Omaggio a Caffarra

zenone

Giovanni Zenone fa l’imprenditore, per la precisione l’editore. Dopo il baccalaureato in teologia all’Università Gregoriana, la laurea in filosofia all’Alma Mater di Bologna, e il dottorato in filosofia alla Lateranense con monsignor Antonio Livi, Zenone ha insegnato filosofia come visiting professor a Scutari (Albania) e Kitwe (Zambia) ed è stato docente di religione cattolica per 15 anni in Italia. Dal 2005 è direttore della casa editrice Fede & Cultura, di cui è co-fondatore, e che ha compiuto un piccolo miracolo: pubblicare oltre 450 titoli di argomento religioso in didici anni. Fede & Cultura è una delle tre realtà, insieme all’associazione Vita è e a Pro vita, il mensile dei pro life italiani, che hanno firmato un manifesto uscito a Roma in questi giorni, in ricordo del cardinale Carlo Caffarra, morto esattamente 2 mesi orsono.

Professor Zenone, perché ricordare pubblicamente il Cardinal Carlo Caffarra a due mesi dalla morte?

Perché è stato davvero un padre capace di orientare a Cristo le anime, sia durante i precedenti pontificati, sia nel presente tempo di disorientamento dottrinale e spirituale. Ha sempre annunciato l’amore di Dio in Cristo crocifisso e risorto, mettendo al centro Lui e non i piccoli interessi di parte, sia pure teologica o ideologica che potessero essere. Ha dimostrato la sua indifferenza al quieto vivere firmando con altri cardinali il testo dei Dubia sulla interpretazione di alcuni passi fortemente ambigui di Amoris Laetitia di Francesco, e questo gli ha provocato emarginazione, insulti e incomprensione da parte di molti. Ma per Caffarra la verità, la verità della dottrina che salva, l’unica che salva perché fondata su Cristo e non sulle opinioni e sul modo di pensare corrente, era più importante delle convenienze ecclesiali, sociali, politiche. Come Papa Benedetto, Caffarra era pastore del “Sì, sì, no, no”, senza ambiguità, ma con quella chiarezza cristallina che è segno della verità e dell’amore”.

Caffarra era solo un grande teologo?

No, certamente. Chi lo ha conosciuto sa quanto fosse paterno, pur nella sua riservatezza. Ci si immagina spesso che i cardinali facciano sempre i “professori”: in verità Caffarra era molto portato ad ascoltare. Ascoltava chi aveva davanti, sia che gli parlasse dei suoi problemi in famiglia, sia che esprimesse i suoi bisogni materiali, sia infine che esponesse le sue angustie per “la tanta sporcizia nella Chiesa”. Faceva molta carità ai poveri, ma non amava dirlo pubblicamente, perchè la sua era sempre una visione di fede: basta che sia Dio, a sapere”.

Professore, Lei ha anche firmato la Correctio Filialis a Francesco…

Sì, ho sottoscritto la Correctio Filialis perché il silenzio di Francesco davanti ai legittimi dubbi e alle richieste di chiarificazione su questioni dottrinali gravissime per la salvezza delle anime da parte dei suoi più stretti collaboratori, cioè i Cardinali, mi ha da una parte scandalizzato, dall’altra spronato a fare anch’io la mia parte come battezzato. Perché anche nei riguardi del vescovo di Roma continua a rimanere valida e vincolante l’esortazione di Cristo: “Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18, 15-17). Infatti, echeggiando sant’Agostino, egli è Vescovo per noi, ma cristiano con noi. Vale sempre la massima: Amicus Plato, sed magis amica veritas, cioè, sono amico di Platone, ma più amico della verità”.

Come editore qual è il suo giudizio sulla cultura cattolica attuale?

Con l’elezione di Francesco c’è stato un balzo all’indietro di almeno 50 anni in campo editoriale e culturale. Mentre sotto Giovanni Paolo II e più ancora con Benedetto XVI lo sviluppo culturale è stato sempre più fiorente come numero e qualità delle pubblicazioni, ora si è tornati alle ideologie di stampo marxista nella nuova salsa ecologista, neo malthusiana e omosessualista anche in ambito cattolico. Con un guizzo da ginnasti olimpionici abbiamo visto alcuni paladini della dottrina di sempre adeguarsi all’ecclesialmente corretto con una velocità impressionante. Chi lo ha fatto galleggia e talvolta fa carriera, chi cerca di tenere duro scompare, viene emarginato, mandato al confino…

L’editoria cattolica si è in gran parte adeguata alla nuova onda. Ma scrivere e pubblicare seguendo i diktat attuali non paga: il numero di pubblicazioni è calato drasticamente e gli acquisti sono precipitati, segno che il pubblico si è accorto che si tratta di merce “avariata””.

Come vede il futuro?

Non roseo, ma piuttosto rosso. Almeno nell’immediato. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che negli ultimi tempi la Chiesa dovrà soffrire il Calvario di Cristo. Come Cristo, anche oggi la Chiesa subisce il martirio, la persecuzione e l’oltraggio non solo del mondo, ma, quello che è più doloroso e perfettamente conforme al Calvario di Cristo, la condanna da parte dei Sommi Sacerdoti proni al potere mondano. Si compie ancora una volta la tremenda profezia di Malachia della liturgia di domenica 5 novembre: “Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti. Voi invece vi siete allontanati dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete rotto l’alleanza di Levi dice il Signore degli eserciti. Perciò anch’io vi ho reso spregevoli e abbietti davanti a tutto il popolo, perché non avete osservato le mie disposizioni” (Ml 2,7-9)”.

Una visione apocalittica…

Questa profezia è stupenda, perché, come ci aveva indicato Papa Benedetto con l’anno della Fede, siamo “costretti” a passare alla fede, alla fede pura, non basata sull’uomo ma solo su Cristo, l’unico nostro Salvatore. Se anche cascasse il mondo, se ho Cristo non perdo nulla. Lui è il mio tutto, la mia vita, la mia gioia, la mia consolazione nel dolore. E oggi soffrire per la Chiesa, credo che sia un dono di Dio che vale più di tante polemiche. Di questo il Cardinale Carlo Caffarra è stato un esempio luminoso”.

La verità, 7/11/2017

Sito dell’editore: http://www.fedecultura.com/p/vetrina_30.html

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