Un arcobaleno fa entrare il gay pride in chiesa

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di Andrea Zambrano.

Tra i numerosi appuntamenti in calendario per il gay pride di Milano che inizia oggi per durare una settimana, ve n’è uno che si inserisce nell’emergenza omoeretica che si sta prepotentemente insinuando nella Chiesa. Si tratta di una visita guidata ad una delle chiese più antiche di Milano dove fa bella mostra di sé un affresco raffigurante un’incoronazione della Vergine su un fondo di arcobaleno. Dici arcobaleno e ormai sembra che tutto debba essere ricondotto alla cultura gay. Infatti il tentativo, al limite del ridicolo, è proprio questo: far passare il fenomeno meteorologico non come il simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo dopo il diluvio, ma come un simbolo pret à porter della causa omosessualista non solo nell’immaginario collettivo, ma anche in chiesa, dove il fenomeno ottico è stato rappresentato in epoca medievale con ben altre intenzioni.

L’appuntamento è per oggi pomeriggio nella Basilica di San Simpliciano per la rassegna, inserita nel cartellone del pride milanese, Omogirando. La strategia Lgbt non è quella rivoluzionaria di distruggere con la tecnica della danmatio memoriae le vestigia del passato, con annessi simbolismi, ma quella di appropriarsene in maniera strumentale e rovesciare a proprio uso e consumo tutto. In questo caso anche le opere d’arte. In San Simpliciano infatti, chiesa antichissima fondata da Sant’Ambrogio, l’incoronazione della Vergine con la Santissima Trinità è stata utilizzata dagli organizzatori per giustificare un pellegrinaggio storico-artistico in chiave Lgbt. Niente di più assurdo. Però in un mondo dove ormai ognuno può dire quello che vuole senza appoggiarsi alle regole elementari della storia e della ragione, va da sé che anche iniziative di questo tenore passino in cavalleria e acquistino, diciamo così, dignità.

L’opera dell’artista Bergognone infatti è contornata da un arcobaleno e in ogni colore vi è collocato un coro angelico: cherubini, serafini, troni, dominazioni, principati, virtù, potestà, angeli e arcangeli. Ognuno è inserito in un colore, proprio a rimarcare in maniera perfetta la ritrovata armonia dell’universo dopo il diluvio e l’armonia perfetta della Trinità che sovrintende all’incoronazione della Vergine. Ma ahimè, l’arcobaleno ormai è diventato appannaggio dell’omosessualismo. Così la visita alla Basilica da parte dei partecipanti al gay pride, sono previsti sconti per i possessori di tessere Arcigay e Arcilesbica, viene giustificata in questo modo: “Da simbolo dell’alleanza a simbolo di pace a segno di apparenza a una comunità orgogliosa del proprio essere”.

Apprendiamo così dalla comunità Lgbt, che l’arcobaleno così come lo abbiamo inteso, come cioè simbolo del patto tra Dio e l’uomo, non va più bene. Millenni di immagini da buttare, e con esse l’esegesi biblica. Adesso il diktat imperante della gaycrazia decide che cosa deve significare una cosa piuttosto che un’altra. E pazienza se per millenni abbiamo ritenuto che quell’immagine volesse rappresentare tutt’altro. No, adesso quell’arcobaleno deve essere il simbolo dell’armonia tra l’omosessualismo e la Chiesa, rendendo così esplicito il tentativo di sdoganare in chiave ecclesiale l’accettazione dell’omosessualità come variante naturale della sessualità.

A confermare questa lettura, pur con intenti diametralmente opposti, sono gli stessi organizzatori. Vincenzo Desiderio è autore assieme ad una guida turistica di Omogirando, che si sta specializzando come agenzia per il turismo gay. “Il 90% delle visite che organizziamo – spiega alla Nuova BQ – non ha una connotazione nel contenuto della visita stessa, ma ha una connotazione legata ai partecipanti, che sono tutti se non only gay, comunque gay friendly”.

Desiderio chiarisce che la scelta delle mete artistiche non è legata per forza alla causa gay, “ma in occasione del pride – e questo è il caso ndr – cerchiamo argomenti che si possano legare alla causa gay”. Da qui la ricerca dell’arcobaleno.

Omogirando è consapevole che il significato dell’affresco di Bergognone è “certamente diverso rispetto a quello che vogliamo dare noi, ma a noi interessa partire da lì per raccontare come è cambiato il simbolo dell’arcobaleno negli anni”. Insomma: da Noè all’orgoglio gay il passo è breve,ma con scorciatoia, senza cioè passare da Sodoma.

Chissà che cosa ne pensa il parroco di San Simpliciano? Qui la questione si fa intricata. “Non lo so, non credo che gli sia stato spiegato – ha proseguito Desiderio – d’altra parte noi siamo una semplice associazione che organizza visite turistiche, non credo che nessuno di noi gli abbia detto la motivazione della nostra visita”.

Potrebbe essere un modo per salvare il parroco da eventuali accuse di prestarsi a strumentalizzare in chiave dissacrante un’immagine sacra; oppure è la prova che anche nella Chiesa certe istanze riescono a farsi largo sfruttando la disattenzione dei preti, che non riuscirebbero nemmeno a controllare chi entra in casa per portare avanti un messaggio non in linea con la Chiesa, utilizzando comunque un’immagine sacra davanti alla quale in mille anni i milanesi hanno pregato.

Secondo gli organizzatori non c’è il rischio che il pubblico del pride prenda l’affresco a simbolo della causa Lgbt “perché i nostri iscritti sono tutte persone di elevata cultura”. Però anche solo il fatto che si sia scelta una chiesa è sintomatico di un certo tipo di orientamento e di attacco alla fede, alla tradizione e alla Chiesa: il rovesciamento del significato dei simboli cristiani è opera da sempre sulfurea. In quanto a cultura poi, se questa è quella degli Lgbt, si comprendono tante cose…

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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