Fare memoria: quando Prodi laureò Soros

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Da Repubblica, 31 ottobre 1995

BOLOGNA – George Soros sorride a tutti. Manovra dodici miliardi di dollari, anche se dice che per vivere gli bastano venti milioni. La sua grande fortuna sono le manovre sulle valute. E’ un filantropo, spende miliardi per il Terzo Mondo e i paesi dell’ ex-comunismo: predica la “società aperta” del suo maestro Karl Popper.

Si dipinge così: “Sono un uomo di Stato senza Stato. Nel realismo della geopolitica, ormai gli Stati sono fatti solo di interessi e non di principi. Io allora sono un capo con solo i principi e senza interessi“.

Soros è uno dei più grandi finanzieri del mondo e ieri a Bologna, nella più antica università del mondo, gli hanno dato la laurea honoris causa. In economia. Festa di professori, banchieri, industriali. Ma anche un abbozzo di contestazione. Succede che uno dei Creso della terra sia attaccato, nella città pur sempre “rossa”,

dalla destra, ex o neofascista, che lo accusa di essere uno “speculatore”, “l’ alfiere di un capitalismo senza scrupoli e senza patrie“.

Mazurke nel gran ribaltone del mondo? Un attimo, dicono due alfieri italiani del capitalismo temperato: Romano Prodi e Stefano Zamagni, responsabile dell’ Ulivo per le politiche sociali e le risorse umane. Ecco Prodi, a fianco di Soros, presentarne l’ ultimo libro, riprenderne la necessità di “regole” nel mercato finanziario mondiale. “Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro”.

Ecco Zamagni, preside di Economia, stizzirsi: “E’ una montatura. I soldi li ha fatti nel rispetto delle leggi”. Tutti a riconoscere l’ importanza della “Open Society Fund” creata da Soros per allargare nel mondo il concetto di democrazia economica e politica, il suo sostegno a università e studenti: 350 milioni di dollari per gli atenei di tutto il mondo, 1.600 miliardi di lire per quelli dell’ Europa centrale, per la loro uscita dalle miserie comuniste. Tant’ è.

Proprio mentre Soros riceve la laurea in aula magna, sugli spalti appare uno striscione. “Niente laurea agli speculatori”. Lo brandiscono giovanotti di Alleanza nazionale. Poliziotti li fanno uscire. Un brivido, solo uno in platea. Il rettore Fabio Roversi Monaco indurisce, alza la voce parlando degli “uomini colti” a cui “segnalare i meriti eccezionali che George Soros ha acquisito nel sostegno della cultura”. Tant’ è. Volantini vengono gettati nell’ aula. Alleanza nazionale se la prende con “Bologna e i progressisti” che laureano lo “speculatore”.

cattura

L’ Msi-Fiamma tricolore, gli ultimi nostalgici, allargano il tiro a Prodi, “padrino” di “chi affossa la lira”. Gli stessi stampati vengono distribuiti nel piazzale lì di fronte, riappaiono al pomeriggio quando Soros-Prodi-Zamagni-Roversi vanno a presentare ad Economia e Commercio il libro del finanziere. Aula strapiena, di studenti e uomini d’ affari. Batti mani per tutti. La protesta resta per strada. E quando un giornalista Usa rilancia a Soros l’ accusa di “speculatore”, lui non batte ciglio. “Non credo di dovermi difendere da nulla. Io ho sempre lavorato secondo le regole del mercato. E spetta ai governi stabilirle queste regole. Io anzi le chiedo, non credo nel laissez faire selvaggio“. E se la Bologna politica non si fa vedere, quella degli affari scuote, come i professori, la testa. Giuseppe Gazzoni Frascara, signore di Dietorelle, Idrolitina e calcio, sindaco mancato di una coalizione morbidamente berlusconiana, invita Soros, Prodi, Andreatta, l’ ex ministro di Forza Italia Bernini, altri universitari a pranzo a casa sua. “E’ ridicolo – dice – contestare un uomo che ha contribuito al crollo del comunismo. La politica si immischia di tutto: per attaccare Prodi, si usa Soros. E’ maleducato ed inospitale. Fini certo non sarebbe d’ accordo”. Guardi che quelli sono uomini suoi e due deputati di An, Gasparri e Parlato, hanno presentato sulla laurea un’ interrogazione parlamentare. “Allora, peggio per Fini”.

di MARCO MAROZZI

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