Scienza e marijuana

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La cannabis erroneamente e comunemente viene ritenuta poco o per nulla dannosa” è così che si esprime il dott. Antonio Floriani, medico psicoterapeuta, uno dei sei esperti che la rivista Scienze (www.bbcscience.it) ha interpellato per affrontare il tema marijuana.

La verità sulla marijuana. Droga o medicina? È il titolo del servizio che nelle sue conclusioni non lascia dubbi:

fa male. Al cervello, al feto in gravidanza, diminuisce la capacità di giudizio e provoca apatia, crea dipendenza non solo psicologica, ma anche fisica, aumenta la possibilità di sviluppare malattie psicotiche. Considerarla “leggera” è un controsenso. Anche perché la marjiuana degli spinelli in circolazione, spiega Carlo Locatelli del Centro Antiveleni di Pavia, arriva a contenere il 30-40 per cento in più del principio attivo (THC) rispetto alle percentuali che arrivavano al 6-7 per cento della marjiuana “naturale” e questo grazie a incroci e selezioni. Praticamente un ogm dopato. Ma la nuova frontiera è quella che ha portato alla produzione dei cannabinoidi sintetici. Nuove sostanze molto più potenti e pericolose che danno effetti collaterali gravi come attacchi renali, ictus, tachicardia e attacchi di panico con una tossicità simile a quella della cocaina. Facilissimi da reperire in rete e dai prezzi molto bassi sono una vera minaccia per la salute.

Veniamo alla cannabis come medicina. Ne parla Paolo Poli, presidente della Società Italiana Ricerca Cannabis (SIRCA) dell’Università di Pisa e il suo giudizio sulle capacità curative è perentorio: “La maggior parte degli studi finora condotti non hanno validità scientifica perché non è possibile sapere che tipo di cannabis e in che dosi è stata somministrata durante gli esperimenti”. Gli studi condotti dal dott. Poli, osservando i benefici ottenuti e confrontandoli con i farmaci tradizionali, hanno evidenziato che, per quanto riguarda il dolore i cannabinoidi sono inferiori rispetto ad altri potenti analgesici come la morfina o il metadone. La cannabis può avere effetti positivi nei fenomeni di spasticità legati a lesioni midollari o a malattie degenerative, anche se ancora non sappiamo come “agisca sulle varie patologie (…), ma sicuramente non possiamo considerarla una panacea”. È efficace come antiemetico, antidolorifico e antinfiammatorio specialmente nei pazienti in trattamento per neoplasie. “E anche quando si parla di risultati incoraggianti in vitro non bisogna dimenticare che – interviene il dott. Gaetano Di Chiara farmacologo dell’Università di Cagliari- (…) in vitro hypothesi, in vivo veritas”.

Le domande più importanti sul tema cannabis trovano risposte autorevoli. Il prof. Di Chiara, viene interpellato sul tema della dipendenza e sul rapporto cannabis/schizofrenia. La dipendenza fisica esiste e l’astinenza comporta iperalgesia, irritabilità, ansia. La crisi d’astinenza non è violenta come per altre sostanze d’abuso perché il THC viene eliminato molto lentamente, e se non si muore da overdose di cannabis, circa il 10 per cento dei consumatori potrebbe sviluppare una dipendenza cronica, secondo uno studio di Wayne Hall, consulente Oms. Per quanto riguarda il rapporto con la schizofrenia questa si manifesta più precocemente in chi ha fatto uso e abuso di cannabis, ovviamente nei soggetti comunque predisposti, aggravando una situazione preesistente.

Ma quello che più allarma, ed è sempre Di Chiara a sottolinearlo, è “la diminuzione cognitiva dovuta all’assunzione cronica di cannabis” che “è irreversibile in fase di sviluppo” e che, conferma Sandro Iannaccone dell’Ospedale San Raffaele di Milano, comporta “una diminuzione della memoria a breve termine e della capacità di apprendimento. Altri studi hanno evidenziato una riduzione della materia grigia del nostro cervello nella regione orbito frontale collegati al consumo cronico di marjiuana. L’abuso comporta anche una diminuzione della capacità critica e di giudizio, un aumento dell’impulsività, il blocco delle inibizioni. La cannabis ha, anche per un suo uso saltuario, un effetto sulle aree cerebrali collegate all’emotività. Altro punto, importante riferito da uno studio neozelandese, riguarda la possibilità di passare dalla cannabis a altre droghe: questa è 60 volte maggiore in chi inizia precocemente (15 anni) e consuma la cannabis settimanalmente.

Lo studio, molto dettagliato e documentato porta ad un’unica conclusione: NON E’ LEGGERA e il fatto che possa essere usata in campo farmacologico è un’ulteriore dimostrazione che agisce sul nostro organismo come un farmaco e che se assunta in modo indiscriminato e senza controllo, come un qualsiasi farmaco, può far male.

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