I Dubia: un tentativo di salvare l’unità della Chiesa

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L’unità della Chiesa è una vicenda più complessa di quello che alcuni dicono. Deve essere diciamo così, sia diacronica che sincronica.

La Chiesa deve cioè essere fedele al depositum fidei, conservato e trasmesso nel corso del tempo. San Paolo diceva:

“Vi ho trasmesso ciò che anch’io ho ricevuto”

Questo significa che la Chiesa non può insegnare oggi il contrario di quello che insegnava ieri. Il dogma può essere approfondito, compreso sempre meglio, ma non mutato, capovolto.

L’insegnamento secolare della Chiesa in materia di matrimonio è molto chiaro, e non ha mai ammesso eccezioni.

Recita così il Catechismo ufficiale: “Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti” (Catechismo, 1756).

Ciò significa, quanto al matrimonio, che l’indissolubilità è stata sempre annoverata come imprescindibile, tanto che già gli apostoli confidarono a Gesù: “Questo linguaggio è duro…”.

Ebbene, se la Chiesa ha sempre insegnato questo, in ogni luogo e tempo, le cose possono essere cambiate con Amoris laetitia, nell’anno del Signore 2016?

I cardinali firmatari dei Dubia credono che il documento non possa contenere insegnamenti in contrasto con quelli del magistero dei papi del passato. Verrebbe meno l’unità diacronica della Chiesa. L’unità tra Pietro e Pietro, tra la Chiesa di ieri e la Chiesa di oggi.

Quanto all’unità sincronica, vi sono vescovi, cardinali, intere conferenze episcopali, sacerdoti comuni… che danno una lettura diversa del documento. Questo genera incertezza e confusione.

Possibile che quello che è lecito in Germania, non lo sia in Africa (ogni riferimento allo scontro tra il cardinal Kasper e i cardinali africani, è voluto)?

No, non è possibile.

Occorre dunque che Roma parli, e dica chiaramente, in un documento ufficiale e solenne, se i dubbi, legittimamente espressi, cui è doverso rispondere, sono legittimi o meno.

I sotterfugi (mettere le novità in nota; mandare lettere ai vescovi di un singolo paese; dire pubblicamente che ci si rivolga al cardinale di Vienna; pronunciare discorsi ambigui…) non sono una via che risponda all’invito di Cristo: il vostro parlare sia sì sì, no no.

A tutto ciò si aggiunga che l’unità della Chiesa è stata, in questi anni, più volte lacerata, con fughe in avanti che volevano imporre una linea ben precisa a chi era chiamato a decidere quella linea (basti pensare al celebre discorso di Kasper, che guarda caso diceva dove si doveva andare, ancora prima che il Sinodo iniziasse)

Nei sinodi è avvenuto che la minoranza rivoluzionaria ha spinto attraverso i media e in vari modi, per far vincere le proprie posizioni, non riuscendo nell’intento.

Le due pagine qui di seguito, tratte dal libro La famiglia controversa di Bertocchi e Matzuzzi, ricordano uno di questi episodi, in cui mons. Bruno Forte e Antonio Spadaro, approfittando del loro potere, presentarono le proprie posizioni come fossero condivise dai padri sinodali:

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