COME SI VOTA, COME VOTERO’

morresi

di Assuntina Morresi*

Si stanno preparando le liste elettorali, e il 29 gennaio sapremo chi potrà essere votato. Nel frattempo, è bene capire come si vota.
Ricordo che la legge, votata da PD, FI e Lega, è pensata per favorire le coalizioni, e non i singoli partiti.
La scheda (sia alla camera che al senato) si dividerà in due parti: una per i collegi uninominali – circa un terzo del totale – e una per il proporzionale – circa i due terzi.

Per la parte uninominale: vince un solo candidato, quello che prende più voti. Concretamente nella scheda potremo scegliere fra tre persone: una che rappresenta tutta la coalizione di centrodestra, una per il centrosinistra e un’altra per i cinque stelle. Ci saranno anche altri candidati, ma nessun altro ha la possibilità di essere eletto, oltre questi tre.
Se si vota solamente per l’uninominale, si dà un voto automaticamente a tutta la coalizione collegata al candidato. Faccio un esempio: se all’uninominale possiamo scegliere fra Renzi, Quagliariello e Di Maio, e votiamo Quagliariello, il voto per il proporzionale va automaticamente a tutto il centrodestra insieme.

Se invece guardiamo la scheda dalla parte del proporzionale: per ogni coalizione ci sono diversi partiti, ognuno dei quali presenta il suo simbolo e una breve lista di nomi. Se si vota il singolo partito, automaticamente il voto viene assegnato anche al candidato uninominale collegato, sempre unico per tutta la coalizione. Ex: per il centrodestra avremo quattro simboli: FI, Lega, FdI e quarto polo, ognuno con una breve lista di nomi. Mettendo la croce su uno dei quattro simboli, è assegnato il voto a quella lista e anche all’unico candidato dell’uninominale (Quagliariello, nell’esempio precedente).

Perché un partito possa eleggere i suoi rappresentanti nelle liste del proporzionale, deve superare il 3% a livello nazionale, sia che si presenti dentro una coalizione sia che si presenti da solo. Ma c’è una particolarità: poiché viene incoraggiata la coalizione, i partiti che sono dentro la coalizione contribuiscono al voto della coalizione solo se superano l’1%.
In altre parole: se un partito dentro la coalizione supera l’1% ma non arriva al 3%, non è un voto sprecato (come invece accade a chi sta fuori da una coalizione) perché i voti che prende vengono comunque conteggiati per la coalizione a cui appartiene. Se sta sotto l’1% vanno persi del tutto. Per questo tante piccole formazioni si sono messe insieme, sia a destra che a sinistra: sono accordi elettorali per superare con certezza l’1%, così possono contribuire alla coalizione, mentre se i singoli partitini si presentassero da soli, ci sarebbe il rischio di perdere i voti. E’ questo il senso dell’accordo elettorale del quarto polo, a destra, o della lista Lorenzin, a sinistra: ognuno di questi raccoglie tanti piccoli gruppi ciascuno dei quali, da solo, non avrebbe superato con certezza l’1%, ma insieme è ragionevole che lo superino, e possono fare la differenza nei collegi, contribuendo comunque alla coalizione, anche se non riuscissero a superare il 3%.

Quindi in sintesi: i voti di un partito dentro una coalizione sono conteggiati se il partito supera l’1%, mentre quelli di un partito da solo per essere conteggiati devono superare il 3%.

Questo è il “come” si vota. La legge a me non piace per niente, ma questa è.

Per il “cosa” votare, io personalmente non mi ritrovo in nessun partito di quelli maggiori, quelli con il simbolo nella scheda. Riguardo le questioni che mi stanno a cuore – io le chiamo questioni antropologiche – da come sono andate le votazioni in parlamento, che circolano anche in rete in questi giorni, è chiaro che nessun partito di quelli nelle varie coalizioni si è mai impegnato in quanto partito, ma solo singoli parlamentari, e esclusivamente nello schieramento di centrodestra. Per essere chiara: contro il divorzio breve, contro le unioni civili, contro il biotestamento, alla Camera (Fratelli d’Italia al Senato con c’è) hanno votato sempre parlamentari solamente di centrodestra, ma sempre inferiori alla somma di quelli dei partiti di centrodestra. Contro il divorzio breve, per fare un esempio, hanno votato solo in 28, molto inferiori a FI, Lega e FdI messi insieme. (Ex. Lega: 5 favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto, 2 assenti, 2 in missione).

E allora? Allora io voterò la coalizione di centrodestra, ma sceglierò uno dei partiti solo se, leggendo i nomi delle quattro liste, ne troverò uno che vale la pena votare, e alla sua lista andrà il mio voto (non ci sono le preferenze). Quindi sceglierò le liste in base alle persone. Se non ce ne saranno, voterò solo la coalizione di centrodestra, votando solo all’uninominale.

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Parliamoci chiaro: il centrodestra non ha i “nuovi diritti” nel programma di governo, mentre la sinistra e i cinque stelle si. Per la sinistra questi temi sono una bandiera, i cinque stelle sono sempre a favore. Nel centrodestra ognuno vota come vuole, di fatto, come abbiamo visto, in tutti i partiti, ma questa è l’unica coalizione dove abbiamo spazio e voce in capitolo. Poi valgono le persone.

Al momento il risultato delle elezioni è molto incerto: tutto può essere possibile e niente è prevedibile.
Ma una cosa è ovvia (e certa): se per disgrazia il centrodestra non dovesse avere la maggioranza, allora governerà chi ha i numeri.
Se Il centrodestra non avrà la maggioranza, e i 5stelle vincono “troppo”, Mattarella non potrà non dare loro l’incarico, e allora la “scelta” potrebbe anche essere fra un governo di “larghe intese” fra destra e sinistra (e per questo Maroni si “tiene libero”, per consentire alla Lega di essere al tempo stesso di lotta, con Salvini, e di governo, con Maroni stesso) e un governo dei 5stelle con la sinistra di Grasso. Quale farebbe meno danni, secondo voi?

Io voto centrodestra, quindi, ma per il partito aspetto di vedere i nomi nella mia scheda elettorale. Poi sceglierò.

In attesa del 29 gennaio per le liste.

*dalla sua pagina facebook

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