La legge Fiano spiegata da Augusto Del Noce. Ridicola, ma figlia del comunismo italiano

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di Stefano Fontana.

Il Partito Comunista, che non era democratico, fagocitò la democrazia italiana presentandosi come l’unico vero partito democratico. Una operazione in perfetto stile gramsciano che aveva il suo perno sul fascismo come “Male assoluto”. In Italia, per decenni, essere fascisti è stata una colpa inammissibile ed essere comunisti un merito

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La cosiddetta “Legge Fiano” – dal nome dell’onorevole Emanuele Fiano, del Partito Democratico, che l’ha proposta – sulla punizione dell’apologia del Fascismo è talmente ridicola che non meriterebbe grandi discorsi. Sforziamoci tuttavia di trattarne, cercando di elevarla ad una certa dignità culturale.

La Camera l’ha approvata con i voti dei partiti di Renzi, Alfano e Speranza più altri cespuglietti. Contro tutti gli altri. Ecco il testo dell’Art. 293 bis del Codice penale approvato a Montecitorio: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

Potrebbe ancora Margherita Hack dire che «Le conquiste sociali fatte sotto il Ventennio oggi ce le sogniamo»? Potrà ancora Bruno Vespa dire a proposito del Fascismo che «dovremmo chiederci perché un quartiere fu costruito in quattro anni, mentre oggi nello stesso tempo non si riesce ad approntare un progetto di massima»? Leggere D’Annunzio, Ungaretti o Pirandello, oppure apprezzare i manifesti di Sironi o le sculture di Arturo Martini avrà a che fare con la legge Fiano? Il nostalgico che posterà su Facebook il volto del Duce sarà perseguibile? Come si vede la cosa è ridicola, pari solo all’idea del Presidente della Camera Boldrini di impedire ai monumenti del Ventennio di offendere con la loro presenza i partigiani.

Ma se scaviamo, anche in queste sciocchezze riusciamo a trovare un senso importante. Augusto Del Noce ci ha insegnato che l’ideologia della Resistenza, plasmata soprattutto dal Partito Comunista, presentò il Fascismo come il “Male assoluto”. Per il Partito Comunista di allora questa operazione culturale produceva due vantaggi: veniva dimenticata la tragica dittatura comunista e il Partito Comunista trovava spazio nella democrazia repubblicana, facendo dimenticare i suoi assunti totalitari e i gulag staliniani. Sia il PC di Togliatti sia la nuova Repubblica Italiana avevano un comune nemico: il Fascismo (e non il Comunismo). Il Partito Comunista veniva così sdoganato.

Questa politica continuò anche nei decenni successivi. Negli anni Settanta il Fascismo continuava ad essere l’unico nemico, mentre le Brigate Rosse erano solo “sedicenti” tali. Il Partito Comunista, che non era democratico, fagocitò così la democrazia italiana presentandosi come l’unico vero partito democratico. Una operazione in perfetto stile gramsciano.

Storicamente non c’è paragone tra il Fascismo e il Comunismo sovietico. Eppure il veno nemico divenne il Fascismo e non il Comunismo. In Italia, per decenni essere fascisti è stata una colpa inammissibile ed essere comunisti un merito.

La legge Fiano è figlia di questa storia. Certo, risente anche del cambiamento dei tempi: allora c’era Togliatti, oggi ci sono Fiano e Boldrini. Purtroppo oggi non c’è nemmeno più nessun Del Noce.

Fonte: Vita Nuova Trieste

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