Non sarà che nella farsa c’è un secondo commediante: il Governo?

 ciao

 

Di Alfonso Basallo – Direttore del quotidiano spagnolo online ACTUALL – 2ottobre 2017

Non sarà che tutto sia frutto di un patto già deciso? La Commedia, il “butiferrendum”; il pretesto: l’indipendenza; l’obbiettivo: il patto per pagare i ricattatori: e il castigo: da un lato gli “indipendentisti” e dall’altro il Governo, con uno scambio di ruoli.

Ciò che state per leggere forse non vi piacerà, anche se è solo un’ipotesi, un tentativo di dare una spiegazione a ciò che sta succedendo in Catalogna, o meglio, ciò che sta accadendo dietro il sipario. Perché questa ci pare la chiave: ciò che si sta progettando all’insaputa dei cittadini.

Abbiamo appena visto come i golpisti infrangono la legge, con i trucchi da torero, con un referendum illegale, e Puigemont ha detto che proclamerà molto presto l’indipendenza.

Che cosa fa il Presidente Rajoy? Arresta i golpisti per sedizione? Applica l’articolo 155? Niente di tutto ciò. Si limita a dire che: “abbiamo fatto quello che dovevamo fare”, e continua a dar la mano ai Tejero e ai Milan di questo nuovo 23-F, dicendo che “non chiuderà nessuna porta al dialogo”, ma nel rispetto della legge!

Questo agire crea il sospetto che ci sia un patto nascosto. Ecco la spiegazione.

  1. L’indipendenza non è che una scusa formale, perché Junqueras, Puigdemont e Forcadell sanno che è impossibile.

Prima di tutto perché lo Stato non lo permetterà, e in secondo luogo perché – come diceva l’economista Gabriel Torrella -, economicamente sarebbe un suicidio per la Catalogna. È come se il fantoccio Monchito, volesse essere indipendente da José Luis Moreno. (Questo sottolineato, nell’originale rimanda al link in cui si può conoscere José Luis Moreno, e cioè il creatore del fantoccio a cui lui dà la parola e che muove con il braccio e la mano. Il fantoccio da solo, infatti, non avrebbe vita. Ndt).

  1. Allora, perché Junqueras e la sua combriccola lo propongono?

Perché vogliono il potere e l’epico paripé (potrei tradurre con doppia faccia, per salvare le apparenze. Ndt). Questo comportamento dà loro una grande potenza sul piano elettorale di fronte al loro elettorato, soprattutto la Sinistra (Esquerra), e il suo “nascosto” Junqueras.

L’indipendenza non è che un richiamo per raggiungere un triplice obiettivo: presentarsi davanti ai propri fan come un Martin Luther King dei diritti civili catalani, guadagnarsi la palma del martire davanti allo Stato oppressore e ottenere, nella seconda fase, quella della negoziazione, concessioni da Madrid.

  1. Però se non le ottengono, questo risveglierà frustrazioni in coloro che hanno votato Sì.

Il fatto è che la cupola golpista ha già pensato a ciò. Diranno che loro hanno chiesto, hanno tentato, si sono confrontati con lo Stato oppressore, sfidandolo con coraggio, ma che Madrid non l’ha permesso. Diranno: “Ci siamo fatti un mazzo così, per voi, caro popolo catalano. Abbiamo messo tutta la carne al fuoco … ma le ingiuste strutture dello Stato fascista si sono opposte!”. Applausi.

E poi, in una più che prevedibile elezione anticipata, passeranno col cappello elettorale, e raccoglieranno la messe di voti.

Questo è ciò che vuole la Sinistra, il Palazzo (Palau) di San Jaime (San Giacomo), gli assessori e i consiglieri. Ecco ciò che a loro importa davvero. Non è una chimera romantica.

  1. Ma allora, in che cosa credono i costruttori del mito indipendentista?

In due cose. Salvare la pelle e ottenere il potere. Questi due comandamenti si riassumono in uno: “essere in lotta”. Punto. L’altro, la stellata (bandiera catalana), il bastone di Lluis Llach, e i canti regionali, sono fantasie moresche.

Ma il processo viene da lontano. Lo inizià Artur Mas con l’inganno della consulta del 9-N e con le plebiscitarie elezioni del 2015, che sono state come una fuga in avanti indipendentista per coprire la corruzione del CiU, (Ciudadanos). E quelli di adesso pretendono di assaltare il potere una volta che il burattino di Puigdemont sia uscito di scena, sedendosi (link nell’originale) a negoziare con il Governo centrale, maggiori vantaggi per la Catalogna.

  1. Ergo, il referendum è solo una facciata…

Per questo è stata disegnata la legge sul referendum, perché venga proibita. Perché è un mostro giuridico, pensato perché vi cada qualsiasi alunno di Diritto Politico. Per questo il Parlamento Catalano tirò fuori la sua Legge di Transitorietà (una specie di costituzione golpista): essi sono i primi a sapere che si tratta solo di una provocazione.

Quello che vogliono è continuare ad alimentare il racconto vittimista nei confronti della Spagna fascista, così da presentare sé stessi come dei nuovi Nelson Mandela.

E questa è anche la visione che sta dando la stampa internazionale del 1-0 (link), facendo un immenso favore ai golpisti.

  1. Però la commedia non funziona se non entrano in scena il resto degli attori.

Deve cambiare il patto. Tutto (o quasi tutto), è stato patteggiato molto bene con l’altro attore della farsa: il Governo di Rajoy. Fedele al copione che è stato portato avanti dal tempo in cui si è creato lo Stato delle Autonomie, lo Stato centrale continuerà a alimentare la vorace fiera nazionalista, attraverso la riforma costituzionale, con il contributo economico di tutti gli spagnoli. (Certo che in questa logica non vi è più nulla della giustizia e dei valori cristiani, di cui la antica Spagna era portatrice. Ormai questa logica degli egoismi sta minando l’intero edificio europeo. La cosa triste è che i leader europei continuano a parlarci di “valori”. Probabilmente si tratta solo di valori economici. Ndt).

Cos’altro ha fatto Aznar nel consegnare la testa di Vidal Quadres a Pujol, o sopprimendo la milizia – disarmando in questo modo lo Stato -, o guardando da un’altra parte di fronte alla manipolazione della Storia nei libri di testo?

Che cos’altro ha fatto Gonzales, cedendo al ricatto economico del finanziamento alle autonomie? O Zapatero, dicendo che avrebbe accettato qualsiasi statuto (in catalano Estadut), che uscisse dal Parlament (link) o proclamare che nazione era “un concetto discusso e discutibile”?

Ognuno ha il suo ruolo in questa farsa. Rajoy lo ha appreso molto bene (link) mostrandosi disposto a riformare la Costituzione; offrendo denaro (link) per pagare i ricattatori – via de Guindos –; smarcandosi dalla manifestazione di sabato 30 in difesa dell’unità della Spagna e contro la secessione; e non ha arrestato nessuno dei capi golpisti – Puidgemont, Junqueras – nonostante che abbiano violato la legge andando a votare e si sono vantati di ciò facendosi beffe dello stato di diritto.

E la farsa della votazione del 1° ottobre è tipificata nell’articolo 554 del Codice Penale come delitto di sedizione (da scontare con 15 anni di carcere, se chi lo commette è un’autorità):

Sono rei di sedizione coloro che creano pubblica ribellione e tumulti per impedire con la forza o fuori dalla legalità, l’applicazione delle leggi o a qualunque autorità, corporazione ufficiale o funzionario pubblico, il legittimo esercizio delle sue funzioni o all’adempimento delle risoluzioni amministrative o giudiziarie”.

E Rajoy, procederà nelle prossime ore agli arresti dei colpevoli, (link), a sospendere l’autonomia catalana e a sciogliere quel corpo di collaborazionisti, che sono i mossos?

Vedremo. Però non scartiamo il fatto che – nonostante tutto -, si sieda al tavolo dei negoziati.

Non si ancora rappresentata l’ultima scena della pantomima, ed è possibile che la rappresentazione abbia qualche svolta imprevedibile. Molti comunque sono consapevoli del fatto che tutto sia già scritto, sia il dialogo che il “pesce” venduto.

Quando cadrà il sipario, Pulcinella e Arlecchino si toglieranno le maschere, si puliranno il maquillage, e si daranno la mano… dopo essersi presi gioco degli spagnoli (sia esterni che interni alla Catalogna).

E dopo aver ferito a morte il saldo regolamento della Costituzione del 1978.

Alfonso Basallo

(Nell’originale, al sottostante link, le foto e i collegamenti sopra citati. Ndt)

Fonte: https://www.actuall.com/criterio/democracia/1-o-no-sera-que-en-la-farsa-hay-un-segundo-comediante-el-gobierno-por-alfonso-basallo/

Traduzione di Claudio Forti

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