Se passa il reato di “omofobia”: possibili scenari

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Se il 2 ottobre prossimo vincerà il si al referendum costituzionale sarà davvero difficile fermare l’ondata di leggi in favore della distruzione della famiglia naturale e della rivoluzione antropologica in atto. In cima alla lista dei prossimi provvedimenti sta quello contro i presunti reati di “omofobia”. Il Governo già da tempo sta lavorando al disegno legge ed è mobilitato in questo senso, tanto che nel decreto della “buona scuola” all’articolo 16 si fa riferimento alla formazione dei bambini in relazione ai principi di pari opportunità, “promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Per fare ciò occorre (prosegue il decreto)

educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica”. Anche se il testo si presenta abbastanza confuso ed ambiguo, emerge il rapporto fra la lotta alla discriminazione e alla violenza di genere (cosa condivisibile!) con una visione antropologica basata sull’idea che essere uomini o donne rappresenti uno “stereotipo” della società (cosa non condivisibile!). Ma se dovesse passare la legge contro l’omofobia, quali scenari si presenterebbero in Italia? Proviamo a tracciarne alcuni.

  1. Dato che il riconoscimento della propria identità dovrebbe passare solamente attraverso quello che io percepisco di me stesso (uomo o donna diventerebbero così solo due dei tanti possibili generi in cui io mi potrei identificare), risulterebbe discriminatorio (e quindi punibile penalmente) chiunque sostenga la natura biologica dell’essere uomo o donna (con buona pace della scienza biologica). La percezione che ho di me stesso diventerebbe l’unico criterio con il quale misurarmi ed essere mirato dagli altri. Lo psicologismo che trionfa sulla natura e sulla scienza (e in ultima analisi, sulla ragione).

  2. Un soggetto quindi riconoscerebbe la sua vera identità in base alla sola dimensione emozionale (bypassando qualsiasi tentativo di razionalizzazione). Se ne deduce che “io esisto” solamente in quanto ho la possibilità di amare. Visto che l’amore è un sentimento universale e visto che non esiste di fondo alcuna differenza sostanziale fra essere uomo o donna (o qualsiasi altro genere), tutti abbiamo il diritto di amare e di crescere dei figli. Ne viene da se che per crescere una prole non serviranno più degli “elementi” biologici (padre e madre) ma sarà sufficiente solo l’amore. Se io da uomo amo come una donna, visto che l’amore è un sentimento unico che unisce tutti, per crescere bene un figlio non avrò necessità di dargli una madre. Io da solo o con il mio (o più) compagno(i) sarò in grado di svolgere autenticamente il compito di genitore. Se domani, qualsiasi persona volesse sollevare una qualche perplessità circa questo ragionamento (anche al bar con gli amici) verrebbe accusata (penalmente!) di omofobia, in quanto si discriminerebbe di fatto l’idea di coppia omogenitoriale. Sostenere che i bambini hanno diritto ad un padre e una madre sarà fuorilegge!

  3. Parlare in pubblico, quindi, sarà molto rischioso specialmente per quelle categorie (docenti, politici, sacerdoti, giornalisti…..) che svolgono un lavoro di grande esposizione sia mediatica che sociale. Emblematico è il recente caso che ha colpito l’arcivescovo Antonio Cañizares Llovera, accusato dalla Procura di Valencia (su denuncia del collettivo Lgbt Lambda) di incitamento all’odio omofobico, per aver tenuto un’omelia e una conferenza in difesa della famiglia naturale come “centro e cellula della società, come realtà fondamentale per lo sviluppo della personalità umana e per il futuro della società”, e nell’aver denunciato la promulgazione di leggi contrarie alla famiglia, con “l’azione ostile di forze politiche e sociali, alle quali aderiscono i movimenti dell’impero gay, di ideologie come il femminismo radicale o la più insidiosa di tutte, l’ideologia di genere”. Questo è bastato all’ex Prefetto del Culto Divino per rischiare fino a tre anni di carcere.

  4. È evidente che la libertà di pensiero e di parola verrebbe amputata in maniera preoccupante, fino al punto che bisognerebbe persino stare attenti alle parole pronunciate dai figli in assenza dei genitori. Se un bambino dovesse, ostinatamente, sostenere a scuola che la famiglia è fatta solamente da un uomo e una donna e che un figlio ha sempre diritto ad avere un padre e una madre, la scuola potrebbe segnalare il caso alle autorità e il figlio (grazie all’intervento dei servizi sociali) essere sottratto alla famiglia e spedito in qualche comunità “rieducativa”. Se anche questo vi sembra assurdo non è purtroppo così. Nel febbraio scorso in Norvegia la famiglia Bodnariu si è vista sottrarre dai servizi sociali i propri cinque figli, perché accusati di essere «cristiani radicali», rei di aver dato qualche sculacciata ai loro bambini.

Una domanda: ma davvero volete un futuro così per voi e per i vostri figli?

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