Grossa differenza tra pastorale e pastoralismo

libro-crepaldi-futuro-pastorale-sociale

di Silvio Brachetta.

Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, nel libro “La Chiesa italiana e il futuro della Pastorale Sociale” (Cantagalli, 2017) individua la causa della crisi pastorale proprio nel «pastoralismo» definito, appunto, come una «pastorale sociale senza dottrina» o una sua «assolutizzazione», che «soffoca e assorbe le altre dimensioni della vita della Chiesa». Cristo – spiega Crepaldi – «ci ha detto di amare tutti, ma non di amare tutto». Nel momento in cui il cristiano rinuncia ad indicare il peccato e l’errore, respingendo così la dottrina, scivola dalla pastorale al pastoralismo.

***************

Recensione del libro di mons. Crepaldi.
Ne ho parlato a Radio Maria.

Giampaolo Crepaldi, Stefano Fontana, “La Chiesa italiana e il futuro della Pastorale Sociale”, Cantagalli, Siena 2017, p. 128, euro 9,50

Recensione:

Si sono sentite spesso ripetere, da parte dell’episcopato, esortazioni di questo tenore: c’è bisogno di «una nuova classe di politici cattolici», di una «nuova stagione del cattolicesimo politico», di «una nuova generazione di cattolici impegnati in politica». È del tutto vero. Ma dove mai «dovrebbe andare a formarsi un laico», dato che l’insegnamento della Dottrina sociale è «molto carente»?

Se lo chiede Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, nel libro “La Chiesa italiana e il futuro della Pastorale Sociale” (Cantagalli, 2017), scritto assieme a Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa. L’Arcivescovo tratta della questione nel capitolo “Pastorale e pastoralismo: equivoci e ritardi nella Pastorale Sociale”. E individua la causa della crisi pastorale proprio nel «pastoralismo» definito, appunto, come una «pastorale sociale senza dottrina» o una sua «assolutizzazione», che «soffoca e assorbe le altre dimensioni della vita della Chiesa».

È un problema che ha segnato tutta l’epoca postconciliare e che si è acutizzato specialmente negli anni successivi al 1980. Si tratta di una prassi innescata, in modo particolare, dalla teologia di Karl Rahner, secondo cui nella Chiesa c’è posto per tutti e per tutte le dottrine, indistintamente. Secondo Crepaldi, a seguito della deriva rahneriana, vasti settori della Chiesa hanno dimenticato che in essa «possono entrare tutti, ma non il male che portano con sé».

In altre parole, il mondo «non è solo l’ambito esistenziale dell’umano» (come pensava Rahner), ma «anche il luogo delle forze antagoniste a Cristo». Per questo motivo, la pastorale non può limitarsi al semplice accompagnamento o al puro ascolto di tutti gli uomini, ma deve trovare il coraggio d’indicare la dottrina di Cristo, il quale – spiega Crepaldi – «ci ha detto di amare tutti, ma non di amare tutto». Nel momento in cui il cristiano rinuncia ad indicare il peccato e l’errore, respingendo così la dottrina, scivola dalla pastorale al pastoralismo.

Non è possibile, allora, collaborare con tutti e specialmente con chi rifiuta, a priori, la verità cattolica. Sono tipici atteggiamenti pastoralisti, ad esempio, la «cura delle persone omosessuali» e la simultanea «accettazione dell’omosessualità», o la collaborazione con organizzazioni «impegnate per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBT, per l’approvazione del diritto all’eutanasia, per la liberalizzazione della droga, per i “diritti sessuali e riproduttivi”» o impegnate per la «contraccezione».

Non è infrequente – dice l’Arcivescovo – che la pastorale resti «priva di annuncio», nel timore che la dottrina si possa trasformare in ideologia ed «impedisca l’incontro». Sono in molti, purtroppo, a pensare che la verità sia causa della «divisione tra i cattolici». Molti parroci non trattano i «temi scottanti» per paura di «dividere la comunità», dimenticando però che «l’unità si fa nella verità».
Non deve stupire che da simili pratiche siano scaturite forme oramai sclerotizzate di relativismo e secolarizzazione. La grande assente degli istituti di scienze religiose e dei seminari è stata proprio – e continua ad essere – la Dottrina sociale. Crepaldi lamenta anche una certa assenza formativa nei Movimenti ecclesiali, più assorti su «altre priorità».

Crepaldi e Fontana avevano più volte riflettuto sul pastoralismo. Nell’articolo “Il pastoralismo, malattia infantile del catto-pietismo” (La Nuova Bussola Quotidiana, 13/01/2016), Stefano Fontana ne ha elencato i danni. Tra l’altro, il pastoralismo «ha fatto pensare a molti che non bisogna più intervenire sulle leggi, ma solo sulle coscienze delle persone»; «fa ritenere che scendendo sul terreno delle leggi civili la fede cattolica diventi ideologia»; «ha indirizzato tante Diocesi a trattare certi temi, ma con l’intervento di tutte le opinioni in campo e senza prendere posizione».

Per il pastoralista, nulla di oggettivo è più materia di critica o giudizio. Nulla è più carità o presenza, se non aiuto immediato, pronto soccorso. Non c’è più posto per programmi strutturati, per una proposta formativa di lungo respiro, per un progetto di evangelizzazione. La pastorale sociale è tutt’altra cosa.

Fonte: Facebook

Print Friendly
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Pozzallo, vittoria italiana o “strada per l’inferno”?

      immigrati-africani di Gianandrea Gaiani. Il caso del barcone con a bordo 458 immigrati clandestini trasbordati su due navi militari poi sbarcati a Pozzallo, si è risolto in un successo politico per l’Italia ma anche in una vittoria dei trafficanti, riusciti a dimostrare ai loro “clienti” che i porti italiani sono ancora aperti. Un approccio che il gruppo Visegrad ha già ribattezzato "una strada per l'inferno".  Leggi il seguito… 

    • “Non condivido, ma…”. Se il vescovo “legittima i gay pride”

      summer-pride-rimini di Marco Tosatti. È prevedibile, durante il Gay Pride di Rimini, l’uso blasfemo di personaggi e simboli della religione. Come l’anno scorso, un gruppo di cattolici, riuniti nel Comitato Beata Giovanna Scopelli, ha indetto una processione di riparazione da cui il vescovo di Rimini ha preso le distanze sebbene anche il pride «non aiuti i legittimi diritti Lgbt». Leggi il seguito… 

    • Negozi chiusi la domenica, una scelta doverosa

      Giampaolo Crepaldi di Giampaolo Crepaldi. Il riposo domenicale valorizza due dimensioni della vita sociale: quella delle relazioni familiari e della dimensione religiosa. Per questo è auspicabile che la proposta del ministro Di Maio trovi forte sostegno nella società e nella politica per diventare presto realtà. Leggi il seguito… 

    • La ricchezza nasce dall’Europa cristiana. Non dall’illuminismo

      Gotti-tedeschi di Ettore Gotti Tedeschi. Il saggio dello storico dell’economia Joel Mokir Una cultura della crescita e soprattutto la recensione che ne ha fatto Repubblica confermano la solita tesi superficiale: poiché la rivoluzione industriale inizia in Europa nel XVIII Secolo, l'origine della ricchezza è l'illuminismo. Giusto? No, sbagliato. Vediamo perché Leggi il seguito…