Se anche il cardinal Müller sta con i Dubia e con Cascioli

timone

Il Cardinal Gerhard Ludwig Müller ha rilasciato, alcuni giorni orsono, una lunga intervista al mensile il Timone, diretto da Riccardo Cascioli (che è anche direttore del quotidiano on line La nuova Bussola quotidiana). Tre paginate in cui ha dato una precisa interpretazione di Amoris Laetitia, in linea con il magistero precedente, e contraria a qualsiasi apertura alle tesi di Kasper, Marx e compagnia.

Ha inoltre insistito sull’importanza della dottrina,

e ha ribadito l’impossibilità di festeggiare Martin Lutero, che fu il divisore della Chiesa e i cui insegnamenti sono del tutto diversi da quelli della Chiesa cattolica.

La gran parte dei media ha visto in questa intervista lo schierarsi del cardinale con gli altri 4 colleghi, estensori dei celebri Dubia, tra cui Caffarra e Burke.

Non era difficile: la sostanza del discorso del cardinale che Benedetto XVI chiamò a custodire l’ortodossia della fede cattolica si oppone toto corde alla sostanza dell’insegnamento di Francesco, che ogni giorno batte contro la dottrina e i “dottrinari”, che ha esaltato Martin Lutero come nessun papa aveva mai fatto, e che ha scritto una lettera ai vescovi argentini, che hanno interpretato Amoris laetitia contro il magistero di Giovanni Paolo II, cioè aprendo alla comunione ai divorziati-risposati, complimentandosi con loro ( http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/amoris_laetitia_lettera_del_papa_ai_vescovi_di_buenos_aires/1257574

Che Müller e Francesco non si capissero, era chiaro da tempo: al di là delle dichiarazioni pubbliche, sempre molto sfumate e rispettose, del cardinale tedesco, la battaglia è stata durissima, già al Sinodo (vedi sotto).

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Lo scontro evidente è continuato, ed è stato ecclatante quando Francesco ha chiamato a presentare il testo di Amoris laetitia non il Prefetto della Fede, come sarebbe stato logico e doveroso, ma, nel solco di un continuo disprezzo di regole, ruoli e prassi ecclesiastiche secolari, al cardinal  Christoph Schoenborn, che si era più volte schierato pubblicamente per la comunione ai divorziati risposati.

CatturaIn quell’occasione il cardinale di Vienna, con un triplo salto mortale parlò dell’innovazione nella continuità, per far digerire ai cattolici il concetto seguente: ciò che Giovanni Paolo II ha vietato, sulla scia dei suoi predecessori, in realtà va reso lecito, per rispetto, appunto, all’innovazione nella continuità (espressione con cui si può dire tutto e il contrario di tutto).

Nonostante la lettera ai vescovi argentini, sopra citata, nella quale Bergoglio plaudiva alla scelta di dare la comunione ai divorziati-risposati, alcuni cardinali hanno continuato, inutilmente, a chiedere chiarimenti al papa: chiarimenti, si intende, ufficiali.

Perchè se un documento è ambiguo, se alcuni vescovi lo interpretano nel solco della tradizione (non comunione a chi non è in comunione con il suo coniuge, ma è in situazione, per la Chiesa, di adulterio) e altri nel senso contrario, occorre che la suprema autorità della Chiesa parli, e non in una lettera ad alcuni vescovi, ma in un documento ufficiale alla Chiesa tutta.

Invece Francesco non risponde, vuole che rimanga la confusione nella Chiesa.

Per più motivi: estimatore del protestantesimo e delle chiese nazionali, gli va quantomeno bene il fatto che vi siano nella Chiesa universale diocesi e paesi in cui vige una disciplina e altri in cui ne vige un’altra; estensore di un documento, Amoris laetitia, non concordato con i padri sinodali, e volutamente ambiguo, come ebbe a confessare uno dei suoi bracci destri, Mons. Bruno Forte (vedi documento sotto), è in realtà favorevole tout court a rovesciare il magistero dei papi precedenti (è l’unica vera innovazione che persegue).

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E’ bene tornare sulla confidenza di mons. Forte: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Ecco, la Chiesa è nel caos, perchè si sono fatti due sinodi per far dire ai padri sinodali quello che non si è riusciati a far dire (si ricordi, a tal proposito, la farsa della Relatio iuntermedia). Allora si sono forzate le cose, finendo in una ambiguità voluta.

Quella stessa ambiguità che permette alla Conferenza episcopale tedesca, quella dei fans di Lutero e beniamini di Francesco (Kasper, Marx…), di dichiarare che Amoris laetitia va interpretata in senso opposto al magistero di sempre, e al cardinal Müller di ribadire che ogni documento va interpretato in continuità con il magistero precedente, per cui, dove esiste ambiguità, vince la chiarezza della prassi e della dottrina di sempre.

Kasper e Marx hanno le loro “ragioni”, perchè trovano in Amoris laetitia l’ambiguità che gli occorre; Müller a sua volta, ha il dovere a ribadire che non può esistere nella Chiesa rottura dottrinale, per cui le note di Amoris laetitia, come ha detto anche mons. Gaeswein,  non possono cancellare la dottrina cattolica .

Per fare ciò, non per caso, Muller ha scelto le riviste e le persone che più si sono battute al finaco dei 4 cardinali, che, come ben si sa, sono molti di più di 4. 

Dal canto suo Bergoglio non risponde ai Dubia: appoggia i vescovi argentini, quelli maltesi e quelli tedeschi, lasciando ben capire cosa pensa. Ma sa di non aver argomenti per rispondere ai Dubia. Il sì sì no no evangelico, non è il suo parlare, e l’ambiguità gli permette di prendersi gioco di quanti, anche in buona fede, giurano e spergiurano che non è cambiato nulla, che i duabia non hanno ragion d’essere: ad aver capito male sono da una parte i 4 dubbiosi, dall’altra i tedeschi, i maletsi e gli argentini (che, sì, è vero, godono delle lodi e dei favori di Bergoglio).

ps anche costoro, rimarranno senza risposta: http://www.marcotosatti.com/2017/02/02/nuovo-appello-al-papa-mille-sacerdoti-chiedono-chiarezza-e-una-risposta-ai-dubia-risolto-pare-il-caso-di-don-uribe/#comments

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