Sacrilegi ai gay pride.

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Mentre a Roma personalità in ascesa come il gesuita James Martin festeggiano il gay pride, durante i gay pride abbondano i sacrilegi e gli insulti plateali a Cristo, la Madonna e i santi.

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Così è il mondo LGBTQ a ricordare implicitamente ai pastori “dialoganti” l’incompatibilità tra una certa vita e la fede cattolica.

gesu

Tra Martin, i cardinali Tobin, Kasper, Marx … e san Paolo, insomma, il Mondo LGBTQ sa che il cattolico è Paolo.

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Quel Paolo che, ben poco dialogante, scriveva così:

Romani 1,26-27: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento».

1 Corinti 6,9-10: «[…] Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati (malakoi — Vulg. molles), né sodomiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio».

1 Timoteo 1,9-10: «[…] sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli […] per i pervertiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores) […] e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina».

 

 

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