Il Card. Janis Pujats tra i firmatari della Supplica filiale

 

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3 cardinali, 9 vescovi, 636 sacerdoti religiosi e diocesani, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose di vita attiva e contemplativa, oltre a 458 persone fra professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti, agenti pastorali e accademici in genere, più molti fedeli, per un totale di 879.451 firmatari hanno firmato la Supplica filiale che da 2 anni attende una risposta da Francesco.

Tra questi il cardinale Pujats:

Il Cardinale Janis Pujats, Arcivescovo di Riga (Lettonia), è nato il 14 novembre 1930 a Nautreni (Arcidiocesi di Riga).

I suoi genitori erano profondamente cattolici ed erano agricoltori. Avevano quattro figlie e quattro figli, tre dei quali sono divenuti sacerdoti. Gli abitanti della provincia natale sono in maggior parte sono cattolici. Dalla sua parrocchia di Nautreni provengono oltre venti sacerdoti.

Dopo aver ultimato la scuola secondaria lettone a Rezekne nel 1948, nello stesso anno è entrato nel Seminario teologico cattolico di Riga. Il 29 marzo 1951 è stato ordinato sacerdote e ha svolto la sua opera pastorale soprattutto nelle parrocchie di Riga. Al contempo, per molti anni ha insegnato storia dell’arte sacra e liturgia presso il Seminario teologico. È stato consultore per l’Arcidiocesi di Riga e segretario della commissione liturgica.

Sotto la sua guida, nelle parrocchie cattoliche lettoni è stata introdotta la riforma liturgica e sono stati pubblicati vari testi, in lingua lettone, secondo le norme del Concilio Vaticano II.

Nel 1972 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Per cinque anni (1979-1984) è stato Vicario Generale nella Curia della Sede Metropolitana di Riga.

Nel 1984 è stato costretto ad abbandonare la Curia metropolitana poiché il regime comunista dell’Unione Sovietica, della quale faceva allora parte la Lettonia, lo ha dichiarato persona non grata. Così ha lavorato in parrocchia come semplice sacerdote. Dopo l’acquisizione dell’indipendenza, l’8 maggio 1991 il Santo Padre lo ha nominato Arcivescovo Metropolita di Riga. Il 1° giugno dello stesso anno ha ricevuto l’ordinazione episcopale.

Nel settembre 1993, come Arcivescovo di Riga, ha avuto la gioia di accogliere Giovanni Paolo II nella storia visita apostolica in Lettonia e negli altri due Paesi Baltici, la Lituania e l’Estonia. Con profonda emozione l’Arcivescovo ha mostrato al Successore di Pietro i segni della rinascita di una Chiesa fortemente segnata dalla persecuzione.

In particolare resta certamente indimenticabile la celebrazione al Santuario di Aglona, cuore mariano della Lettonia, dove la Chiesa di quella terra con il Papa presentò alla Madre di Dio le lacrime del passato e le attese per il futuro. Quella fu veramente l’ora del «Magnificat» per i cattolici lettoni dopo i lunghi anni della prova.

Con grande passione ecclesiale, l’Arcivescovo di Riga si è impegnato per la crescita della Chiesa in Lettonia, anche se gli ostacoli sono molteplici. Un’opera del tutto particolare la pone nel dialogo ecumenico con i luterani «ut unum sint».

È Presidente della Conferenza Episcopale di Lettonia.

Oltre al lettone, parla le lingue russa, polacca, lituana, tedesca e latina.

Da Giovanni Paolo II creato e riservato in pectore nel Concistoro del 21 febbraio 1998; pubblicato nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di Santa Silvia.

È Membro:
– della Congregazione delle Cause dei Santi.

Fonte: Zenit

Qui il comunicato del 13 ottobre:

 

Comunicato stampa di Supplica Filiale nel Centenario dell’ultima apparizione di Nostra Signora di Fatima

3 cardinali, 9 vescovi, 636 sacerdoti religiosi e diocesani, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose di vita attiva e contemplativa, oltre a 458 persone fra professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti, agenti pastorali e accademici in genere, firmano una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, ricevuta dagli Apostoli.

Roma, 13 ottobre 2017

Il 29 settembre 2015, festività dei Santi Arcangeli, la Segreteria di Stato della Sante Sede ricevette una Supplica Filiale sul futuro della Famiglia, sottoscritta da 790.190 cattolici di 178 Paesi, fra cui 8 cardinali, 203 arcivescovi e vescovi e innumerevoli sacerdoti. Giorni dopo furono consegnate altre 89.261 adesioni, totalizzando quindi 879.451 firmatari.

Il testo chiedeva a Papa Francesco “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede. Un’omissione che risulta paradossale, dal momento che Papa Francesco ha manifestato più volte il desiderio di una Chiesa vicina ai problemi dei fedeli e del popolo in genere, aperta al dialogo e al franco dibattito.

Dopo il secondo Sinodo sulla Famiglia e la pubblicazione dell’esortazione Amoris Laetitia, gli organizzatori della “Supplica Filiale” hanno predisposto una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, ricevuta dagli apostoli, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento ha pubblicato detta Dichiarazione nel suo sito internet il 29 agosto 2016, in modo che chiunque potesse firmarla.

La Dichiarazione di Fedeltà ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

Cosa affermano i firmatari della Dichiarazione di Fedeltà?*

Come indica il titolo, ribadiscono in modo esplicito e formale la loro “fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, e questo perché “errori circa il vero matrimonio e la famiglia sono stati molto diffusi in ambito cattolico, in particolare dopo il Sinodo Straordinario ed Ordinario sulla famiglia e la pubblicazione di Amoris Laetitia”.

In questo contesto generale, la Dichiarazione “esprime la volontà dei firmatari di restare fedeli agli insegnamenti immutabili della Chiesa sulla morale e sui sacramenti del matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia, e alla sua perenne disciplina per quanto riguarda quei Sacramenti”. 

Fra l’altro, i firmatari desiderano esprimere che “tutte le forme di convivenza more uxorio (come marito e moglie) al di fuori di un matrimonio valido sono gravemente contrarie alla volontà di Dio; che le unioni irregolari contraddicono il matrimonio voluto da Dio e non possono mai essere consigliate come un prudente e graduale adempimento della Legge Divina”.

Affermano pure che una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

  • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;

  • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;

  • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;

  • che basta una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore.

Sebbene diversa da altre iniziative tese a chiedere chiarimenti per porre fine all’anomala situazione di confusione e perplessità imperante nella Chiesa, la Dichiarazione di Fedeltà, col suo nutrito e qualificato numero di firmatari ecclesiastici e civili, si costituisce come un’ulteriore voce nel coro che esprime preoccupazione per il capitolo 8 di Amoris Laetitia e per le contradditorie interpretazioni che l’hanno seguito.

La perplessità di innumerevoli fedeli di tutti i continenti trova un’autorevole risonanza nei cinque Dubia presentati da quattro cardinali nel settembre 2016. I porporati hanno sollecitato fraternamente il Papa di chiarire se, dopo la suddetta esortazione apostolica, è da ritenersi ancora vigente l’insegnamento circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezione, che proibiscono di compiere atti intrinsecamente cattivi come l’adulterio, e se sia ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e, dunque, ammettere all’Eucaristia, una persona che, unita in un vincolo matrimoniale valido, convive in adulterio senza che si siano adempiute le condizioni previste dalla morale tradizionale e dal Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha deciso di non rispondere e – con grande sconcerto tra i fedeli – non ha nemmeno concesso l’udienza privata chiesta dai porporati in una lettera del 25 aprile scorso per trattare questo tema, viste le “numerose dichiarazioni di vescovi, cardinali e persino conferenze episcopali che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato”, cosicché “ciò che è peccato in Polonia è buono in Germania e ciò che è proibito nella arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta”.

La più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione, è stata la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti.

In archivio separato segue una lista di alcune delle personalità di rilievo che hanno firmato la “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”.

* Chi desidera aderirvi può firmare nel sito www.supplicafiliale.org

 

 

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