Mentire con classe: Lili Gruber

Pinocchio1La giornalista patinata Lili Gruber, sulla non meno patinata rivista settimanale del Corriere della Sera, C7 uscita in edicola il 29 giugno u.s. (pagina 13), mente e vista la sua conoscenza dei fatti, lo fa sapendo di mentire.

Un lettore, tal Tommaso Procopio, le scrive giustamente preoccupato per l’invasione migratoria in atto, forse la più grande invasione della storia umana universale, certamente la più spaventosa migrazione dell’Europa nella storia moderna, da Colombo in qua. Scrive il lettore, che “Con la politica dei salvataggi stiamo invitando in Italia l’intera Africa!”. Una verità ormai così banale e autoevidente, che pure il punto esclamativo pare superfluo.

E conclude notando il legame, anch’esso sempre più palese, attentato dopo attentato e strage dopo strage, tra l’invasione di cui sopra e il terrorismo di matrice islamica.

La risposta della conduttrice tv è davvero la perfetta incarnazione della “gauche caviar” (la sinistra al caviale, come dicono a Parigi), tutta commiserazione per gli stranieri, e spallucce per i nativi, specie se ovviamente di estrazione popolare e non di classe agiata (come lei).

Dice così: “Caro Tommaso, chi ha mai detto che un’immigrazione incontrollata non è un problema? Nessuno”!! Avete capito, gentili lettori? A sinistra, tra i redattori del Corriere e di Rep, nelle sedi del Pd e della Caritas, nei centri (a)sociali e alla sant’Egidio, tutti affermano che l’immigrazione (incontrollata…) è un problema. Chiaro? E neppure uno dice che essa è utile, è necessaria all’economia, è un dovere di carità, è analoga a quella degli emigranti italiani all’estero, è un fattore di crescita e di arricchimento reciproco, etc. etc. etc. Nessuno!

Se voi, cari lettori, da 20 anni sentite il contrario avete certamente un grave problema d’udito. Per sincerarvene alla prossima festa dell’Unità o festival LGBT prendete un microfono e dite: l’immigrazione incontrollata è un grave problema. Certamente, avrete applausi e lodi (se la Gruber non mente…).

Resta la questione pendente dell’aggettivo: incontrollata!

Già! Chi può controllare però, specie oggi, milioni e milioni di uomini che si vedono incoraggiati dai potenti del pianeta ad abbandonare le loro terre natie per, come viene insinuato dalle agenzie all profit, “stare meglio”? Chi può mettere un freno a questo cataclisma, che per la Gruber però non va paragonato alle “vere invasioni” dei tempi di guerra? Chi può farlo, mentre si demotivano i militari, si incoraggiano i nativi ad aprire le porte agli invasori, si abbattono le frontiere, non solo quelle politiche degli Stati, ma anche quelle etiche, culturali e religiose, trasformando l’umanità in una poltiglia anonima di masse a costo zero e i cittadini in meri lavoratori servili della globalizzazione?

La Gruber nella risposta evita pudicamente di fare paragoni coi veri emigrati che furono gli italiani di fine Ottocento e di primo Novecento, paragoni ormai totalmente insostenibili. Ma mettendo in relazione la nostra situazione e quella dei tempi della seconda guerra mondiale, vuole riconsolare i lettori di C7, senza riuscire nel suo intento. Gli stessi terribili disagi della guerra i realtà derivavano da scontri tra popoli con una storia e una identità forte e rispettata, e da questa identità sorse poi la ricostruzione europea degli anni 40 e 50.

Dalla soppressione della cultura dei vari popoli d’Europa (se non del mondo intero), in nome del nulla e/o dell’Islam, non sorgerà nulla di buono.

Urge cambiare rotta.

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