Charlie Gard deve morire

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I giudici della Corte Europea per i diritti dell’uomo hanno deciso: il piccolo Charlie Gard, affetto da una grave e rarissima malattia congenita, può morire, se così hanno deciso i giudici di quella Gran Bretagna che ci aveva donato il cuore e la mente di Thomas More, John Henry Newman, Gilbert Keith Chesterton, Clive Staple Lewis ed Elizabeth Anscombe, ma che da ormai troppo tempo ha smarrito se stessa nelle sue elites.

Dunque è deciso:

che il piccolo Charlie non si muova e muoia. Non esiste al mondo che tentare una cura disperata in un caso disperato sia un atto clinico sproporzionato. Oggi tocca a Charlie, domani toccherà ai gravi disabili cronici e poi ai grandi vecchi, poi ai semplici vecchi e poi ancora a chi ha un rapporto costi/produzione sfavorevole. Perché oggi la piccola giustizia umana ha messo un altro mattone per ricostruire quell’abominio mostruoso che pensavamo giacesse sotto le macerie fumanti di un’epoca senza Dio, le vite immeritevoli di vita.

Oggi l’ingiustizia legale commette un’atroce e vile arbitrio contro un bambino inerme e contro la disperata speranza di un padre e una madre nel più assordante e vile silenzio delle loquaci autorità morali di questo mesto tempo.

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