La vedova di Naseem Faheem e la persecuzione dell’Occidente

Leggo il resoconto di Benedetta Frigerio sulla testimonianza di fede della vedova di Naseem Faheem, il custode della cattedrale di Alessandria d’Egitto assassinato da un fanatico islamico che si è fatto esplodere. Con il perdono degli assassini di suo marito,

questa donna, cristiana copta, ha impressionato il giornalista musulmano, costringendolo a lodare la sua testimonianza genuina e potente di fede in Gesù Cristo.

Giustamente Benedetta, al termine del suo articolo, ha parlato della forza che questi fratelli cristiani ci danno con il loro esempio di fedeltà al Vangelo. Voglio condividere con i lettori il pensiero e i sentimenti che la forza dei cristiani perseguitati trasmette a me, cristiano, cattolico che vive nell’occidente opulento, sazio e disperato, come lo definì il cardinale Biffi, a me che vivo detestato dai gentili, sbeffeggiato ed esiliato dai kapò che li servono nella Chiesa.

Loro, i cristiani dell’Egitto, della Siria, della Nigeria, della Cina e di tante altre parti della terra perseguitati per la loro fede, sono accanto a Lui, al re dei re, sono acanto al Suo trono d’amore, la croce; vivono in croce con Lui. Ma io, Signore, dove sono? Che faccio? Io, Signore, insieme a tanti fratelli, continuo a credere che ciò che leggo nei Vangeli è la tua parola senza bisogno del registratore, io credo che se divorziassi da mia moglie e mi risposassi con un’altra donna avrei fatto sì naufragio, il naufragio dell’adulterio e ricevendo il Tuo corpo santissimo mentre pianifico di vivere in costante adulterio non farei altro che aggiungere peccato a peccato. Io credo che gli atti sodomitici, la contraccezione, l’aborto, la fecondazione artificiale, l’eutanasia sono peccati contro la dignità del corpo, del matrimonio e del diritto alla vita innocente. Io, Signore, credo che ci hai fatti ad immagine e somiglianza del Padre, uomo e donna, nasciamo così e se mi credessi donna non compirei una scelta, ma soffrirei di una malattia mentale.

Se poi pretendessi che gli altri mi considerassero donna, allora non eserciterei un legittimo diritto, ma soffocherei il diritto degli altri ad usare le loro facoltà per accedere alla realtà. Io credo che l’uomo è al vertice della creazione, non uno scimmione glabro copulante, bestia evoluta tra le bestie, consumatore consumato, ma essere dotato di ragione, libertà e responsabile dei propri atti. Io credo nel diritto a proteggere me stesso, la mia famiglia, la mia comunità da ladri, assassini, stupratori, invasori e da una macchina burocratica forte con i deboli e debole con i forti, esosa con i miti, remissiva con gli arroganti. Io, Signore vedo che quelli che sono i più attivi nel perseguitarmi sono ricevuti con tutti gli onori e vengono lodati pubblicamente dai tuoi ministri che con loro tagliano nastri preoccupandosi solo che il rubinetto dei finanziamenti non venga mai chiuso. Incapaci di vivere come credevano, hanno finito per credere come hanno vissuto, scambiando le indicazioni all’entrata della via della vita e della morte.

Io, Signore, mi riconosco peccatore, so di fare schifo per le mie tante e tali infedeltà ai Tuoi comandamenti, ma proprio per questo mi inginocchio a Te, mi abbarbico al Tuo legno, non voglio fuggire, non voglio rinnegarti, sono insieme a tanti fratelli, ci diamo coraggio gli uni agli altri, ma siamo soli; tranne pochi, i tuoi discepoli, quelli che hai ricolmato della Tua Grazia nel sacramento dell’Ordine, se la sono svignata, hanno preferito le lodi del mondo. Io sono ai Tuoi piedi, ho paura, sì, ho paura, ma non voglio andarmene e so che senza di Te non posso nulla. Come Te sulla croce, come i Tuoi figli e miei fratelli delle zone martoriate dalla persecuzione, anch’io per i nemici della Tua parola invoco il perdono. Dammi forza, un branco di cani mi circonda, ho bisogno di ascoltare la Tua voce, prima che vengano a prendermi. Tra non molto.

 

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