Vivere i Misteri di Cristo con gli occhi di Maria

bronzino

Agnolo Bronzino, 1545-1550, Firenze

Ave Maria di Don Tino Rolfi 

dalla Raccolta “Maria non tardar”1 qui

Iniziare l’Anno Nuovo da cristiano, lo si può fare in molti modi, dicendo, Buon Anno, Felice Anno Nuovoè andato anche questo anno, convinti, in fondo, che saranno più i motivi di scontentezza che di gioia. Un “augurio” che il Fato ce la mandi buona, certi che la vita non dipenda da noi.

Ricordo, invece, sempre con riconoscenza, l’esempio di una cara amica che si dedicò, dai dieci anni in avanti (momento in cui divenne orfana di madre) al fratello, gravemente cerebroleso e che sempre sostenne e visse e vive nella convinzione che, anche quando qualcosa manca, si può impostare la vita su ciò che c’è, e che ancora non si è scoperto. Ma fin qui, siamo nell’ordine naturale delle cose.

I Misteri nella Trinità

I Misteri del cristianesimo, che accompagnano la vita dell’uomo in tutte le sue fasi, dalla nascita al Giudizio, dalla morte all’Incontro con Cristo, dalla sofferenza alla gioia, ne rileggono l’esistenza alla luce della vita divina cui, per il cristiano, ogni uomo può partecipare nella realtà del Dio Uno e Trino. Non solo vi è questo destino, ma ad essi si è accompagnati da un creatura speciale, Maria! Sì, umile ragazza di Nazareth, ma anche Nuova Eva, Madre di Dio e Madre dei Cristiani, per cui un musulmano può dire che vale la pena di rischiare di essere uccisi pur di vivere la conversione a Cristo con Maria.

I Misteri del cristianesimo meditati nel Santo Rosario

Don Tino Rolfi, assai noto come conduttore della trasmissione radiofonica per Sacerdoti del giovedì sera a Radio Maria, in un libretto recentemente pubblicato (I misteri del cristianesimo meditati nel Santo Rosario Ed. Mimep-Docete 2017), ci offre i venti misteri del Rosario pianamente commentati a partire dai passi biblici corrispondenti.

Senza apparente fatica, ecco passare davanti agli occhi i momenti della vita di Cristo e l’escatologia, accompagnati dalle Ave Maria.

Maria, così trascurata non poche volte dai suoi figli e da intere chiese, non si dimentica, non risponde pan per focaccia e, sollecita, riapre sempre il dialogo e chiede di essere ascoltata.

Il Santo Rosario, pur non essendo una preghiera liturgica, «ha anch’esso un’indole comunitaria, si nutre della sacra Scrittura e gravita intorno al mistero di Cristo.

Sia pure su piani di realtà essenzialmente diversi, l’anamnesi della liturgia e la memoria contemplativa del Rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici compiuti dal Cristo. La prima rende presenti, sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione; la seconda, con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell’orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme di vita» (Esort. apost. Marialis cultus, 48).

Il Rosario, quando si recita in chiesa da gruppi o da comunità, deve essere distinto dall’esposizione eucaristica (Euch. Myst., 62), ma all’Eucaristia sempre conduce.

Indulgenza plenaria e parziale

Per la recita del Rosario, vedi LdP. n. 482, pag. 492. Al Rosario è concessa l’indulgenza plenaria se la sua recita si fa in chiesa o pubblico oratorio, oppure in famiglia, in una comunità religiosa, in una pia associazione. E’ concessa, invece, l’indulgenza parziale nelle altre circostanze. Per l’indulgenza plenaria sono stabilite queste norme:

1) È sufficiente la recita di una sola parte del Rosario; ma le cinque decadi devono recitarsi senza interruzione.

2) All’orazione vocale si deve aggiungere la  meditazione dei misteri.

3) Nella pubblica recita i misteri devono essere enunziati secondo l’approvata consuetudine vigente nel luogo; invece nella recita privata è sufficiente che il fedele aggiunga all’orazione vocale la meditazione dei misteri (Manuale delle indulgenze, Roma 1968, p. 67).

Ecco cosa dice il “DIRETTORIO SU PIETÀ POPOLARE E LITURGIA” 197

Il Rosario, o Salterio della Vergine, è una delle più eccellenti preghiere alla Madre del Signore. Perciò «i Sommi Pontefici hanno esortato ripetutamente i fedeli alla recita frequente del santo Rosario, preghiera di impronta biblica, incentrata sulla contemplazione degli eventi salvifici della vita di Cristo, cui fu strettamente associata la Vergine Madre. E sono anche numerose le testimonianze di Pastori e di uomini di santa vita sul valore e sull’efficacia di tale preghiera».

Il Rosario è una preghiera essenzialmente contemplativa, la cui recita «esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso che favoriscano all’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore». È espressamente raccomandato nella formazione e nella vita spirituale dei chierici e dei religiosi.

Questi non sono gli unici motivi per la recita devota e frequente del Rosario, ma non sono certo trascurabili. Quanti Santi, poi, del Rosario han fatto il centro privilegiato della preghiera quotidiana come preparazione e ringraziamento alla SS. Eucaristia. Pensiamo a Santa Madre Teresa di Calcutta, a San Pio da Pietralcina, a San Giovanni Paolo II, che lo definiva sua preghiera prediletta, a San Massimiliano Kolbe, per citare santi recenti. E, allora, un Buon Anno con Maria.

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  1. Don Tino Rolfi, O Maria non tardar. Raccolta di canti religiosi, Shalom, 2013.
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