Una diversa lettura del libro di Nuzzi

peccato

Leggere l’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale, è una sofferenza, ma non una sorpresa. Che il male esista, anche nella Chiesa stessa, ce lo ha fatto capire Gesù nel momento in cui ha scelto, tra i suoi dodici apostoli, un traditore come Giuda, un papa come Pietro (che in un’occasione viene apostrofato persino con la terribile frase, “Vade retro Satana”), e l’ “incredulo” Tommaso. Chi recita ogni domenica la professione di fede, e afferma di credere nella “Chiesa santa” (oltre che cattolica ed apostolica), sa bene che la santità non sta in tutti gli uomini che vi aderiscono, ma è ciò che la Chiesa di Cristo può trasmettere tramite il dono divino dei Sacramenti. Senza i quali la santità è impossibile.

Il cardinale Giacomo Biffi spiegava molto bene il mistero del male anche negli ecclesiastici e nei battezzati, parlando della Chiesa come della “sposa chiacchierata” o della “figlia del re travestita da sguattera”. Del resto nella Tradizione, a partire dai Padri, è sempre presente il terribile peccato di coloro che abitano il Tempio, che sono “nella Chiesa” ma non sono “della Chiesa”. La storia stessa, guardata dall’alto, nella sua complessità, ci indica che la barca di Pietro ha spesso avuto molte falle, è stata data più volte per affondata, ma ha sempre resistito, e mentre da una parte si aprivano ferite e fenditure, dall’altra generava al suo interno santi, martiri, e testimoni di smisurata grandezza.

Ciò però non significa che non si venga presi dallo sgomento quando Nuzzi parla della lobby gay che “in curia esiste da quasi mezzo secolo” e che sembra oggi spadroneggiare, arrivando a prendere possesso persino dei palazzi più alti (vedi i festini gay a base di cocaiana e sesso di monsignor Luigi Capozzi, “segretario di fiducia del cardinale Francesco Coccopalmerio”). Sgomento che si aggiunge a quanto si è visto negli ultimi anni, senza bisogno di accedere a carte segrete: prima l’opposizione sorda a Benedetto XVI, deciso ad arginare il fenomeno, poi il tentativo di giustificare tutto, anche dottrinalmente, con il segretario della Cei Nunzio Galantino pronto a riscrivere le Scritture su Sodoma e Gomorra, alcuni cardinali tedeschi ad avanzare l’ipotesi di simil matrimoni gay con annesse benedizioni in chiesa ecc. ecc.

Ma a parte tutto il marciume, di cui il lettore viene edotto, al di là di qualche generalizzazione ed esagerazione, quello che invece va sottolineato è che Nuzzi non tralascia di descrivere la presenza di una resistenza al grande potere del sesso e del denaro. Nuzzi parla chiaramente degli sforzi di Benedetto XVI e di alcuni suoi collaboratori: tra questi il banchiere Ettore Gotti Tedeschi e l’ecclesiastico Carlo Maria Viganò.

Partiamo dal primo: chiamato per rivedere i conti del Governatorato nel 2007-2008, collaboratore di Benedetto XVI nella stesura di Caritas in veritate nel 2009, ha ricoperto per oltre 2 anni, gratuitamente, anzi a proprie spese, un incarico arduo e delicatissimo, quello di presidente dello Ior, ben sapendo sin dal principio che il suo desiderio di trasparenza ed onestà gli avrebbe procurato infiniti grattacapi.
Nuzzi racconta tutto ciò che non torna nella defenestrazione del banchiere, compresa una strana lettera contro di lui, a firma dello psicoterapeuta Pietro Lasalvia, notoriamente “aderente alla massoneria”; nota inoltre la “concomitanza non casuale” tra l’arresto di Paolo Gabriele, il maggiordomo del papa al centro di Vatileaks, e il suo licenziamento.

Effettivamente le date fanno pensare molto: il banchiere viene infatti messo alla porta il 24 maggio 2012, mentre il giorno dopo padre Federico Lombardi annuncia che la sera prima, cioè proprio il 24 maggio, la Gendarmeria Vaticana ha proceduto all’interrogatorio e al fermo di un uomo, accusato di furto aggravato, che si scoprirà presto essere proprio Paolo Gabriele!

L’arresto di quest’ultimo, sottolinea Nuzzi, “ha di certo determinato significativi vantaggi a chi voleva allontanare dall’attenzione pubblica l’esplosiva questione della trasparenza dello Ior”. Qualcosa di simile aveva già scritto il vaticanista Andrea Tornielli, che in un articolo intitolato Il licenziamento di Gotti Tedeschi? Un clamoroso autogol, messo in luce il preciso sovrapporsi dei due avvenimenti, concludeva: “Poco felice, in termini di strategia mediatica, è stata la decisione di licenziare Gotti Tedeschi con un documento durissimo, che lo demoliva moralmente e professionalmente, lasciando intendere un suo coinvolgimento anche nelle fughe di documenti dei «corvi» vaticani” (Vatican Insider, 8/6/2012).

Ora, senza approfondire ulteriormente la vicenda, va notato il fatto che un cattolico come Gotti Tedeschi abbia sperimentato, da parte di uomini di Chiesa, una guerra senza quartiere, sino alla calunnia e al tentativo di distruggerne onore e reputazione. Eppure non per questo ha smesso di credere nella Chiesa: attraversata, come è facile immaginare, la prova e la tentazione, è tornato a mettersi al servizio di essa e del Vangelo, con i suoi scritti e le sue conferenze, in perfetta linea con quanto diceva e scriveva negli anni in cui Benedetto lo volle accanto a sè, stimandolo come professionista e come pensatore riguardo alle tematiche economiche, ambientali e demografiche.

Il secondo personaggio citato da Nuzzi tra i “resistenti”, come si diceva, è monsignor Carlo Maria Viganò, chiamato ancora una volta da Bendetto XVI “a fare ordine nelle spesse e negli appalti”, con la nomina a segretario del Governatorato, il 16 luglio 2016. Scrive Nuzzi, che Viganò “è persona di intelligenza vivissima, si muove come fosse un manager o un imprenditore. Non lascia nulla all’improvvisazione. E’ uomo di fede profonda, dotato di carattere deciso, che lo porta ad assumere anche posizioni scomode e rischiose. E’ intransigente, ha coraggio, ottime capacità e forza di volontà. Così rompe presto gli indugi e denuncia al pontefice, nero su bianco, ammanchi, casi di corruzione, appalti gonfiati…”, finchè non “entra in contrasto con Bertone”, proprio come Gotti Tedeschi, “e con quella che lui stesso indica come una potente lobby gay, presente dentro le mura”. Succede così che nel settembre 2011 viene rimosso dalla carica al Governatorato dalla Segreteria di Stato, ed inviato come nunzio negli Usa…

Fin qui due storie di speranza, cui va aggiunta una breve conclusione: i libri come quello di Nuzzi dimostrano che “è necessario che gli scandali avvengano”, anche se “guai però all’uomo per opera del quale avviene lo scandalo”. Non sappiamo quanto a Nuzzi stia a cuore la Chiesa e la sua purificazione, però è certo che il suo libro, al netto, come si diceva di eventuali generalizzazioni, farà del bene a quanti la amano davvero. Perchè il Signore si può servire di tutto per richiamare la sua sposa infedele, e perchè è nello scandalo e nella sconfitta che il cattolico deve rinnovare la sua fede, dopo averla temprata nel fuoco.

Se Gotti Tedeschi e Carlo Maria Viganò, per fare solo due nomi tra gli innumerevoli possibili, credono ancora nella “santa Chiesa”, e la amano forse ancora di più di prima, dopo quello che hanno visto e sofferto, allora in tanti possiamo fare lo stesso. Aspettando di vedere di nuovo la Sposa bella come lo è stata, pur nella sua umana fragilità, in tanti momenti della storia.

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