Jabulani: un pallone con “un lato oscuro”?

Jabulani

di Attilio Negrini

Primavera 2016, vigilia del campionato europeo di calcio in Francia. Ascoltando la registrazione di una magistrale lezione di Massimo Introvigne sulla Massoneria a un certo punto si parla dell’architetto del mondo, che secondo il rito di York si chiama Jahbulon, la divinità il cui nome è composto da Javeh, Dio dell’Antico Testamento, Bul, il nome del Cananeo dio Baal e On, il dio egizio Osiride.

Questo nome mi ricorda qualcosa, il pallone con cui giocano da qualche anno i miei figli. Il suo nome è “Jabulani”, e fu adottato come pallone ufficiale dalla FIFA nel 2010 in occasione dei mondiali di calcio giocati in Sud Africa.

Quando il quattro di dicembre del 2009 il Jabulani venne presentato alla stampa, fu presto accolto con sfottò e pernacchie dagli addetti ai lavori, per le sue caratteristiche balistiche a dir poco incredibili. Ecco alcune testimonianze:

Gianluigi Buffon: “Lo Jabulani è un pallone indecente” (Repubblica, 1 giugno 2010).

Fabio Capello: “Lo Jabulani è il peggior pallone mai realizzato” (Corriere dello Sport, 17 giugno 2010).

Julio Cesar: “Siamo stupidi noi giocatori che accettiamo tutto” (Gazzetta dello sport, 2 giugno 2010).

Giampaolo Pazzini: “È difficile anche per noi attaccanti, perchè se arriva un cross e tu calibri il colpo di testa, poi il pallone “scarta” e rischi il liscio. Per me è un disastro”.

Poi c’è una divertente video intervista al calciatore brasiliano Luis Fabiano: “Sembra un pallone del supermercato, non si può calcolare la traiettoria”, seguito da un laconico “sobrenatural!” che suscita una immediata risata tra i giornalisti presenti.

Gli unici a correre in soccorso sono calciatori in qualche modo legati allo sponsor Adidas, la casa produttrice del pallone, come l’ex campione del Milan Kakà: “Vorrei calmare le acque su tutti i discorsi attorno allo Jabulani  perché da quando faccio il calciatore professionista, in occasione di ogni grande manifestazione ho ascoltato critiche su ogni tipo di pallone”.

Jabulani, Jahbulon, è evidente il riferimento etimologico del nome del pallone, ma non si può sempre scadere nel complottismo, la via più facile per dare una risposta a tutto e trovare il colpevole di ogni male. Il solito grande vecchio che nessuno vede ma tutti immaginano, e poi che male c’è? Si tratta di una palla da calcio!

Le informazioni ufficiali sul nome del pallone dicono che questa parola viene dalla lingua zulu, nella quale ha il significato di “esultare”.

Cattura

Ma la spiegazione non convince. Cercando con Google a prima vista non appare nulla di eclatante, poi però approfondendo la ricerca ecco spuntare dei particolari.

“Quattro elementi triangolari su sfondo bianco conferiscono al pallone un aspetto unico, in cui si riconosce lo spirito africano” scrive il Corriere dello Sport. “Otto elementi tridimensionali di forma sferica in EVA e TPU sono saldati termicamente tra loro e si congiungono armonicamente attorno alla carcassa interna, e il risultato è una sfericità perfetta”.

Osservando però il pallone risulta evidente come i quattro elementi triangolari posti simmetricamente sulla sfera formano dei triangoli, visivamente iscritti in un crchio, che sono esattamente il triangolo massonico con la scritta “jah”. “bul”. “on”, rispettivamente su ciascun lato (scritta ovviamente assente sul pallone).

Forse allora il commento di Luis Fabiano, “Sobrenatural”, non era così fuori luogo.

La simbologia è essenziale nella massoneria. Scriveva Andrew Michael Ramsay, massone vissuto a cavallo tra diciassettesimo e diciottesimo secolo. “‘Noi possediamo dei segreti, segreti che consistono in segni grafici e in parole sacre e che compongono un linguaggio tanto muto quanto eloquente, grazie al quale possiamo dialogare a distanza e riconoscere di primo acchito i nostri Confratelli, quale che sia la loro lingua”.

La domanda è, posto che il Jabulani sia la firma della massoneria su una competizione sportiva internazionale, come si traduce questa influenza sui campionati mondiali?

Quando ci si addentra in queste ricerche si rischia di perdersi, di capirne sempre meno e di coprirsi di ridicolo, tuttavia qualcosa di strano accadde durante i mondiali del Sud Africa.

“La potentissima lobby cultural-affarista del condom non si ferma neppure di fronte allo sport. Anzi, proprio il campionato mondiale di calcio in Sudafrica ha rappresentato un ottimo pulpito per proclamare al mondo il verbo della contraccezione. In contrapposizione, peraltro, con il retrivo e oscurantista Benedetto XVI”.

Così esordisce Gianfranco Amato in un articolo riportato nel suo “I nuovi Unni” (Fede & Cultura, 2012).

In quell’occasione la Gran Bretagna inviò in Sudafrica ben 42.000.000 di preservativi da usare durante la World Cup. In un primo momento la FIFA si oppose alla pubblicità del condom e alla distribuzione gratuita negli stadi, poi, “di fronte alla minaccia di una scomunica da parte della chiesa del politically correct, ha visto bene di fare marcia indietro” e “tramite un comunicato ha puntualmente smentito di aver bloccato le benemerite attività finalizzate alla lotta all’AIDS, e ha dichiarato, anzi, che aprirà proprio a Cape Town, in Sudafrica, il primo “centro della speranza”, il Football for Hope Khayelitsha Center, dove per la prima volta il calcio sarà usato come una scuola per i bambini, affinchè vengano istruiti su come evitare il contagio dell’AIDS”.

Ma siamo sicuri che queste campagne abbiano lo scopo di debellare l’AIDS e che siano efficaci? Niente affatto. “Il governo sudafricano distribuisce ogni anno 450 milioni di preservativi, e malgrado ciò, oggi in quel Paese vi sono 5,7 milioni di sieropositivi, su una popolazione di 47 milioni di abitanti” e “il 30% circa delle donne in stato di gravidanza è affetta da AIDS” (Sempre Gianfranco Amato – “I nuovi Unni”).

Ma allora chi e per quale recondito motivo ideologico sponsorizza il condom e, soprattutto, usa una manifestazione sportiva come i mondiali di calcio per questo scopo?

Forse la risposta è scritta in un pallone, quello del controllo delle nascite è infatti da sempre uno dei principali cavalli di battaglia di stampo gnostico della massoneria.

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