Ma CL di Giussani era un’altra cosa. Intervista a Monsignor Negri

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di Silvio Brachetta.

Don Luigi Giussani ha dato vita ad «un popolo che è stato capace di crearsi le sue opere, compreso il Meeting di Rimini. E, tuttavia, questo popolo é lasciato marcire da quelli che lo hanno ereditato, per vie che, se fosse qui, don Giussani non approverebbe».

Purtroppo i timori di Stefano Fontana erano fondati. Fontana si chiedeva su “La Nuova Bussola Quotidiana del 28 agosto 2015 se, per caso, Comunione e Liberazione fosse caduta nella prassi della «scelta religiosa», secondo cui i cattolici farebbero bene a testimoniare apertamente Gesù Cristo solo all’interno delle chiese, mentre nella società essi dovrebbero dissimulare la propria identità cristiana, sganciando l’ambito religioso da quello civile e politico.

Un incidente analogo era occorso all’Azione Cattolica che, nel 1969, sotto la guida di Vittorio Bachelet, impose a se stessa la «scelta religiosa» come metodo irreversibile. I risultati, nei decenni posteriori, non tardarono a manifestarsi, vista anche l’adesione pratica alla «scelta religiosa» di vasti settori della Chiesa: ininfluenza dei cattolici dalla scena pubblica, svilimento della testimonianza cristiana, scomparsa del vero dialogo veritativo, nascita di un dialogo ideologico che tralascia l’essenziale e scade nella chiacchiera.

Recentemente, in un’intervista concessa a Vita Nuova, Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, si é espresso proprio su tale questione, dopo il suo intervento al convegno annuale degli “Amici di Instaurare” (Fanna, 23 agosto 2017). Mons. Negri, riferendosi a Comunione e Liberazione (Cl), ha detto che don Luigi Giussani ha dato vita ad «un popolo che è stato capace di crearsi le sue opere, compreso il Meeting di Rimini. E, tuttavia, questo popolo é lasciato marcire da quelli che lo hanno ereditato, per vie che, se fosse qui, don Giussani non approverebbe».

Ma «dove sono i Ciellini adesso? Ci sono ancora? – si chiede -. Don Giussani ha invece insegnato qualcosa di ben diverso dal silenzio dei cattolici nella vita pubblica: egli ha insegnato una presenza nell’ambiente: non avrebbe mai detto che la presenza è un “problema silenzioso». E questo – precisa – «non lo dicono solo i capi di Cl, ma tutta la Chiesa».

Mons. Negri è uno tra i più titolati a parlare di CL, perché allievo di don Giussani fin dall’adolescenza, quando lo ebbe come maestro di religione durante i primi anni del liceo, nell’ottobre del 1957. Di Giussani fu discepolo, amico e prezioso collaboratore. L’esperienza di Gesù Cristo, di cui parlava Giussani, non è nient’altro – continua Negri – che l’incontro con l’avvenimento di Cristo, così com’é presente nella Chiesa». Questo non significa che l’«avvenimento» di Cristo sia riconducibile ad un unico percorso: «ognuno ha vissuto quest’unica vocazione» in relazione alle sue capacità specifiche. L’errore, a proposito di quest’unica vocazione, non sta dunque nell’intraprendere attività o strade differenti, ma «richiamare se stessi», al posto di fondare tutto sull’«avvenimento del Signore presente nella comunità». Giussani “non richiamava se stesso», come invece si sono ostinati a fare alcuni «ecclesiastici, che adesso stanno tornando per la maggiore, come don Milani».

E’ significativo che Negri abbia fatto queste riflessioni proprio nell’ambito della conferenza di Insaturare omnia in Christo, curata da Danilo Castellano e dedicata al tema “I cattolici e la Riforma. L’Arcivescovo nell’intervista descrive la differenza tra vera e falsa riforma. La vera riforma é «quella che avviene nella vita del popolo e che può trovare anche alcune espressioni significative nelle vicende dei santi», i quali hanno cominciato a «riformare la vita delle loro parrocchie o del loro Ordine». Viceversa, «legare la riforma a fatti ecclesialmente eclatanti e, soprattutto, legare la riforma a un certo atteggiamento eversivo, é un debito pagato al laicismo che domina anche la vita della Chiesa». Proprio Romano Guardini – continua ¬ «dice che c’é una differenza profonda tra il riformatore e lo scismatico. Il primo persegue la riforma della Chiesa a partire dalla sua esperienza personale e mette il suo contributo al servizio di tutta la Chiesa. Lo scismatico invece fa del suo punto di vista qualche cosa di assolutamente indiscutibile che, alla fine, vuole essere imposto alla Chiesa”. E dunque «nell’eretico c’é sempre l’assolutizzazione di un particolare, mentre l’autentica testimonianza é tenere conto del Tutto”.

Comunque, riforma o non riforma, Fontana si era quindi accorto due anni orsono (tra altri autori), che i conti nella nuova CL di Julian Carron e di Giorgio Vittadini non tornavano affatto. Un Meeting ¬ scriveva ¬ «dal programma così attento a non disturbare i manovratori non si era mai visto. Scarse le proposte controcorrente. Scarse le proposte cattoliche». E ancora: «Completamente assenti le grandi sfide di oggi: la vita, la procreazione, la denatalità, le unioni civili, il gender, l’eterologa, le nuove forme di famiglia distruttive della famiglia, l’utero in affitto, la lotta alle leggi ingiuste». CL, insomma, «si concepisce ormai come un movimento di formazione e non di appartenenza», che «non scende più in piazza» e «sembra aver fatto una specie di scelta religiosa».

Anche nella recente intervista di Mons. Negri concessa a Riccardo Cascioli a “La Nuova Bussola Quotidiana” (del 28 agosto 2017) il quadro non cambia: «Quello che domina oggi – dice l’arcivescovo ¬ é l’ideologia del dialogo. Ma il dialogo vero é l’espressione di un’identità», come ha sempre insegnato don Giussani. Negri contesta, nell’intervista, la posizione di Giorgio Vittadini, «teso a dipingere come ideologiche le battaglie [di CL] del passato sulla libertà educativa». Ma l’iper-dialogismo che si é venuto ad imporre in CL e nella Chiesa é un’espressione che «non ha alcun fondamento e soprattutto non ha alcun contenuto». E così il cosiddetto dialogo odierno «diventa una enorme logomachia in cui tutti parlano», senza però alcuna identità precisa. Quello che oggi domina – rincara Negri – é il ripetere in modo accanito che bisogna dialogare, che bello dialogare, senza riuscire a dare nessun contenuto esperienziale».

Non é troppo difficile, dopo questi interventi, intuire che l’iper-dialogismo o la “scelta religiosa che dir si voglia, non hanno molto a che fare con Gesù Cristo e con i suoi discepoli. Si é¨ sempre trattato di una testimonianza schietta e coraggiosa, tanto nel chiuso della preghiera, quanto nella società di ogni tempo. I cristiani hanno parlato sempre e senza troppi problemi con tutti.

Certo, é stata dura rassegnarsi allo spegnimento di Azione Cattolica nel vaniloquio interiore. Ora che anche Comunione e Liberazione ha imboccato quella strada, non sembra restino molti a sostenere l’importanza dell’identità cattolica.

Fonte: Vita Nuova Trieste

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