Intervista a Marco Tosatti

tosatti

Marco Tosatti è un giornalista molto conosciuto, che ha scritto per decenni sul quotidiano torinese La Stampa. Oggi collabora con La Nuova Bussola quotidiana, ma soprattutto ha un blog, Stilum curiae, che, pur occupandosi soltanto di Chiesa, vanta un numero di accessi davvero strabiliante.

Come sei diventato vaticanista?

Per caso. Ho incominciato a lavorare alla fine degli anni ’60, e mi sono occupato di tante cose: cronaca, esteri, Parlamento, scuola, diplomazia. Quando è andato in pensione Lamberto Furno, Giorgio Fattori, uno dei grandi direttori de La Stampa, decise – non so perché – di chiedermi di occuparmi di quel settore. Risposi di sì, anche se le mie conoscenze erano rudimentali. E da allora non ho più smesso”.

Tosatti è un cognome noto nel giornalismo…

Mio fratello Giorgio Tosatti, che ci ha lasciato poco più di dieci anni fa, era uno dei più noti giornalisti sportivi italiani. Era giornalista anche nostro papà, Renato Tosatti, che è morto sull’aereo del Torino, a Superga, il 4 maggio del 1949, mentre tornava da Lisbona. Credo che sia colpa – o merito – loro se in realtà non ho mai pensato a fare altro che il giornalista, come possibile strada di vita”.

Come riassumeresti gli anni di Giovanni Paolo II?

Venticinque anni in poche righe! Credo che con Giovanni Paolo II si sentisse in maniera molto forte come ci fosse di nuovo una bellezza, un orgoglio di essere cristiani, dopo il lungo periodo di sconforto e depressione seguito al Concilio e agli anni di Paolo VI. Ti dico questo perché quando ho cominciato a occuparmi di Vaticano, nel 1981, ero tutt’altro che religioso. Ateo non credo, ma agnostico, e certo non un fan della Chiesa. Ma quel fenomeno di rinascita, che poi ha avuto il suo termometro nella ripresa delle vocazioni, era ben visibile anche a chi lo guardava con occhi non cattolici. C’era una nuova fierezza nel credere”.

E quelli di Benedetto XVI?

Giovanni Paolo II fu un gigante. Nel suo regno ci furono cose ottime e cose pessime. Uomini di grande valore, e gentucola. A Benedetto è toccato il lavoro, umile, silenzioso, ma efficace, di ripulire, di togliere di mezzo uomini scandalosi. Le cifre dei vescovi dimissionati e dei sacerdoti espulsi da Benedetto sono impressionanti. Ma è diventato papa quando era già anziano, e probabilmente non era neanche il suo desiderio. Ha servito, finché ha potuto e voluto. Vicino a sé non ha avuto collaboratori sempre all’altezza del ruolo, e per lealtà non ha voluto sostituirli. Ma è un dato assodato che le riforme – sia quelle economiche che quelle morali – sono partite con lui. E questo nonostante una copertura mediatica nei suoi confronti che definire ingiusta e ostile è dire nulla. Ha avuto il merito, e il coraggio, di parlare contro lo Spirito del Mondo. Come Giovanni Paolo II. Ma Wojtyla era polacco espansivo e simpatico. Ratzinger era timido, riservato e tedesco…”.

Uno dei tuoi ultimi libri è “Fatima e il segreto non svelato”, pubblicato da Chora Books di Aurelio Porfiri, poliedrica figura di musicista, editore, giornalista…

Credo che Fatima sia una delle mariofanie più clamorose degli ultimi secoli. In particolare il miracolo del sole è qualcosa che appare difficile da negare, anche da parte degli scettici più incalliti. Erano scettici anche i colleghi che sono andati ad assistervi, colleghi di giornali massoni e agnostici, e che hanno dovuto documentare la realtà del fenomeno. Oltre, naturalmente, alla portata del segreto. Insomma, qualche cosa di realmente straordinario. E di cui vediamo la continuazione anche adesso. Ho l’impressione che il tempo di Fatima non sia concluso”.

Hai scritto, sempre per Chora, un libro su padre Pio e il diavolo…

Anni fa un amico che curava le edizioni Piemme mi chiese di scrivere su Padre Pio. Ebbi la fortuna di accedere agli otto volumi della “Positio”, la documentazione sul processo di canonizzazione. E perciò di leggere la marea sterminata di deposizioni e lettere che testimoniavano le grazie e i miracoli, spesso sconosciuti, se non ai diretti interessati, ottenuti per la sua intercessione. Credo che sia stato un santo di carisma straordinario, forse il più grande del secolo scorso. La sua lotta con il demonio ha caratteri epici, giganteschi. Ma come diceva egli stesso, non è nelle manifestazioni straordinarie che Satana è pericoloso. Lo è nel nascondimento e nel silenzio della sua opera quotidiana”.

Il tuo blog è seguito in tutto il mondo. Perché tanto successo?

Sono sincero se ti dico che è una fonte di stupore anche per me. In poco più di un anno di vita – da quando La Stampa ha chiuso “San Pietro e Dintorni” – ci sono stati oltre tre milioni di contatti. Credo che “Stilum Curiae” risponda al bisogno di molte persone di essere informate su tante cose di Chiesa che gli altri non scrivono. E dal momento che è un blog interattivo, tutti possono commentare, molti sono felici di esprimere il loro disagio, o le loro critiche al blog stesso. Cerco di potare un po’ i troll, ma tutte le opinioni sono accolte”.

Hai dato per primo la notizia di un convegno il 7 aprile, a Roma, in onore del cardinal Carlo Caffarra. Ci dici qualcosa in merito?

Non ne so molto di più di quello che ho scritto. E cioè che il 7 aprile a Roma si svolgerà una convegno intitolato: “Chiesa cattolica, dove vai?”. Sarà un ricordo del cardinale Caffarra, e infatti il sottotitolo è una sua frase: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Ed è di queste ore la richiesta del cardinale olandese Eijk al Pontefice di fare chiarezza su Amoris Laetitia, come già molti altri – e i cardinali dei Dubia – hanno chiesto. Perché non può essere buono in un luogo quello che è cattivo in un altro. Da quello che so, i temi saranno diversi, e certamente di grande delicatezza e importanza. Uno di essi riguarderà i limiti del potere del Pontefice all’interno della Chiesa, in particolare in materia di dottrina. So anche che sarà di carattere internazionale e che vi parteciperanno laici ed ecclesiastici. Sarà un evento di grande importanza per la Chiesa”.

 

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