“Siamo tutti fuori”: itinerario alla scoperta di G. K. Chesterton

Copertina

Per la prima volta in vita mia ogni sillaba pronunciata da lui aveva sapore. Anzi, non solo aveva sapore in sé, ma dava sapore ai miei giorni
“. Scrive così Annalisa Teggi nell’introduzione a Siamo tutti fuori – Viaggio nel paese delle meraviglie di G. K. Chesterton (Berica Editrice, 2016), un agile ma denso libro di ‘appunti’ su diverse opere del celebre scrittore inglese. Infatti, precisa l’Autrice, “non è un saggio letterario su Gilbert Keith Chesterton. Non è esauriente dal punto di vista biografico. Non è metodico, non è sistematico. Sono i quaderni dei miei primi otto anni di scuola elementare“.

Chesterton, dal canto suo, non si definiva uno scrittore bensì un giornalista, “perché anche un poeta o un romanziere può essere, in fondo, nient’altro che un giornalista se a tema dei suoi contenuti c’è uno sguardo attuale sull’umanità. Anche l’uomo comune è un giornalista, se abita con meraviglia e senso critico i fatti di ogni suo giorno” (p. 91). Un senso critico che ha portato questo grande autore a essere quasi un profeta del nostro tempo, tanto complesso quanto incompreso.

Chesterton aveva a cuore l’uomo, che “non è – nota la Teggi – una scimmia evoluta; è un’anima immortale den- tro un corpo che deperisce. È un unicuum, che va protetto abbracciando la sua carnalità imperfetta con la fortezza dei suoi bisogni eterni“. Siamo uomini finiti che aspirano all’infinito, anche se spesso ci illudiamo (e lo facciamo tutti!) di poter riempire da sé il vuoto che si sente dentro nel vivere senza il Creatore, finendo per cadere sotto la tirannia delle mode e del pensiero unico.

Un totalitarismo delle idee travestito da democrazia, una schiavitù realizzata nel nome della libertà, in un contesto dove, “come le onde del mare, sono visibili (e tollerabili) solo delle opposizioni superficiali e insignificanti, purché l’acqua sottostante resti placida. Tutto ciò è segno di una dittatura subdola cui fa comodo che esista una democrazia formale per ingannare la vista. A quanto pare le «pecore» umane non sono così sveglie da chiedersi come mai, se siamo così liberi, andiamo tutti in giro con la medesima pelliccia bianca” (p.105).

Spesso siamo uomini vivi solo fisicamente, ma morti dentro, nichilisti fin nell’intimo, come nota Chesterton in Uomovivo.

Di fronte all’analisi (effettivamente impietosa) che Chesterton dà della società, si potrebbe essere presi dallo sconforto: non c’è più speranza, l’umanità si è oramai persa e non è possibile ritrovare la bussola. Invece non è affatto così, come nota la Teggi: “A partire da questa pars destruens, Chesterton edifica la speranza, come ragionevole presenza. Se tutto il mondo è solo un caotico ammasso che tende al nulla, perché ne è parte una creatura che per natura contraddice il caos e il nulla, essendo capace di generare legami con l’esistente? Se il nulla e il caos sono la cifra dell’universo, perché dell’universo fa parte anche una sentinella?” (p. 30).

A tutte queste domande Chesterton una risposta l’ha data, e il libro Siamo tutti fuori – Viaggio nel paese delle meraviglie di G. K. Chesterton di Annalisa Teggi ne fornisce uno spaccato ampio e originale, con quel tocco di leggerezza che fa tanto del bene alla letteratura, nella nostra mentalità ‘scolarizzata’ così spesso rivestita di una pesante patina di noia.

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