Il parlamento greco autorizza il cambiamento di sesso

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Non ha fatto parlare troppo finora la normativa che permetterà ai cittadini greci, già a partire dai 15 anni compiuti, di richiedere all’anagrafe il cambiamento di sesso (o di genere come dicono i progressisti), senza neppure dover fare una operazione chirurgica chiarificatrice. E i poveri transgender di 14 anni? Continueranno a essere discriminati? Mah!
Di solito, almeno fino ad un recente passato, i paesi più meridionali dell’Europa e quelli di tradizione cattolica o ortodossa in particolare, erano i più conservatori e tradizionalisti in fatto di morale, di famiglia e diciamolo pure, di buon senso. Da sempre contrapposti alle avanguardie storiche rappresentate dalla Svezia, dall’Olanda e in fondo dalla stessa Gran Bretagna (avanguardie, va precisato, a base di educazione sessuale fin dalle elementari, droga più o meno libera e tollerata, aborto come diritto umano imprescrittibile per le signore anche minorenni, pornografia libera e garantita per tutti e a qualunque ora, eutanasia dei minori e dei malati probabilmente inguaribili, etc. etc.).

Evidentemente non è più così. Dopo che Malta ha aperto alle nozze gay (luglio 2017), mentre fino a dieci anni fa non aveva neppure una legge sul divorzio (introdotta definitivamente nel 2011), tutti i bastioni della resistenza alla modernità laica e immoralista sembrano destinati a crollare.
Il testo del parlamento ellenico è stato approvato martedì 10 ottobre con 148 voti favorevoli su 285 deputati presenti in Assemblea. La destra e i conservatori religiosi si sono opposti; le sinistre, guidate dagli estremisti di Syriza, hanno appoggiato la norma: il centro non pervenuto. Insomma un film già visto.
E non è valsa a nulla la coraggiosa e fermissima presa di posizione della Chiesa ortodossa greca la quale, il 7 ottobre scorso, ha riunito un Sinodo ed ha esaminato la questione di bruciane attualità e dagli evidenti risvolti etici e familiari.
Ebbene, il sacro Sinodo, dopo dibattito interno a porte chiuse, ha emesso un comunicato in 5 punti in cui si spiega che “il sesso è una sacra eredità data agli uomini e contribuisce alla base della complementarità psicosomatica nel mistero della vita e dell’amore. E in tal senso esso non è soggetto a cambiamento” (n. 1). Secondo i presuli ortodossi, dietro alla volontà di legiferare nel senso voluto dai gruppi LGBT, non c’è “un interesse reale per il prossimo disprezzato e afflitto, ma l’esistenza di gruppi potenti, con il risultato della dissoluzione della coesione sociale e la morte spirituale dell’uomo” (n. 4).

I vescovi ortodossi chiedono quindi, con pacatezza e fermezza, ai politici di “ritirare il progetto di legge”, cosa che ormai a cose fatte suona come un appello commovente e vano.
Perfino le venti comunità monastiche del Monte Athos, normalmente al di fuori degli schiamazzi del mondo e della storia, sono intervenute con una lettera aperta sulla questione del cambiamento di sesso. In essa hanno dichiarato che la legge, ormai approvata però, rappresenta “una sfida lanciata al Creatore e ai suoi Comandamenti”.
Infine, il metropolita Cosmas, ha parlato di “bestemmia” a proposito della nuova norma, aggiungendo che “le ossa dei nostri santi e dei nostri eroi greci tremano” davanti a queste innovazioni epocali.
Vivace gioia è stata espressa oltre che dai partiti della sinistra e dai mass media dominanti, anche dai gruppi che fanno capo al mondialista Georges Soros, molto attivo in Europa dell’Est per cercare di condizionare nel senso dell’Open society Stati e popoli piuttosto refrattari come la Polonia, l’Ungheria e appunto la Grecia. Grandi feste per i movimenti gay ellenici e perfino per Amnesty international, sorta in teoria contro la pena di morte, che ha dichiarato la legge greca un “passo storico”, che mette fine alla “indegne” operazioni chirurgiche!
Non chiedetevi cari lettori perché i vostri figli non vi obbediscono, o perché gli studenti non rispettano più i professori. Se è lo Stato in persona che insegna la legittimità di non rispettare la natura umana, tutto diventa possibile, specie nell’utopico migliore dei mondi sognato dai progressisti.
La lotta finale riguarderà la famiglia: così scrisse suor Lucia di Fatima al cardinal Caffarra tanti anni fa. Si potrebbe dire anche che l’ultima rivoluzione della storia, la peggiore di tutte e la più autolesionista di sempre, è la rivoluzione sessuale, nata nel ’68 e sempre ingorda di nuove mete e nuovi traguardi, come dimostra un saggio fondamentale appena pubblicato (cf. Gabriele Kuby, La rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà nel nome della libertà, Sugarco edizioni, 2017, pp. 354, euro 25).
Leggere e conoscere le radici del male è il miglior modo per resistere alla distruzione della civiltà abilmente pianificata dall’alto.

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