Renzi, De Benedetti e quelle informazioni sulle banche: Augello (IDEA) colpisce ancora

augello

Per il Pd e per Matteo Renzi la maledizione banche continua. E ancora una volta, dopo le domande ficcanti che hanno portato

alle rivelazioni sul caso Boschi-Etruria in commissione banche, c’è lo zampino del senatore di Idea Andrea Augello.

È stato infatti proprio Augello a richiedere che la commissione banche venisse in possesso degli atti in mano alla Procura di Roma contenenti le intercettazioni tra Carlo De Benedetti e il suo broker Gianluca Bolengo dove sembra che l’ingegnere fosse a conoscenza che il decreto sulle banche popolari varato dal governo Renzi fosse imminente (“Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa” dice De Benedetti a Bolengo parlando del provvedimento). Atti che, altrimenti, sarebbero rimasti segreti proprio perché il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Stefano Pesci hanno chiesto l’archiviazione dell’indagine perché non ci sarebbe insider trading, dato che, a loro dire, l’informazione in possesso di De Benedetti “nulla apporta in più rispetto a quanto ben noto a Bolengo”.

L’archiviazione però non convince affatto Augello: “Il fatto che la Consob non sia stata in grado di sanzionare i responsabili dell’operazione, che la magistratura si proponga di archiviare l’inchiesta, ipotizzando come un navigato operatore e consulente finanziario quando usa il vocabolo ‘decreto’ non lo faccia in senso ‘tecnico’, dimostra che nel nostro Paese siamo lontanissimi dal disporre di strumenti efficaci e credibili  per evitare che episodi di questo genere si ripetano in futuro”. Concetto ribadito anche dal senatore e leader di Idea Gaetano Quagliariello secondo cui il giudizio sulla classe politica al governo in merito all’ “affidabilità” e alla “terzietà nei confronti degli interessi economici” ormai è abbastanza evidente.

Insomma, al netto della decisione dei magistrati, i dubbi restano tutti. La certezza con cui De Benedetti parla in merito al provvedimento (“passa…passa”) lascia presagire che non si riferisse ad un disegno di legge, bensì proprio ad un decreto che, essendo una misura d’urgenza, viene approvato in tempi molto più brevi rispetto ad un normale provvedimento di iniziativa parlamentare. Ma, lasciando parlare i fatti, resta un dato: la plusvalenza incassata dalla società di De Benedetti. 600mila euro. Non pochi spiccioli. Ma se davvero le informazioni in merito fossero state di pubblico dominio come sostiene Renzi – secondo cui era noto a tutti che quel provvedimento si sarebbe fatto al più presto – il margine di guadagno non doveva esserci, o doveva essere minimo.

Se infatti tutti sapevano già come e quando sarebbe passata la riforma, come mai non c’è stata la corsa all’acquisto delle azioni delle popolari, cosa che avrebbe annullato o quasi la plusvalenza di De Benedetti? In ogni caso, per Pignatone la questione dev’essere archiviata. Se lo è anche per gli elettori si vedrà il 4 marzo.

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