Il caso Robert Sarah

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Alcuni giorni orsono il cardinal Robert Sarah, nella sua veste di Prefetto della Congregazione del culto divino, aveva raccomandato il ritorno della celebrazione ad Orientem, come si è fatto per due millenni nella Chiesa e come fanno ancor oggi molti cristiani ortodossi nel mondo.

Il suo invito, e i suoi cenni ad una “riforma della riforma“, hanno determinato un immediato e pronto richiamo. Sarah è stato convocato dal papa e ripreso duramente (non ha la fortuna, si vede, di avere un cognome tedesco come Marx o Kasper…, cardinali cui tutto è permesso).

Pronta, prontissima, la smentita di padre Lombardi: il cardinal Sarah è stato malinterpretato, la “riforma della riforma” non è allo studio.

 

Dopo Lombardi, Tornielli, su Vatican Insider, con accenti molto duri:

“… Le parole di Sarah erano rimbalzate in tutto il mondo, trovando appoggi entusiastici nei siti e nei blog dei cosiddetti tradizionalisti, anche perché il cardinale aveva aggiunto di voler iniziare, d’accordo con il Papa, uno studio per arrivare a una «riforma della riforma» liturgica, per migliorare la sacralità del rito. Il giorno dopo la conferenza di Sarah, il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, aveva scritto una lettera ai suoi sacerdoti invitandoli a non celebrare la messa rivolti a Est, come chiesto dal Prefetto del Culto divino, anche a motivo della legislazione vigente su questa materia. Nei giorni scorsi il cardinale Sarah è andato nuovamente in udienza da Francesco. E nel pomeriggio di lunedì 11 luglio padre Federico Lombardi ha rilasciato una dichiarazione evidentemente concordata con il Pontefice e con il cardinale, che smonta la valenza dell’invito di Sarah e boccia pure l’espressione «riforma della riforma», già a suo tempo abbandonata da Benedetto XVI…”.

Tornielli si trova nel difficile compito di dover bastonare il cardinal Sarah (vedi le parole in grassetto), e di dover nello stesso tempo delegittimare il succo delle sue dichiarazioni, spiegando che anche Benedetto XVI sarebbe stato contrario all’espressione “riforma della riforma” e quindi a quanto detto da Sarah.

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Si tratta evidentemente di una menzogna: tutti coloro che hanno seguito Benedetto sanno bene quanto tenesse alla riforma della riforma, e quanto vedesse nella liturgia di oggi una causa essenziale dell’attuale secolarizzazione.

Come contributo alla storia vogliamo però riportare non uno dei tanti discorsi di Benedetto XVI sulla liturgia da riformare, in perfetto accordo con quanto detto da Sarah, ma un vecchio articolo dello stesso Tornielli, un tempo molto critico sulla cosidetta “nuova messa” post conciliare.

Correva l’anno 1992, e 30 Giorni titolava: La massoneria e l’applicazione della riforma liturgica; all’interno un brano dell’allora cardinal Ratzinger, intitolato significativamente Una messa degenerata in show, e, tramite la penna di Tornielli, un interessante dossier:

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