I sicari dell’editoria

pennetta

di Enzo Pennetta.

Chiusure improvvise di testate che funzionano, editori che comprano per poi bruciare i capitali investiti, qualcosa di insolito si muove nell’editoria. Sicari dell’editoria, più efficaci della censura, più definitivi.

La notizia della chiusura della testata giornalistica “Intelligo News” è arrivata inaspettata, chi conosce la realtà dell’editoria sapeva che la situazione era soddisfacente nonostante le difficoltà in cui versano molte realtà. La sorpresa è evidenziata dall’articolo pubblicato il 7 dicembre scorso su Stampa Romana, il portale dei giornalisti del Lazio:

“La lettura dei bilanci ci racconta invece tuttora una storia di assoluta sostenibilità dell’impresa editoriale.

Forse ha inciso di più la collocazione di Librandi all’interno del Partito democratico. Forse Librandi con una nuova “divisa” non si è sentito di assicurare la precedente linea editoriale.”

Senza troppi giri di parole viene detto che esiste il sospetto che la decisione dell’editore sia stata dettata dall’opportunità di chiudere una testata scomoda per la parte politica in cui lo stesso è andato a collocarsi, la linea del direttore Fabio Torriero era quella dell’ospitalità a pareri contrapposti per fornire al lettore le differenti visioni sugli argomenti di attualità politica e sociale e da tali contributi spesso giungevano considerazioni scomode per il pensiero politcally correct.

A difesa della testata sono intervenuti esponenti di varie forze politiche, anche dello stesso partito dell’editore Librandi che però non sembra demordere dalla sua decisione di affossare una propria attività in buona salute.

La vicenda di Intelligo News si verifica quasi contemporaneamente a quella della testata Tempi che dopo una ventennale attività è stata chiusa dai nuovi editori senza neanche un tentativo di rilancio editoriale.

Davvero singolare il caso di Tempi, nello scorso gennaio 2017 la proprietà era passata dalla EDT digital a due nuovi proprietari, gli imprenditori Davide Bizzi e Valter Mainetti, quest’ultimo già sbarcato nell’editoria per aver acquistato la proprietà del Foglio nel 2016.

Il primo atto della nuova proprietà è stato il licenziamento dello storico direttore Luigi Amicone per sostituirlo con Alessandro Giuli, un giornalista licenziato dal Foglio perché non abbastanza renziano, sostiene il Fatto quotidiano:

Mainetti e Bizzi hanno scelto di puntare sul direttore Alessandro Giuli. E cioè su un giornalista cresciuto nella scuderia di Giuliano Ferrara, ma licenziato dal Foglio nel 2016 perché non in linea con la visione renziana del direttore Claudio Cerasa. All’epoca del licenziamento, la vicenda aveva fatto scalpore per le modalità brusche con cui Giuli era stato messo alla porta.

E forse anche per questo oggi con Tempi, Mainetti e Bizzi tentano di recuperare dando un nuova opportunità a Giuli che esordirà con il suo giornale il prossimo 2 febbraio. Il direttore 41enne succederà al fondatore Luigi Amicone, che creò il settimanale nel 1995 affidando l’editoriale del primo numero a Giuliano Ferrara. Ma forse quelli erano altri Tempi.

La nomina d Giuli a direttore di Tempi appare a distanza di pochi mesi una beffa, privata la testata della guida del fondatore si è poi proceduto ad affondarla senza spiegazioni e nel minor clamore possibile, ecco come lo stesso Amicone dava la notizia della chiusura a sorpresa il 24 novembre scorso:

Per anni e sacrifici abbiamo tirato la carretta Tempi. Nel bene e nel male abbiamo tenuto in piedi una voce originale, cristiana. E un po’ di famiglie. Sembrava che questi imprenditori ci volessero scommettere qualcosina. Invece 8 mesi e chiudono così. http://www.tempi.it/hanno-chiuso-tempi#.Whhe5bSdVEI …

E così, passando attraverso la proprietà si chiudono testate vitali, voci contro corrente vengono silenziate senza il rischio di venire accusati di censura. Sempre attraverso la proprietà editoriale si erano colpite le trasmissioni televisive condotte da Maurizio Belpietro (“Dalla vostra parte”) e Gianluigi Paragone (“La gabbia”) che nonostante gli ottimi ascolti venivano inaspettatamente soppresse.

Mentre l’informazione libera viene demonizzata e colpita con il pretesto delle “fake news”, il giornalismo tradizionale viene svuotato delle voci dissonanti passando attraverso lo strumento legale della proprietà, editori che andando contro i propri interessi economici sopprimono testate e programmi di successo.

Nasce una nuova figura, quella dei sicari dell’editoria.

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