Se si tocca Humanae vitae, crolla la Dottrina sociale

pillola

di Stefano Fontana.

Si sente dire che la Humanae vitae deve essere letta alla luce di Amoris Laetitia. Ma la verità è piuttosto il contrario, è Amoris Laetitia che deve essere letta alla luce di Humanae vitae.

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Se si tocca la Humanae vitae di Paolo VI crolla l’intero impianto della Dottrina sociale della Chiesa: è questo il messaggio contenuto nell’ultimo numero del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” dell’Osservatorio cardinale Van Thuân in distribuzione in  questi giorni e dedicato al 50mo anniversario dell’enciclica paolina sull’amore coniugale con un interessante sottotitolo: “Il significato pubblico della sessualità umana”. Come dire che, una volta rivista la lezione della Humanae vitae,non cade solo la morale coniugale, né la sola morale in generale, come la Nuova Bussola Quotidiana ha spiegato ieri, ma anche il senso ultimo dell’impegno per la costruzione della società. A dirlo sono i cinque saggi del fascicolo e, in particolare, l’editoriale dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi: «Una messa in questione o una liquidazione dell’enciclica con la scusa di un suo “aggiornamento” avrebbe conseguenze negative per tutto l’ambito della Dottrina sociale della Chiesa».

Troppo azzardata questa tesi? Eccessiva la segnalazione di pericolo? Il fine unitivo e quello procreativo della sessualità umana non sono due fini distinti: non ci può essere il primo senza il secondo. I coniugi non possono esercitare una sessualità veramente unitiva che non sia aperta alla procreazione. La causa finale è la procreazione, la causa formale è l’unità. La contraccezione introduce un elemento di violenza reciproca – anche se consenziente – che impedisce la vera unità coniugale. Si introduce un elemento di strumentalizzazione, di non accoglienza, di non solidarietà. Dalla procreazione nasce la società, dall’unione tra i coniugi nasce la socialità: la contraccezione separa società e socialità, costruisce una società senza socialità, senza accoglienza unitiva, una socialità giustapposta e strumentale. E’ questo il significato profondamente pubblico dell’enciclica Humanae vitae, che il “Bollettino” dell’Osservatorio Van Thuân annovera tra le encicliche “sociali” a pieno diritto”.

Alla base della società e della socialità stanno l’uomo e la donna uniti in matrimonio aperto alla vita. La loro relazione è fortemente personale, ma non privata: ha una grandissima valenza pubblica nel significato autentico e non contraffatto della parola. Oggi purtroppo la sessualità è molto pubblicizzata e proprio per questo è anche molto privatizzata. Niente di tutto ciò nel vero amore umano e cristiano. La contraccezione privatizza il significato di un atto denso di conseguenze per l’intera comunità.

Tali conseguenze sono, come si diceva, la perpetuazione della società nel tempo mediante la procreazione e la prima forma di accoglienza reciproca che si conosca, quella dell’unione tra i coniugi. La Humanae vitae afferma che se questi due elementi non rimangono connessi in questo momento primordiale della vita sociale, si separeranno poi in tutti gli altri e non si potrà pretendere alcuna costruzione della società in modo socievole nel lavoro, nell’economia, nella politica e in ogni altro settore della vita comunitaria.

Moglie e marito si accolgono non come individui, ma come coppia e secondo un ordine che non hanno deciso loro e che proprio per questo è una vocazione. L’uso della contraccezione, invece, fa sì che essi si trattino come individui isolati, giustapposti o addirittura contrapposti tra loro, e secondo un disegno frutto dei loro desideri privati. Ci sarà l’incontro ma non l’unione, l’accostamento ma non l’accoglienza nella fusione delle persone. Se all’inizio della vita sociale poniamo questo tipo di relazione, anche tutta la vita sociale sarà poi costituita da individui isolati che si incontrano senza unirsi mai e non secondo un ordine da essi accolto come vocazione ma secondo i loro privati desideri. La società sarà una massa, un mucchio, una successione di elementi che si possono contare o pesare, una giustapposizione, una sovrapposizione, una contrapposizione, ma non una comunità. Se per prima la famiglia fondata sul matrimonio non conosce la comunione, come si può pretendere che la conosca l’anonima e dispersa società più vasta?

Il numero del “Bollettino” e le parole dell’Arcivescovo Crepaldi esaminano il problema in profondità e da un punto di vista nuovo. Pochi pensano che nella Humanae vitae sia contenuto il segreto non solo del bene coniugale e familiare ma anche del bene sociale e politico. E forse anche le proposte di revisione non ne tengono granché conto, mentre è bene essere consapevoli di cosa si perde, cambiando.

Si sente dire che la Humanae vitae deve essere letta alla luce di Amoris Laetitia. Ma la verità è piuttosto il contrario, è Amoris Laetitia che deve essere letta alla luce di Humanae vitae. Potrebbe essere il contrario nell’ottica della “svolta antropologica” di Karl Rahner che però per fortuna non è dottrina della Chiesa. Per fortuna della morale coniugale ed anche della Dottrina sociale della Chiesa.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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