Bruno Cornacchiola, il veggente protestante “protestato” da Maria

Il veggente_Esec.indd
È uscito nel febbraio 2016 ed è stato subito un successo, ristampato dopo neanche quattro settimane dalla pubblicazione. È il libro di Saverio Gaeta, che racconta per la prima volta l’incredibile e controversa apparizione della Beata Vergine a Bruno Cornacchiola in via Laurentina, sulla Collina delle Tre Fontane. Non entrerò nel merito dei segreti affidati dalla Madonna al Veggente, che lascio alla vostra (più o meno devota) curiosità. Quello che trovo particolarmente degno di riflessione è invece la vita di Cornacchiola ed il fatto che la Vergine sembra essersi rivolta a lui per annunciare uno delle più grandi aggressioni alla Chiesa di Cristo di tutti i tempi.

Bruno nasce e cresce povero, tra violenza domestica, furti e galera. Da giovane, però, si avvicina alle comunità evangeliche (durante la seconda Guerra Mondiale, a Saragozza, incontrò Otto, un soldato tedesco protestante che lo introdusse al luteranesimo). Dei colloqui con Otto Cornacchiola scriveva: “Noi protestanti siamo contrari alle affermazione della Chiesa cattolica, incominciando dalla confessione, che è invenzione dei preti per fare la spia, e poi siamo contro la Messa, l’Eucarestia, l’Immacolata….”. Il Cornacchiola si convinse talmente tanto che il male del Cristianesimo s’incarnasse nella Chiesa cattolica romana

e nel Pontefice che giorni dopo l’incontro con Otto acquistò un coltello sulla cui lama incise la scritta “A morte il Papa”, giurando di ucciderlo se ne avesse avuto la possibilità. Entrato nella chiesa avventista del settimo giorno e nominato, grazie al suo temperamento e alla sua personalità energica, direttore della Gioventù missionaria avventista del Lazio, inizio la sua personale guerra contro la Chiesa cattolica, combattuta ogni giorno fuori dalle chiese lanciando strali contro i dogmi cattolici e incitando i suoi tre figli a sputare contro i preti che incontravano per strada.

Poi avvenne l’inusitato. Furono proprio i suoi figli a vedere la Madonna che appariva in una delle grotte alle Tre Fontane. Essi s’inginocchiarono tutte e tre con le mani giunte ripetendo in estasi: “Bella Signora, Bella Signora….”. Il Cornacchiola pensò subito ad uno scherzo e s’infuriò. Ma la cosa che proprio non poteva sopportare è che i loro figli stavano imitando la preghiera cattolica (in ginocchio e a mani giunte), laddove gli avventisti pregano in piedi e senza unire le mani. Anni dopo, il 3 ottobre 1986, il veggente renderà note le parole della Vergine durante la conversazione con alcuni devoti, in cui c’è un riferimento diretto al protestantesimo: “La Vergine Madre […] mi indicò la via della salvezza […] che è il mondo con le sue false ideologie. E io lasciai la menzogna: il protestantesimo”.

Cornacchiola_Cancello_Grotta

Che il protestantesimo non sia proprio la verità per i cattolici non è certo una novità. San Pio X nella Pascendi infatti così si esprimeva: “Il protestantesimo o religione riformata […] è la somma di tutte le eresie che furono prima di esso, che sono state dopo e che potranno nascere ancora a fare strage delle anime”. Recentemente anche il Prefetto della Dottrina della Fede, Gerhard Müller, ha ricordato come si debba far attenzione affinché la Chiesa non si abbandoni ad una certa “deriva protestante”. Singolare è proprio la scelta da parte della Madre di Dio di un veggente che, nel secolo a più alto rischio di deriva cattolica verso il protestantesimo, ne aveva abbracciato quasi fanaticamente la dottrina.

Come è singolare notare che molti elementi un tempo associati all’eresia luterana, oggi siano entrati di fatto nel culto cattolico. Lo stesso Ratzinger anni fa mise in guardia da tale deriva: “Chi oggi parla di “protestantizzazione” della Chiesa cattolica, – sosteneva– intende in genere con questa espressione un mutamento nella concezione di fondo della Chiesa, un’altra visione del rapporto fra Chiesa e vangelo. Il pericolo di una tale trasformazione sussiste realmente; non è solo uno spauracchio agitato in qualche ambiente integrista”. Ma è ancora più singolare come qualche giorno fa il Predicatore della Casa Pontificia, padre Arturo Cantalamessa, in occasione della solenne celebrazione per il Venerdì Santo, abbia pronunciato affermazioni che non pochi hanno qualificato come azzardate. Per Cantalamessa “la giustizia di Dio è l’atto mediante il quale Dio rende giusti, a lui graditi, quelli che credono nel Figlio suo. Non è un farsi giustizia, ma un fare giusti. Lutero ha avuto il merito di riportare alla luce questa verità, dopo che per secoli, almeno nella predicazione cristiana, se ne era smarrito il senso. E’ di questo soprattutto che la cristianità è debitrice alla Riforma”. Eppure la dottrina luterana della Giustificazione è stata già condannata in quanto eterodossa. Per Lutero Dio non distrugge i peccati dell’uomo, ma gli imputerebbe la sua giustizia.

Come ricorda don Alfredo Morselli per Lutero “il predestinato si ritrova ad essere simul iustus et peccator, nello stesso tempo giusto e peccatore”, mentre la Dottrina cattolica tridentina afferma che “mediante la libera accettazione della grazia, l’uomo da ingiusto diventa giusto, da nemico amico, ed erede secondo la speranza della vita eterna”. Prosegue don Morselli: “ogni qual volta chiediamo perdono a Cristo Nostro Salvatore, Egli distrugge radicalmente i nostri peccati, bruciandoli nel fuoco della fornace ardente della carità del suo Cuore”. Va detto che padre Cantalamessa non è nuovo a queste posizioni. Nel dicembre scorso, auspicando un riavvicinamento fra cattolici e protestanti, indicò come ostacolo fra le due confessioni la nostra “sconsiderata” devozione alla Vergine. Per Cantalamessa la via della riconciliazione passa “per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso”. Il cinquecentenario dalla nascita del Protestantesimo si avvicina. Prepariamoci perché ne vedremo, ma soprattutto, ne sentiremo delle belle!

Mater Ecclesiae, ora pro nobis.

 

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • I compiti del governo Draghi e gli obblighi di chi lo ha voluto

      di Gaetano Quagliariello. La vicenda dei sottosegretari segna una battuta d’arresto per il governo Draghi. Per i modi con i quali si è pervenuti alla lista. E, ancor di più, per i nomi che la lista contiene. In principio era il governo “dei migliori”. Poi si è trasformato nel governo “dei comuni mortali”. Chi può faccia qualcosa per evitare l’avvento del governo “degli zombie”. Leggi il seguito…

    • Quando il magistero non è magistero? Uno spunto francese

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. In questo blog ci si è già occupati del problema se e quando le affermazioni del magistero riguardanti la Dottrina sociale della Chiesa siano vincolanti per il credente ed esigano obbedienza. Con papa Francesco questo è ormai diventato un enorme problema. A tornare sull’argomento è ora la rivista francese Liberté Politique con il fascicolo n. 87 dal titolo “Parole et autorité dans l’Église”. Leggi il seguito…

    • La Cina a caccia dei porti dell’Adriatico. Ma Rijeka (Fiume) dice no

      di Vladimir Kosic. Ciò che né gli Stati Uniti d’America e né l’Unione Europea vogliono è che si ripeta quanto accaduto con il porto del Pireo e con la “Via della seta” (Sea&Belt Initiative) in cui è coinvolta l’autorità portuale di Trieste all’interno del disegno cinese che coinvolge non solo il nostro paese ma l’Europa intera. Il primo, sfacciato, risultato è stato segnato con l’ingresso/possesso del porto del Pireo, ormai completamente nelle mani di Pechino. Con l’accordo sottoscritto tra Xi Jinping e Kyriakos Mītsotakīs, premier greco, la Grecia è diventata l’ingresso della Cina in Europa ottenendo in cambio pochi spiccioli Leggi il seguito…

    • L’anno che ci invecchiò di colpo

      di Marcello Veneziani. Come riassumere in una sola immagine, in un solo pensiero, quasi in un’epigrafe storica per i posteri il senso dell’anno trascorso sotto la pandemia? In sintesi: fu l’anno che ci invecchiò di colpo. Nell’arco che va da marzo scorso a oggi, siamo invecchiati tutti più in fretta; donne, vecchi e bambini, giovani e adulti, in ogni parte del mondo. Abbiamo vissuto un anno da vecchi, con una mezza tregua estiva. Stando reclusi in casa, vivendo da pensionati, da cagionevoli, da convalescenti, distanti da tutti, isolati dagli altri, al riparo dal mondo; abbiamo curato la nostra sopravvivenza vivendo meno, non lavorando, non uscendo, non viaggiando, non rischiando. Leggi il seguito…