Carlo Casonato, Carlo Flamigni e l’utero in affitto

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Carlo Casonato, professore ordinario di diritto costituzionale comparato presso l’Università di Trento, si occupa, presso la stessa università, di biodiritto e di bioetica. Con una posizione ben definita, che fu chiara già all’epoca del referendum del 2005 sulla legge 40. Casonato si schierò contro quella legge che, tra le altre cose, vietava utero in affitto, eterologa e sperimentazione occisiva sugli embrioni.

Alcuni giorni orsono il dottor Casonato ha invitato a Trento, presso l’università, Carlo Flamigni,

il mago della provetta in Italia, il quale ha di fatto difeso ciò che per il nostro paese è un reato, cioè l’utero in affitto.

Carlo Flamigni è membro, come Casonato, del Comitato nazionale di Bioetica: vi rappresenta in parte la sua parte politica (nato e cresciuto a sinistra, ha militato nel PCI e nello Uaar), dall’altra il mondo, molto ricco e influente, della fecondazione artificiale.

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Proprio grazie ad essa, infatti, Flamigni è un proletario, politicamente parlando, ma, di fatto, un super miliardario.

Il 29 dicembre del 2000 Repubblica lo metteva in cima alla lista dei “paperoni” di Bologna, indicando il suo guadagno dell’anno precedente: 824 milioni. Una cifra che i medici, di solito, non guadagnano, neppure diviso 10, almeno che non operino in alcuni settori limite, come quello della fiv.

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Alle dichiarazioni di Flamigni, invitato dal Casonato come ospite d’onore, è seguita, prontamente, la risposta dei consiglieri della Civica, Rodolfo Borga e Claudio Civettini (vedi qui: http://www.gruppoconsiliarecivicatrentina.it/wp-content/uploads/2017/03/Intervento-utero-in-affitto-Trentino.pdf).

A noi solo alcune considerazioni.

La prima: è bello sapere che il paperone di Bologna, abbia così a cuore la povertà altrui, da difendere la maternità surrogata, una forma di schiavitù delle donne povere, proprio in nome di una presunta compassione verso quella povertà. Eppure l’argomento secondo cui per lo schiavo, essere schiavo è un bene, perchè così riceve il pane, magari in abbondanza, non sembra irresistibile nè dal punto di vista della morale nè da quello del diritto. Casonato dovrebbe aver qualcosa da eccepire in proposito.

La seconda: Flamigni fa, come molti, l’ingenuo. Eppure cosa sia l’utero in affitto lo sa molto bene, visto che ci ha scritto sopra persino un romanzo, a suo tempo. Raccontando cosa accade davvero, tante volte, nella fecondazione artificiale, e come vengano utilizzate le donne povere, magari immigrate, per l’utero in affitto (vedi sotto breve recensione del romanzo).

La terza: Casonato, stando alle relazioni dei giornali, non ha preso posizione riguardo al tema in questione, e, a quanto ci risulta, si è sempre tenuto molto prudente sul tema, senza esporsi pubblicamente a favore del diritto delle donne a non essere affittate per nove mesi e dei bambini ad avere la propria madre.

Eppure, a Roma, con molta discrezione, Casonato ha aderito, all’interno del comitato nazionale di bioetica, alla condanna dell’utero in affitto, definito, così come la compravendita di ovuli, “mercificazione del corpo umano” e condannato con queste parole molto chiare: “Il CNB ricorda che la maternità surrogata è un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio sottoposto come un oggetto a un atto di cessione” (vedi http://presidenza.governo.it/bioetica/mozioni/Mozione_Surroga_materna.pdf ).

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Casonato dunque, sembra pensarla, sebbene sotto voce, come i consiglieri della Civica, e non come  il suo ospite d’onore Carlo Flamigni.

Oppure si può anche pensare che il professor Casonato abbia due punti di vista diversi: quello romano (forse perchè, a quanto si vocifera, il suo nome fu segnalato da personalità cattoliche?) e quello trentino. Ma questa doppiezza non possiamo nemmeno per un attimo immaginarla.

 

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Qui un breve sunto del romanzo Giallo uovo di Carlo Flamigni:

 

Si tratta, in soldoni, delle vicende di vari personaggi, tra cui il dottor Giovanni Ardire, laureato in medicina a Bologna, la città di Flamigni, che “aveva cominciato a lavorare con un ginecologo di non grandissimi principi morali”, il quale accanto alla fecondazione artificiale praticava gli aborti.

Ardire era poi finito sotto accusa per “commercio di gameti, vendita di embrioni, uso non autorizzato di seme di donatori”. Del resto il suo compito non era facile: lavorare nell’ambito della fecondazione artificiale significa, infatti, essere in “un settore che, in fondo, non aveva uno statuto scientifico particolarmente avanzato”, in cui però, in molti “avevano fatto soldi, carriera e comparivano nei talk-show”. A questo medico viene dato il compito di fabbricare un figlio rigorosamente maschio, utilizzando l’utero di una donna disposta ad affittarlo, “certamente non gratis et amore dei”. Al medico vengono assicurati, in caso di successo, “cento meloni”, cioè “cento milioni”. Di fronte all’offerta il dottor Ardire si illumina, accantona ogni remora, e accetta. Quindi si procura una giovane donna, Maria: “la storia di Maria non era dissimile da quella di molte ragazze cinesi che vengono a lavorare in Europa piene di speranze”, e disposte a tutto. Trovato il contenitore in cui far crescere il futuro bambino, al dottor Giovanni resta solamente da applicare la famosa diagnosi pre impianto per la selezione del sesso. Così il procedimento può iniziare: alla donna vengono prelevati 18 ovuli, evidentemente con una iperstimolazione ovarica non indifferente, da fecondare con “seme sufficiente per 50”: “se si formano troppi embrioni, possiamo congelare quelli in eccesso… Sei comunque ci vogliono tutti e subito, visto che bisogna selezionare i maschi”. Vengono così formati quattordici embrioni, di cui otto vengono congelati, gli altri analizzati per determinarne il sesso: “l’esame era andato benissimo e aveva identificato due maschi e quattro femmine, tutti normali. Poi (il dottore, ndr) aveva scoperto di aver buttato via, per errore, il foglietto che consentiva le identificazioni. Ora sapeva che c’erano due maschi e quattro femmine, ma non sapeva quali fossero i maschi e quali le femmine. Bisognava allora scongelare sei embrioni, meglio sette, in previsione di qualche danno dovuto alle manovre di congelamento e cominciare da capo”. Congela, scongela, raspa, gratta, seleziona, rompi per sbaglio le provette…: alla fine della vicenda nascono due gemelline femmine, e la storia finisce. Niente di particolarmente ironico, invero; anche come giallo, non un gran che. Interessante, però, questo scherzare sugli uteri in affitto, la selezione del sesso, il massacro di embrioni, e i tanti, tanti soldi che girano, intorno a queste abominevoli pratiche. I “cento meloni”, infatti, ritornano più volte, trattati con maggior riguardo, sicuramente, rispetto agli embrioni!

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Qui un piccolo contribuito medico alla comprensione di cosa sia la fecondazione artificiale eterologa:

http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/documento-rischi-e-svantaggi-della-fecondazione-eterologa.pdf

 

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