La Storia Sociale della Chiesa di mons. Umberto Benigni

benigni-copertinaOscar Wilde diceva che “ci sono due modi per odiare l’arte: l’uno è odiarla, l’altro è di amarla con moderazione”. E la cosa non sorprende in un esteta, altalenante tra fideismo, estrosità, eccessi di ogni tipo e genialità poetica.

Parafrasando Wilde, potremmo dire dal nostro nulla che “ci sono due modi per non comprendere il presente: il primo sta nell’ignorare completamente la storia, il secondo nell’ignorarla in gran parte”.

Il mondo globalizzato e senza radici che dilaga come un virus attorno a noi, ci fa perdere a volte il senso del reale, e molti non pensano mai al fatto che senza i nostri bisnonni e trisavoli, noi non saremmo punto. E a ben vedere, senza i ripetuti parti di Eva e delle sue numerose figlie (il divieto di coniugio tra fratelli è infatti di diritto divino derivato e non originario), nessuno sarebbe, neppure uno solo.

Senza Dio poi e la sua incredibile volontà di produzione e di “pieno”, nessun ente avrebbe l’essere. Ci sarebbe dunque, da tutta l’eternità, Dio solo, pacifico sereno imperturbabile e beato come sempre fu (e sarà). Ma questa sarebbe davvero tutta un’altra storia…

Il fatto è che noi, uomini del XXI secolo dopo l’Incarnazione, dobbiamo imperativamente conoscere il nostro passato, in ciò che esso ha di bello mediocre o brutto, per capire, interpretare e finanche correggere il nostro presente, e più ancora per indirizzare meglio il nostro futuro.

Le ideologie di natura materialistica, come l’illuminismo del Settecento e il comunismo del Novecento, hanno sempre desiderato di fare tabula rasa del passato, specie del passato più spirituale, più teocentrico e più lungi dal materialismo.

Mille anni fa nessuno in Italia poteva dirsi non cattolico. La trascendenza divina si era incarnata a Betlemme e si era fatta Storia, e la storia degli uomini divenuti cristiani sembrava doversi definitivamente svolgere in accordo col piano divino su di essa.

D’altra parte, così disse Paolo VI (1963-1978), poco prima di morire al suo grande amico Jean Guitton: “Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.

Era il 1977, esattamente 40 anni fa. Dopo 40 anni di assunzione dell’edonismo come orizzonte culturale di fondo, questo “pensiero di tipo non cattolico” ha prevalso anche tra i battezzati o no? Lo giudichi con pacatezza il lettore, senza pregiudizi in un senso o in un altro, ovvero senza neofobia di destra o neomania di sinistra, come avrebbe detto l’eccellente storico del cristianesimo, mons. Umberto Benigni (1862-1934).

Proprio il magnifico affresco storico di don Benigni, di cui è stato appena pubblicato il terzo immenso volume (cf. U. Benigni, Storia Sociale della Chiesa, volume 3, Centro Librario Sodalitium, 2018, pp. 754, euro 25), ci ridà il gusto e l’amore della Storia in generale, e della storia cristiana in modo speciale.

Il Benigni (1862-1934) è stato un autorevole sociologo, storico, orientalista ed acuminato apologeta della prima metà del XX secolo, docente di lungo corso nelle Facoltà romane e nei seminari pontifici, oltre che battagliero giornalista su testate sia cattoliche che laiche (come la Nuova Antologia e La Fronda). Ma tra le caratteristiche precipue del suo fare cultura spicca, oltre ad un rigore critico d’avanguardia, la bellezza di una prosa e di un fraseggio che permettono di rileggere oggi, con empatia e trasporto, le sue narrazioni di quasi un secolo fa.

La sua opera massima, come ampiezza di pagine e come architettura di fondo, è senza dubbio questa Storia della Chiesa ora riproposta ai lettori italiani, e originariamente pubblicata in 5 volumi, dal primo uscito nel 1906, all’ultimo del 1933. Nelle intenzioni dell’autore, essa doveva comprendere tutto lo svolgersi dei 20 secoli del cristianesimo, ma la morte lo bloccò forse a metà dell’opera: dagli inizi alla crisi dell’età medievale.

Quest’ultimo volume appena uscito, e già datato 2018, il quale può essere letto indipendentemente dagli altri due, mostra ancora una volta l’intelligenza e la sapienza dell’autore, destinata però non solo agli specialisti, agli storici di professione e ai dotti. Ma si direbbe una sapienza storico-teologica di facile acquisizione e che, con un po’ di buona volontà, sembra avere la virtualità di rendere edotto e saggio il fruitore, specie se animato dallo spirito con cui la Storia è stata scritta: lo spirito di verità, che coincide con la vera libertà di spirito (assenza di faziosità, di adulazione e di partigianeria). La comprensione dei fatti storici che fecero la cristianità nel primo millennio, attraverso documenti note esplicative autori vari e diversi, è un aiuto importante e uno strumento necessario per farci capire chi siamo, da dove veniamo e dove dovremmo andare in futuro.

Umberto Benigni, oggi certamente poco noto perfino ai teologi e agli storici del cristianesimo, diverrà presto un punto di riferimento per “quel piccolo gregge” di cui sopra si diceva. Secondo noi, il grande italiano che fu fin nel midollo, ha centrato in pieno quel giusto mezzo che gli uomini di ragione si sono sempre posti davanti alla vita e al destino.

“L’eccesso è dato dai rigoristi, riflessivi od impulsivi che siano, i quali tendono all’ingiusta od inopportuna costrizione con vincoli e gravami indebiti almeno nella loro esagerazione. Tale è l’eccesso di tradizionalismo statico, di tuziorismo, di neofobia. Il difetto è personificato dai latitudinarii o lassisti che tendono ad una indebita libertà (…). Questo difetto è a sua volta un eccesso di riformismo rivoluzionario, d’indisciplinatezza, di neomania. Il giusto mezzo è dato dagli equilibrati ai quali spesso è riservata la sorte di vedersi combattuti dalla coalizione tanto assurda quanto spontanea dei neofobi e dei neomani”.

Le sue proprie parole sono il manifesto della saggezza storica e cattolica a cui tutti dovremmo tendere.

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