Violenze della sinistra, violenze della stampa

German riot police confront protesters during the demonstrations during the G20 summit in Hamburg, Germany, July 6, 2017. REUTERS/Fabrizio Bensch TPX IMAGES OF THE DAY

Tra le cose più menzognere oggi c’è senz’altro l’informazione filtrata dei grandi mass media: pilotati, teleguidati e sempre più posseduti e diretti da grandi network e da grandi colossi industriali tutt’altro che neutri dal punto di vista ideologico.

Se per esempio durante un corteo pacifico di Forza Nuova o di Casapound un militante sovreccitato lancia uno slogan balordo o insulta un agente, ecco che i titoloni si sprecano, specie su giornali di indiscussa moralità come Repubblica e il Corriere, sulla presunta (e meramente verbale) “violenza fascista”.

D’altra parte, quando durante manifestazioni-progressiste-per-un-mondo-migliore, come quelle che solo la sinistra sa organizzare, dei poliziotti vengono tartassati (a volte perfino con bottiglie molotov) o vetrine di banche e negozi sono infante, e macchine devastate, nessun giornale serio parlerebbe mai di “violenza progressista”. Sarebbe un paradosso e una contraddizione in termini!

Se è un errore e un delitto, non può essere dal lato dei paladini del progresso; se invece è compiuto da detti paladini, vuol dire che, al di là delle apparenza, non si tratta di un vero male, ma solo di un deprecabile eccesso (magari di infiltrati pagati da chissacchi…).

Chiaro, no?

Il problema sorge ogni qual volta non si tratta di semplici cortei di poche centinaia di “giovani” dei centri (a)sociali della penisola, ma di vere e proprie manifestazioni di massa della sinistra organizzata, in cui prendono parte sigle note e notoriamente ineccepibili come la CGIL, i Cobas, gli attivisti di Attac e di Amensty international.

Ad Amburgo nei giorni scorsi, in concomitanza con il G20 delle grandi potenze industriali del pianeta, durante le manifestazioni dei progressisti, dei pacifisti e degli alter-mondialisti, si sono avute scene di guerriglia urbana e di odio, di devastazione e di brutale caccia all’uomo in divisa, ormai facilmente visibili grazie al web e a Youtube (fino a quando i video scomodi non faranno l’auspicata fine delle cosiddette fake news).

I devastatori di Amburgo erano progressisti che per ventura si erano messi a sbagliare? Avevano bevuto troppo? O erano pacifisti trasformati in guerrafondai per evitare che politici come Trump e Putin potessero parlarsi? Questione anodina e insolubile.

Inutile sembra, in un contesto del genere, accatastare le crude cifre di oltre 200 poliziotti feriti e decine di automobili date alle fiamme, con danni complessivi stimati a vari milioni di euro che pagheranno i comuni e spesso non abbienti cittadini tedeschi (e non i politici contestati dai teppisti).

Che dire? Che peggio ancora, almeno in un certo senso, della violenza terroristica dei finti rivoluzionari di professione, c’è la violenza della cattiva informazione, specie quando essa si pone come il massimo della rispettabilità.

L’ANSA del 9 luglio, alle ore 19.22, a violenze non ancora terminate ha dato questa rassicurante notizia ai nostri compatrioti: “Tredici dei 16 italiani fermati dalla polizia tedesca nel corso delle proteste per il G20 ad Amburgo sono stati rilasciati. Lo riferiscono fonti della Farnesina”.

Avete capito, cari amici della verità? I poveri giovani fermati, certissimamente innocenti tutti quanti (progressista e colpevole è una cacofonia inudibile), erano stati bloccati dalla (cattivissima) polizia tedesca “nel corso delle proteste”…

Ma le proteste non si fanno con cartelli e slogan, striscioni e sit in? O si fanno bruciando le autovetture di ignoti?

Moralismo il mio, dirà qualcuno… Forse. Ma sono questi titoli di parte e questa informazione fallace e ideologica, una delle cause prossime della violenza, violenza che ormai, quando si tratta di contestare i potenti o la destra, i conservatori o i populisti è data per scontata. Come a dire: gli antiprogressisti osano scendere in piazza e volete che non ci sia violenza?! Se uno è di destra infatti è colpevole a priori di ciò che succede attorno a sé. Come quando quell senatore repubblicano in America fu colpito da un militante (pacifista…) di Bernie Sanders. Molti lanci e tweet precisarono che la vittima era… favorevole al porto delle armi. Quindi, pare implicito il suggerimento. Sparare a chi ha queste idee non è un peccato mortale. Forse sarà veniale. Anzi, diciamola tutta, è un’opera meritoria. Per il bene comune e la pace nel mondo.

W il pacifismo progressista!

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