Guareschi, una associazione cattolica ci va in pellegrinaggio

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Si dice ripetutamente che il romanziere Giovanni Guareschi (1908-1968) sia l’autore, o almeno l’autore novecentesco, più letto all’estero, ed anche il più tradotto nei mille idiomi del pianeta. Il che, se fosse vero, sarebbe un bel vanto per la nostra cultura, nazionale e religiosa, essendo impossibile concepire un Guareschi e la sua celeberrima saga, al di fuori della cattolicità e dell’italianità del secondo dopoguerra.

Difficile comunque stilare statistiche su ciò che realmente si legge nel mondo, statistiche peraltro che sarebbero in perenne movimento. Ma di sicuro l’autore della saga arci-contemporanea di don Camillo e Peppone, ha creato qualcosa che è destinato a durare nei decenni e forse nei secoli. Un po’, fatte le debite proporzioni, come i Promessi Sposi, in cui, al di là delle vicende seicentesche, le figure di Renzo, Lucia, don Abbondio, l’Innominato e Fra Cristoforo, resteranno per sempre memorabili, quali prototipi di umanità, eterni come sono eterni i vizi e le virtù, la purezza e la bontà, la malizia, la codardia e la sagacia.

Tempo fa lessi che proprio Guareschi e Manzoni erano le letture preferite da suore, preti e forse perfino vescovi e cardinali! Guareschi però, rispetto al Manzoni filo-liberale e anti-austriaco, appare assai meno politicamente corretto, visto il suo anticomunismo viscerale e la critica, da cattolico non conformista, anche verso la democrazia cristiana degasperiana.

Ebbene, una piccola associazione riminese, il centro studi Giuseppe Federici, per il ventennale della sua fondazione, organizza un vero e proprio pellegrinaggio nei vari luoghi guareschiani. Il 25 aprile, quindi, i membri del sodalizio e tutti gli interessati si recheranno prima al cimitero di Roncole Verdi (frazione di Busseto, Parma), per omaggiare la tomba di Giovannino, della moglie Ennia e della figlia Carlotta, nota come la pasionaria. Successivamente andranno a visitare la mostra “Giovannino nostro babbo”, in presenza del figlio vivente Alberto Guareschi. Ci sarà anche una breve sosta al Bar Guareschi, aperto nel 1957, che conserva gli arredi scelti dallo scrittore.

Dopo il pranzo sociale, i convenuti faranno circa 15 km per arrivare alla casa natale del poeta (frazione Fontanelle) e visiteranno il museo del Mondo Piccolo guareschiano, e alcuni luoghi limitrofi che hanno ispirato i passaggi più noti dei libri e perfino scene dei mitici film, interpretati da Cervi e Fernandel.

Come scrisse tempo fa Marcello Veneziani, “Per comporre la biografia civile di Guareschi bisogna riconoscere i suoi tre paradossi: dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista; dopo aver vinto la battaglia nel ’48, appoggiando la Dc di De Gasperi, finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi; dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo e là scrisse il primo libro nero del comunismo”…

Nel clima di esterofilia dogmatica dell’Italia di oggi, e di parallelo sabotaggio delle radici più profonde e popolari della nostra cultura, bisogna incoraggiare tutte le iniziative di recupero della memoria verace e del suo patrimonio storico, religioso e letterario.

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