Alti Studi Lucca, che ha fama di migliore scuola di dottorato d’ Italia. Pensate che per questo saggio, ora sospettato di contaminazione per 35 delle sue 94 pagine, l’ allora ventisettenne Madia è stata onorata con la pubblicazione sul Cambridge journal of Economics. E se vi par poco! Per chiudere sul tema, aggiungo che, se anche non ha virgolettato, l’ autrice ha comunque citato in bibliografia tutti i suoi prestiti.

La polemica in corso è particolarmente velenosa perché colpisce il giovane ministro in quella brama di sublime che è la sua natura più intima. Basta guardarla: fredda, altera, quasi estranea a questo mondo. Anche in ciò è un plagio vivente. Non le basta essere una graziosa ragazzetta romana, di buona famiglia, alta 1,70, con i capelli oro inglese. No, ha voluto essere una bellezza letteraria: un quadro preraffaellita. Una visione rubata a Dante Gabriele Rossetti, con la chioma lunga e selvaggia, gonfiata dal vento delle Highlands. Attenti, dunque, ad attribuire bassezze a questa cornucopia di alti ideali.

MADIA RENZI

MADIA e RENZI

BESTIA NERA DI BRUNETTA

Tra i pregi di Madia c’ è quello di mandare in bestia Renato Brunetta, il dio irato del Parlamento italiano. Se il capogruppo di Fi se la prende con qualcuno, si può essere certi che in costui c’ è qualcosa di buono. Renato tuona, infatti, quando teme di essere oscurato. Prima di Marianna, ai tempi dell’ ultimo governo del Cav, c’ era lui alla Pubblica amministrazione. Lasciò il segno, ruggendo contro la poltronaggine di tanti burocrati. Madia però ha rimesso mano in quel lavoro, disintegrandolo.

Brunetta si è a lungo roso il fegato finché nel novembre dell’ anno scorso, ha esultato. La Consulta aveva infatti mandato tutto all’ aria, bocciando la controriforma di Marianna, elaborata per due lunghi anni. Brunetta è contento perché la stroncatura prolunga la vita alle norme da lui imposte. La ministra, non meno tignosa, è invece decisa ad andare avanti, correggendo in corsa le storture indicate dalla Corte (un’ invasione nelle competenze delle Regioni).

Nel frattempo, i due si azzannano. Per il peperino forzista, la collega è un’ incompetente che punta a rimuovere le sue sanzioni antilavativi, ridando fiato ai sindacati che ne sono all’ origine. L’ altra gli ribatte di darsi una calmata perché non si può rilanciare l’ efficienza all’ apparato statale, bastonando, come fa lui, il personale che ci lavora. Il che appare ragionevole: è come se un generale avvilisse i soldati con cui deve scendere in battaglia. Ma chi sono io per giudicare? direbbero i ponzi pilati del nostro tempo. Mi limito perciò alle poche righe di cui sopra che riassumono quanto fatto finora da Marianna nei governi Renzi e Gentiloni.

BISNONNO MSI, PAPÀ PDS

Non resta quindi che raccontare gli esordi di una vita quasi da favola. E cos’ è la favola se non la copia abbellita della vita reale? Ossia, di nuovo un plagio. Lei, Marianna, è la Principessa sul pisello, nata nella Roma bene, con studi allo Chateaubriand, scuola privata francese.

Maria Elena Boschi e Marianna Madia Maria Elena Boschi e Marianna Madia

Il ceppo dei Madia è calabrese. Il capostipite, bisnonno della Nostra, è Titta, principe del Foro per lungo tratto del Novecento, più volte deputato nel Ventennio e infine del Msi negli anni Cinquanta. Politico, sia pure tardivo, fu anche il padre di Marianna, Stefano Madia, giornalista e attore. All’ estremo della sua breve vita (è morto a 49 anni nel 2004), Stefano fu consigliere comunale del Pds nella giunta Veltroni.

Walter andò alle esequie e incontrò per la prima volta la figlia che, come vedremo, gli restò impressa. Siciliana è invece la stirpe materna dei Messina. Il nonno, Normanno, giornalista legato alla Dc, fu nel cda dell’ Efim, ambita posizione di sottogoverno. Uomo assai credente, si accomiatò da questo mondo lasciando la pia eredità alla nipote.  

Marianna è ogni domenica a messa. Contraria all’ aborto e all’ eutanasia, è favorevole a un modello di famiglia démodé, eterosessuale e non poligamica. Sospese queste rigidezze una sola volta: quando, rimasta incinta nel 2011, rifiutò di dire di chi. Poco prima di dare luce al bimbo, rivelò che il padre era Mario Gianani, produttore cinematografico vicino a Matteo Renzi, ma lasciò passare due anni prima di convolarci a nozze. Adesso, la coppia ha anche una seconda figlia generata da Marianna quando già era ministro.

IL FLIRT CON NAPOLITANO JR

Concludo con la carriera politica. Madia la deve solo a sé stessa e a una pianificazione alla von Clausewitz. Poco prima di laurearsi in Scienze politiche alla Sapienza, andò a una conferenza di Enrico Letta su argomenti oggetto dei suoi studi. Subissò l’ oratore di complimenti e ne ricevette l’ invito a visitarlo all’ Arel, la sua fondazione. Ci andò, portando astutamente il proprio curriculum che completò anticipando: «Laurea con lode tra un mese». A Letta piacque l’ improntitudine e il mese dopo le disse: «Se hai davvero preso la lode, c’ è uno stage per te». Così, entrò all’ Arel e fu il primo passo. Conobbe poi, Giulio Napolitano, figlio di Giorgio. Ne ebbe un flirt e un invito al Quirinale.

Una volta nel giro, incontrò Gianni Minoli, il noto anchor man, e fece un po’ di tv. Così, anche a Veltroni si accese la lampadina. Le telefonò e disse: «Mai dimenticato il discorso che hai fatto al funerale di tuo papà». «Neanche ricordavo», disse lei, «sai in quei momenti..». Rapito, Walter la fece eleggere alla Camera. Era il 2008. Nel suo primo discorso, la novizia disse: «Porto in dote la mia straordinaria inesperienza». Frase bellissima per un salotto, che l’ Aula interpretò come una presa per i fondelli. Per durare e imporsi nei successivi otto anni, le è bastato passare da Veltroni a D’ Alema a Bersani a Civati, fino a Renzi. Due salamelecchi a Gentiloni e siamo ai giorni nostri.

da: La verità, 6 aprile 2017

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