I PROMESSI SPOSI DI ALESSANDRO MANZONI. Cinquantesimo anniversario dell’opera televisiva di Sandro Bolchi

Nel 1967, esattamente cinquant’anni fa, Sandro Bolchi, autore di numerose trasposizioni televisive, realizza, forse, il suo capolavoro: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Sandro Bolchi, 1924-2005

Della durata di complessivi 480′, otto puntate trasmesse dall’1 Gennaio 1967 al 19 Febbraio 1967, Bolchi dona al pubblico

un romanzo in cui immagine e parola già nella mente del Manzoni erano nate pressoché insieme. Francesco Gonin, infatti, del romanzo aveva curato l’editio princeps, pubblicata nel 1840.

Con la collaborazione di Riccardo Bacchelli, per la sceneggiatura, e di Giancarlo Sbragia, in qualità

di narratore fedele del testo manzoniano, Bolchi porta in ambienti esterni il genio recitativo di attori di primo ordine, formati alla dura scuola del teatro, imprimendo alla televisione la svolta del secolo: mantenere la qualità del teatro, ambientando la scena anche fuori degli studi televisivi. Amiamo ricordare le sapienti interpretazioni di

Nino Castelnuovo (Renzo Tramaglino),

Paola Pitagora (Lucia Mondella)

Lilla Brignone (Agnese

Tino Carraro (Don Abbondio)

Elsa Merlini (Perpetua)

Luigi Vannucchi (Don Rodrigo)

Glauco Onorato (Il Griso)

Carlo Cataneo (Il Conte Attilio)

Franco Parenti (Azzeccagarbugli)

Massimo Girotti (Fra Cristoforo)

Lea Massari (Gertrude – La Monaca di Monza)

Fosco Giachetti (Il principe, padre di Gertrude)

Germana Paolieri (La principessa, madre di Gertrude)

Salvo Randone (L’Innominato)

Cesare Polacco (Il conte zio)

Aldo Soligoj (Egidio)

Mario Feliciani (Cardinale Federigo Borromeo)

Gianni Bonagura (Tonio)

Ennio Groggia (Gervaso)

Mario Pisu (Il Podestà di Lecco)

Carlo Sabatini (Fra Galdino)

Gabriella Giacobbe (Donna Prassede)

Sergio Tofano (Don Ferrante)

Antonio Battistella (Sarto)

Bianca Toccafondi (La moglie del sarto)

Edoardo Toniolo (Antonio Ferrer)

Augusto Mastrantoni (Padre provinciale)

Raffaele Giangrande (Don Gonzalo)

Mauro Di Francesco (Menico)

Guido Lazzarini (Padre Felice)

Elio Crovetto (Uno sfaccendato)

Dino Peretti (Grigna Poco)

Michele Malaspina (il presidente del Tribunale di Sanità)

Neda Naldi (Madre Badessa)

Armando Benetti (Ambrogio)

Ermanno Roveri (Fra Fazio)

Michele Riccardini (Il padre guardiano)

Gina Sammarco (La governante)

Nando Tamberlani (Il vicario delle monache)

Antonio Colonnello (Il capitano di giustizia)

Piero Buttarelli (Pedro)

Cesare Bettarini (Il vicario di provvisione)

Gianfranco Mauri (Ambrogio Fusella)

Mario Bardella (Bortolo Castagneri),

Essi tennero sospesi per otto domeniche, in prima serata, anche noi bambini di dieci anni. Fu la magia della bellezza.

Ancora, a distanza di cinquant’anni, non posso dimenticare la mia famiglia riunita per quest’evento, che impresse nel mio animo di piccolo, aperto alla conoscenza e all’amore, la bellezza di scene, vicende, espressioni, sguardi, silenzi, parole, panorami indimenticabili.

Così, e questa credo sia la più bella commemorazione di una simile opera immortale, lo scorso anno scolastico, cogliendo occasione da un lavoro teatrale su I promessi Sposi, realizzato da alcune mie colleghe di quinta elementare con i nostri vivacissimi alunni, ho proposto, in due ore concentrate, la visione di numerosi brani dell’originale televisivo in bianco e nero. Ma come già accadde in

Perpetua e Renzo Tramaglino

numerose classi, per il favoloso bianco e nero Marcellino pane e Vino, anche per il Manzoni-Bolchi, l’intera quinta fu trattenuta senza difficoltà sulle sedie per l’intera presentazione da noi antologizzata. I bimbi erano catturati dalla vicenda, dal pensiero, dallo scorrere calmo delle scene. Tutto parlava loro.

La magia di cinquant’anni fa si ripeteva, in un mondo frenetico e, forse, senza bussola, grazie al candore di quanti sanno ancora innamorarsi della bellezza perché in loro rinasce lo stupore, solo che se ne offra la semplice possibilità, senza mai stancarsi .

Uno stupore che si rinnovava al moto delle placidi e grigie acque del Lago di Como, o inanzi al volto di Lucia, come per la semplicità dei dialoghi di un fra’ Galdino. Ma questa, miei buoni lettori, sarà materia della prossima volta.

 

Lucia Mondella                                       Paola Pitagora

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