I FALSI MITI DELLE “DROGHE LEGGERE”

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1) FUMARE LE “CANNE” FA MENO MALE CHE FUMARE SIGARETTE
Quante volte abbiamo sentito ripetere come un mantra frasi del tipo: “fumare uno spinello è meno nocivo delle sigarette”, o “è una sostanza naturale”, ecc. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Diversi studi hanno dimostrato il contrario. In Nuova Zelanda una ricerca condotta dal Medical Research Institute, ha dimostrato che un solo spinello espone ad un rischio di tumore del polmone pari a quello di 20 sigarette, studio confermato anche dalla British Lung Foundation, la Fondazione Britannica per i Polmoni,

evidenziando una stretta correlazione tra gli spinelli e l’insorgere di tubercolosi, bronchite e addirittura schizofrenia. Ma i giovani sono informati dei reali rischi? In Italia il 20,8% dei ragazzi ha ammesso di aver fumato cannabis o marijuana, di questi il 22% ha dichiarato di farne consumo almeno una volta a settimana. L’88% dei ragazzi con meno di 24 anni è comunque convinta che la marjuana abbia meno effetti della nicotina!
2) GLI SPINELLI HANNO POCHI EFFETTI COLLATERALI
Qui ci troviamo di fronte a uno dei cavalli di battaglia dei “legalizzatori”. Si crede normalmente che gli effetti della cannabis siano decisamente limitati (tanto da guadagnarsi l’appellativo di “droga leggera”) poiché il livello THC (il principale principio attivo della cannabis) è inferiore rispetto a quello di altre droghe. Le cose stanno realmente così? Partiamo dagli effetti sul cervello. L’uso della cannabis, specialmente in età adolescenziale, riporta gravi deficit cognitivi a lungo termine poiché induce la morte cellulare con restringimento dei neuroni e la frammentazione del DNA nell’ippocampo. Non solo, il fumo della cannabis altera la memoria a breve termine, le percezioni, la capacità di giudizio e le abilità motorie (National Institute on Drug Abuse). Chi fa un uso frequente poi è soggetto al fenomeno dell’invecchiamento precoce dovuto alla degenerazione del soggetto sia a livello fisico che mentale. Ci sono poi effetti che influiscono direttamente sull’aspetto psicologico. Questi (più difficili da matematizzare, ma devastanti allo stesso modo di quelli fisici) si manifestano in disturbi psicotici di vario tipo. Uno studio del 2009 (Royal College of Psychiatrist del Regno Unito) ha dimostrato una forte correlazione fra uso di cannabis (specialmente in età adolescenziale) e l’insorgenza (sia da subito che in età adulta) di schizofrenia, depressione e psicosi. Ad aumentare sono anche i rischi legati a comportamenti violenti, crimini e suicidi (Conferenza Nazionale sulla Cannabis a Brisbane nel 2012). L’alterazione dell’umore, diminuzione dell’appetito, attacchi di panico, irritabilità, sono solo alcuni effetti di una lunga lista spesso taciuta dai media e dai servizi pubblici che dovrebbero fare, invece, corretta informazione.
3) FARSI LE CANNE È COME BERE VINO, DIPENDE DALLA CULTURA
Questa affermazione è senza dubbio la più ingenua fra i difensori della cannabis o similari. Che l’effetto dell’alcol sia negativo per l’organismo umano non è certo un mistero, ma esiste una profonda differenza con le droghe (di qualsiasi natura). Per quanto concerne il consumo di alcol si deve sempre parlare di uso e abuso, mentre per quanto riguarda le droghe si può far riferimento solo al loro uso. Un regolare consumo di vino non nuoce a nessuno (salvo allergie particolari) e dalle norme giuridiche è giustamente tollerato. Cosa diversa invece è il suo abuso. Altro discorso per la marijuana (o altre droghe “leggere”). A differenza dell’alcool, gli effetti sulle capacità e le funzioni neurocognitive della marijuana, persistono anche dopo il periodo di intossicazione, variando in base alla durata e alla precocità del periodo di esposizione. Questo perché il THC rimane in circolo nell’organismo per giorni o, addirittura, settimane dopo l’assunzione, continuando a produrre i suoi effetti negativi. Proprio per questo, nel linguaggio giuridico, non si parla di abuso di sostanze stupefacenti, poiché già l’uso ordinario ha effetti devastanti e duraturi sull’organismo e sulla psiche umana. Il consumo di alcol invece diventa un problema quanto si trasforma in abuso e dipendenza, ma rimane certamente un alimento nobile della cucina mediterranea (e non solo) con una storia secolare alle sue spalle, vanto della nostra terra e del lavoro dell’uomo. La droga, invece, in qualsiasi misura e condizione ha sempre generato mercati di morte e criminalità.
4) LA CANNABIS HA UN USO TERAPEUTICO, QUINDI FA BENE
Il fatto che il THC della cannabis sia utilizzato per scopi terapeutici non ci da la misura della reale bontà della sostanza. Va detto, innanzi tutto, che in America (paese che più di ogni altro fa uso terapeutico della cannabis) solo il 3-5% dei consumatori di cannabis (terapeutica) la assume per reali bisogni terapeutici. Questo perché gli effetti rimangono pericolosi per l’organismo. “Per quanto riguarda la terapia del dolore cronico ed acuto – spiega il dott. Carmelo Furnari, tossicologo – in 8 dei 9 studi considerati i cannabinoidi si sono rivelati più efficaci del placebo ma non più efficaci della codeina, un analgesico sicuramente non dei più potenti. Inoltre in 6 studi su 9 si sono riscontrati effetti indesiderati e avversi ai cannabinoidi dovuti prevalentemente alla depressione del sistema nervoso centrale”. Quanto al potere antiemetico, vale a dire come farmaci per la prevenzione della nausea e del vomito nei pazienti sottoposti a chemioterapia, l’efficacia dei cannabinoidi sarebbe solo leggermente più efficaci degli antiemetici convenzionali. Per poter, dunque, usare la cannabis come antidolorifico serve un dosaggio molto alto e, a quel punto, il risultato è che presenta gli stessi effetti collaterali, ad esempio, della morfina, che è già disponibile e non costa nulla. Inolte, sempre secondo il dott. Furnari, in 19 studi su 30 il numero di pazienti che ha interrotto la sperimentazione a causa degli effetti indesiderati è stato significativamente superiore per i cannabinoidi.
5) CHI FA USO DI “DROGHE LEGERE” (HASHISH O MARIJUANA) NON È UN DROGATO
Nelle comunità di recupero dalle tossicodipendenze è noto come la maggior parte degli utenti abbia iniziato col fumare gli spinelli per poi passare a droghe più forti e deleterie. Spesso la marijuana diventa la porta d’accesso per altre droghe, soprattutto in un contesto sociale come il nostro nel quale il suo consumo è ormai ritenuto prassi comune. Il Dipartimento per le Politiche Antidroga osserva che il “95% delle persone tossicodipendenti da eroina in trattamento in Italia ha iniziato con la cannabis”. Lo stesso termine “canna” pare sia riferito proprio alla sua capacità di “pescare” le altre droghe e tirarle verso il soggetto. È stato dimostrato, da un’indagine sul consumo di cocaina realizzata nel 2008 dalla ASL di Bologna, che solo il 4% degli intervistati ha usato sostanze illegali senza prima provare la cannabis. Il rischio di chi fa regolare o saltuario uso di hashish o marijuana è quello, quindi, di passare (spesso senza rendersene conto) al consumo di altre e più devastanti droghe. Non definirsi “drogato” per il solo uso di marijuana è un auto-inganno che può portare verso conseguenze spesso irrecuperabili.

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