Catalogna, le false libertà che si incontrano

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di Andrea Zambrano.

I partiti che più sostengono la secessione della Catalogna dalla Spagna sono proprio quelli che più stanno spingendo verso la rivoluzione antropologica. La cosa dovrebbe forse far venire qualche dubbio ai tanti indipendentisti cattolici che speravano di poter avere più libertà una volta staccatisi dalla Corona. Ma si tratta di un concetto di libertà che punta diritto al totalitarismo delle idee e dei diritti

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E’ scaduto a mezzanotte l’ultimatum concesso dal presidente Rajoy al governo Catalano dopo la proclamazione dell’indipendenza sospesa dal governatore Carlos Puigdemont. Ora si attendono le mosse della Spagna sulla volontà secessionista catalana che però nelle ultime ore ha conosciuto una piccola incrinatura di vedute, soprattutto dopo che il Cup, uno dei partiti componenti la coalizione di governo ha chiesto al presidente di portare fino in fondo la secessione. La proclamazione di una Repubblica catalana resta comunque uno scenario possibile, ma ormai molto difficile da praticare. In ogni caso la Catalogna ha già dato prova di saper utilizzare della propria libertà in senso ampiamente libertario. Come dimostra lo Statuto catalano licenziato dal governo nel 2006 in cui traspaiono tutti i pericoli per una visione della vita e della famiglia in chiave libertaria.

A mettere in guardia i catalani, e soprattutto i tanti sostenitori della vita e della famiglia che si sono lasciati ammaliare dalle sirene indipendentiste ci ha pensato il giornale d’opinione Actuall.com che ha esaminato il pensiero politico dell’attuale classe al governo a Barcellona. Un pensiero che, se dovesse trovare maggiore indipendenza, farebbe diventare la regione spagnola un avamposto di diritti del desiderio peggiore di quello che già oggi sta crescendo in Spagna, dove pure il tessuto sociale e politico è prono ad un laicismo a tratti giacobino. Quello di Actuall dunque è un avvertimento anche a quei prelati, tra i quali il vescovo di Solsona Xavier Novell che si è recato a votare per l’indipendenza pur essendo una delle vittime del pensiero Lgbt, che aveva persino assediato una chiesa pur di linciarlo.

Che cosa accadrebbe se la Catalogna dovesse proclamare l’indipendenza con le attuali forze al potere oggi? si è chiesto il giornale. Lo statuto catalano parla infatti di “distinti modelli di famiglia” e include la teoria di genere.

Ma a parte lo Statuto sono i tre partiti più “indipendentisti” a non lasciare spazio all’immaginazione. Da PDdeCat, il partito democratico catalano all’antisistema Candidatura de Unidad Popular (Cup) passando per Esquerra Repubblicana (ERC), l’estrema sinistra, si tratta di partiti estremamente libertari.

Vediamo il primo: è apertamente abortista dopo aver raccolto il testimone di Jordi Pujol, ex presidente della Generalitat catalana. Sul fronte omosessualista fu la Catalogna con al governo Pujol nel lontano 1998 ad approvare il riconoscimento delle nozze gay sette anni prima del governo Zapatero. Lo stesso Pujol che è stato uno dei pionieri dell’ideologia di genere.

Ha invece palesemente nel suo statuto il matrimonio omosessuale la ERC, guidata da Oriol Junqueras. Vuole abolire l’esercito, legalizzare la cannabis e portare avanti tutti i programmi di “salute riproduttiva” come l’aborto gratis dai 16 anni. ERC è stata la prima formazione a chiedere la legalizzazione dell’eutanasia nel 2004 quando anche lo stesso Psoe la considerava prematura. Per quanto riguarda la Repubblica Catalana l’idea è quella che dovrebbe essere imposta.

E ancora: libero accesso alle coppie lesbiche alle tecniche di riproduzione assistita e adozione sdoganata per i bambini alle coppie gay. Da ultimo sono proponenti della più coercitiva legge di indottrinamento per quanto riguarda l’omofobia e la transfobia.

Veniamo ora al Cup che può ben vantare di essere una vera e propria nemica della famiglia a vantaggio delle lobby Lgbt. Sul fronte abortista sono per la libertà e la gratuità totale e intendono l’eutanasia come un vero e proprio aiuto al suicidio, senza filtri particolari. Ovviamente nel suo programma ritiene la difesa della famiglia come “un’offensiva neoconservatrice, integralista cattolica, omofobica e transfobica”.

La deputata più in vista, Anna Gabriel, ha idee tribali circa il concetto di famiglia. La maternità ad esempio non va individualizzata, “bisogna sviluppare un modello di società nella quale la tribù e non i padri, siano la comunità educante principale dei figli per eliminare il sentimento di appartenenza del figlio o della figlia a livello ideologico”.

Insomma: i partiti che più sostengono la secessione della Catalogna dalla Spagna sono proprio quelli che più stanno spingendo verso la rivoluzione antropologica. La cosa dovrebbe forse far venire qualche dubbio ai tanti indipendentisti cattolici che speravano di poter avere più libertà una volta staccatisi dalla Corona. Ma si tratta di un concetto di libertà che punta diritto al totalitarismo delle idee e dei diritti. Proprio quello che sosteneva il cardinal Canizares quando faceva notare che il concetto sbagliato di libertà che si applica alla battaglia catalana è lo stesso che sta imponendo i falsi diritti. Qualche cosa vorrà pur dire.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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