Critica a Galeazzi: disinformazione, calunnia e diffamazione?

SanPietroDopo il discutibile articolo pubblicato sulla Stampa (del 16.10.2016) contro i cosiddetti tradizionalisti anti Francesco (che sarebbero altresì degli adoratori di Putin!) e le polemiche nel frattempo intervenute, Pierluigi Mele ha intervistato Giacomo Galeazzi, coautore con Andrea Tornelli di quel dossier. L’intervista è uscita il 18 ottobre su rainews.it.

In un discorso del 22.3.2014 Papa Francesco disse così ai giornalisti presenti: “La disinformazione è dire metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà (…). Da questi tre peccati per favore fuggite: disinformazione, calunnia e diffamazione”.

Non sappiamo proprio se Tornielli e Galeazzi siano fuggiti davanti a questi tre peccati con il loro dossier sulla Stampa citato sopra. Ma visto che esso è già stato confutato e corretto (su Libertà e Persona, da Asia news, etc.), ci limitiamo a segnalare le contraddizioni presenti nell’intervista al solo Galeazzi, in cui il giornalista “francescanista” (ossia seguace di papa Francesco visto come un idolo più che come un Vicario…) riprende e ampia il discorso sugli oppositori del papa.

Citiamo e mostriamo le aporie: né più né meno.

Secondo Galeazzi il dossier suo e di Tornelli ha usato un “metodo rigorosissimo”, e infatti i tradizionalisti in questione “non hanno elementi per contestare neppure una virgola di quello che abbiamo riportato”. La verità sta all’opposto: gruppi e siti accusati dal duo “francescanista” si sono difesi negando molte delle accuse riportate nel pezzo. Per esempio, padre Cervellera, un po’ più autorevole di Giacomo Galeazzi, ha negato di essere avverso a Papa Francesco o etichettabile come tradizionalista. Il blog Rosso porpora ha negato il numero di visite quotidiane che gli venivano attribuite (tutte certamente al ribasso, così la Bussola, etc.) Quindi è falso asserire che i cosiddetti tradizionalisti, disprezzati e insultati da Galeazzi e Tornelli, non abbiano contestato “neppure una virgola” del loro dossier.

Secondo Galeazzi poi “A tenere unita la galassia del dissenso è l’avversione a Francesco. E’ un’area composita che spazia dai lefebvriani che hanno deciso di ‘attendere un Pontefice tradizionale’ per tornare in comunione con Roma, ai cattolici leghisti (…). Ci sono gli ultraconservatori della Fondazione Lepanto e i siti web vicini a posizioni sedevancantiste (…). In questa galassia ci sono anche prelati e intellettuali tradizionalisti [che] firmano appelli contro le aperture pastorali del Pontefice argentino sulla comunione ai divorziati risposati”: quante sciocchezze e mezze verità in poche righe! La cosiddetta “avversione” a Francesco in sé e per sé configurerebbe più un’attitudine progressista che tradizionalista, e furono solitamente i progressisti, dopo il Concilio, a firmare appelli contro il Magistero ecclesiastico: si pensi a Humanae vitae o alle dure opposizioni a Giovanni Paolo II in materia morale, sull’aborto o sul sacerdozio unicamente maschile.

Quindi ridurre questa cosiddetta “avversione” ad un rigido e sterile tradizionalismo passatista e nostalgico è assolutamente fuorviante. Ci sono delle ragioni specifiche a questa “avversione” e la politica non c’entra niente. Nulla poi unisce i sedevacantisti (che in Italia meglio sarebbe definire sedeprivazionisti), i quali sostengono la sede vacante non dalla morte di Pio XII (1958) ma dalla promulgazione definitiva del Concilio (8.12.1965), con un Socci il quale ritiene che Papa Francesco vada criticato per essersi allontanato, su varie questioni morali, proprio dal Magistero del Concilio e del Catechismo (1997): e questa critica appare tutto meno che infondata… (Si pensi alle definizioni del Catechismo sulla pena di morte, sull’omosessualità, sulla illiceità della comunione per i divorziati risposati, per l’illegittimità del divorzio come tale, etc.).

Il Galeazzi furbescamente cita solo di passaggio i “prelati” che “firmano appelli” critici verso certe posizioni del Pontefice. Già! L’opposizione più articolata alla Amoris Laetitia è stata finora quella dei 45 teologi i quali vi hanno riscontrato errori e perfino larvate eresie: ma essendo in buona parte docenti universitari di prestigiosi istituti neppure essi, né la loro argomentatissima critica, possono essere catalogati come becero e residuale “tradizionalismo”.

Filosofi, teologi, sacerdoti e pastori (tra cui cardinali di prima importanza), intellettuali e laici cattolici, a volte notissimi e stimati, hanno fatto e fanno delle critiche ad alcuni aspetti del Magistero del Pontefice: sono degni di rispetto? Sì, se le critiche sono serie e fondate, no nel caso contrario. Putin, o la difesa della “civiltà occidentale” non c’entrano assolutamente nulla!

Non si tratta di una “avversione” pre-concetta ma di amore per la Chiesa che si vede colpita, incredibile ma vero, anche da chi la guida nei gangli più alti…. Oppure il giornalista-teologo Galeazzi vorrebbe insinuare che ogni atto, ogni discorso, ogni nomina ed ogni atteggiamento del Papa in quanto tale debba essere difeso e apprezzato da un cattolico? Chissà se lui e Tornielli difenderebbero oggi i Papi delle Crociate o i Papi dell’inquisizione, Pio IX per il caso Mortara o l’insegnamento ufficiale favorevole alla pena di morte di molti papi precedenti al Concilio… Di sicuro Papa Francesco no! Quindi troppo “francescanismo” porta a poca reale sintonia con il Pontefice: ogni eccesso infatti è un difetto.

Non è vero neppure che i lefevriani attendono “un Pontefice tradizionale per tornare in comunione con Roma”. Anzitutto è molto difficile, nell’ottica dell’ecumenismo post-conciliare tra la Chiesa e le altre confessioni cristiane, dire che i lefevriani non siano in comunione con Roma, specie dopo la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, e i nuovi importanti passi giuridici fatti da Papa Francesco. Mons. Fellay è stato nominato giudice di prima istanza (in una questione interna alla sua Fraternità), la diocesi di Buenos Aires ha riconosciuto de jure la Fraternità sacerdotale san Pio X, e per l’anno della Misericordia è stato accordato ai preti lefevriani il potere di assolvere validamente i penitenti. Potere che verosimilmente resterà loro, per volontà Pontificia, in modo stabile e definitivo. Pochi giorni fa mons. Fellay ha incontrato il card. Mueller (a sua volta riservato e critico su AL: un altro lefevriano?) e si parla anche di una sorta di Prelatura personale offerta alla FSSPX. Già ora, se gli ortodossi hanno una comunione imperfetta, ma che esiste, con Roma, a fortiori ce l’hanno i lefevriani. Ma Galeazzi ama dire, contro l’insegnamento citato sopra di Papa Francesco, solo le cose per lui “più convenienti”…

Papa Francesco d’altra parte non è un bacchettone come il duo “francescanista” e accetta le critiche aperte e chiare: così infatti prima che morisse chiamò l’indimenticato Mario Palmaro (che aveva fatto tra i primi una rispettosa critica al Pontefice) e ha scritto a Socci, lodandolo per l’amore che egli, evidentemente, nutre per la Chiesa… Chissà se coloro che fanno di un uomo un idolo impeccabile sono veramente i migliori difensori dello stesso… Di sicuro in questa loro ostentata (e quindi arrogante) obbedienza cieca, paiono fermi al pre-Concilio…

Secondo Galeazzi, che cita il suo sodale Introvigne, le “stelle polari” del tradizionalismo anti Francesco sarebbero il cardinal Burke e mons. Schneider vescovo di Astana. Ma su 5000 vescovi cattolici “il dissenso riesce a mobilitarne una decina, molti dei quali in pensione, il che mostra appunto la sua scarsa consistenza”. Ma allora a che pro fare un’inchiesta, con “metodo rigorosissimo” per un ambiente striminzito e insignificante? In realtà, e questo lo sanno pure Galeazzi e Introvigne, sono le argomentazioni che contano e non i numeri: e quelle, superano questi in peso specifico e rigore teoretico. La Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio (supplicafiliale.org), è stata sottoscritta da decine di teologi, sacerdoti e prelati (né lefevriani né sedevacantisti) i cui nomi sono così illustri da valore assai più dei conteggi della statistica e della sociologia, e di certo di più delle inchieste giornalistico-inquisitoriali mal concepite: si pensi alla firma del cardinal Caffarra, del prof. Wolfgang Waldstein, del vice-decano della facoltà di Filosofia dell’Angelicum o a quella del prof. don Alberto Strumia.

Andiamo avanti.

Tra i tradizionalisti citati da Galeazzi appaiono poi Magister (penna dell’Espresso) e Aldo Maria Valli (vaticanista del TG1)… Dato che la storia di questi due seri vaticanisti non ha nulla a che vedere con il tradizionalismo, ci si potrebbe chiedere come mai anche costoro appaiono preoccupati da un andamento pastorale che rischia davvero di creare confusione tra i fedeli, come ha fatto capire chiaramente anche il cardinal Ruini, in qualche intervista. E invece no. Si preferisce buttarla in politica e parlare della “idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin”

Poi Galeazzi non si avvede di contrapporsi a quei pontefici precedenti a Francesco ma da lui sempre lodati e mostrati come esempi. Scrive: “Francesco ritiene che il Concilio, al contrario, sia rimasto largamente inapplicato e che (…) vada vissuto nella quotidiana esperienza pastorale”. Non sappiamo davvero se Francesco pensi ciò. In ogni caso sarebbe falso e offensivo per i lunghi pontificati di Paolo VI e di Giovanni Paolo II che mille volte hanno detto di avere il Concilio come bussola di riferimento. Si pensi proprio alle varie riforme post-Conciliari: la riforma liturgica, il nuovo Codice, i nuovi sacramenti, il nuovo catechismo universale, etc.

Ma forse a questi “francescanisti” queste riforme non bastano più, e bisogna sempre andare oltre… Ma allora non si attacchino i critici del Magistero di Francesco, mentre si fa di tutto per sabotare il Magistero dei suoi predecessori (per esempio le decine di documenti sotto Giovanni Paolo contrari alla comunione ai divorziati risposati).

Secondo Galeazzi infine “Francesco è un dono provvidenziale alla Chiesa e al mondo”: basta “vederne gli effetti globali per capire la portata storica del suo pontificato”. Non riusciamo purtroppo a essere pienamente d’accodo; ma di sicuro questa frase un Galeazzi non la direbbe mai che so per Pio IX o per Pio XII, segno che essa non ha nulla della devozione cattolica al papa. Molto invece ha dell’idolatria “francescanista” che forse nasconde quella mondanità spirituale, quel carrierismo e quella cattiva informazione che proprio Papa Francesco ha denunciato con fermezza.

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