Senatori cattolici: fedeltà o tradimento?

familydi Giuseppe Rusconi (rossoporpora.org)

Per i senatori della Repubblica che si dicono cattolici il momento della scelta si avvicina, essendo previsto forse già per giovedì 25 febbraio. Approveranno oppure no quello che a quest’ora appare come il probabilissimo maxi-emendamento governativo ( su cui il ‘cattolico’ Renzi, coadiuvato dalla ‘cattolica’ Boschi, porrà la fiducia) che riproporrà il disegno di legge Cirinnà amputato dell’articolo 5 e con possibili lievi modifiche all’articolo 3? Il gran popolo in prevalenza cattolico dei Family day del 20 giugno a San Giovanni e del 30 gennaio al Circo Massimo ha messo le carte in tavola nel tardo pomeriggio di martedì 23 febbraio nell’aula Nassiriya del Senato.

Lo ha fatto attraverso Massimo Gandolfini, il portavoce del Comitato promotore “Difendiamo i nostri figli”, attorniato dagli altri membri dell’organismo: “Siamo assolutamente contrari a una legge sulle unioni civili, inutile e profondamente ingiusta. Se sul maxi-emendamento fosse posta la fiducia e attraverso di esso dovesse emergere un nuovo modello di famiglia, votarlo sarebbe un vero tradimento da parte di parlamentari che si definiscono cattolici. Questi parlamentari devono avere bene in chiaro quel che dicono la tradizione e il magistero della Chiesa. Sarebbe scandaloso che un testo che contenesse istanze opposte a quelle cattoliche passasse con il voto di tali parlamentari”. Il Comitato (e con lui una larga parte del Paese) terrà “gli occhi ben aperti, anche in vista di scadenze elettorali non lontane. Sarà suo dovere morale indicare partiti e parlamentari che hanno sostenuto con il voto le istanze del ‘popolo della famiglia’ e partiti e parlamentari che invece le hanno ignorate. Ciò avrà di sicuro riflessi anche sulle scadenze istituzionali (vedi referendum in materia) del prossimo autunno”.

In queste ore si sta ancora trattando, ma il governo Renzi punta a superare l’impasse attraverso il machiavello del maxi-emendamento congiunto a un voto di fiducia. E’ fuor di dubbio che Renzi voglia incassare in ogni caso un ‘sì’ al testo Cirinnà modificato (ma non, o solo lievemente, negli articoli 2 e 3 in cui le ‘unioni’ vengono de facto equiparate al matrimonio). Anche perché un Cirinnà modificato in breve tempo sarebbe accresciuto delle parti espunte per ragioni tattiche grazie al prevedibile intervento di magistrati italiani o esteri. Dunque per il premier italiano meglio seguire il consiglio del premier lussemburghese Xavier Bettel (che convive con un compagno): “Ma se non hai i numeri, che te ne importa di fare tutto assieme? Procedete un passo alla volta: prima le unioni civili, poi arriveranno anche le adozioni” (da ‘Repubblica’ del 22 febbraio 2’016).

Del resto il concetto è stato ripetuto da Matteo Renzi anche lunedì 22 febbraio presso la Stampa estera: “Bisogna chiudere e chiudere in fretta. (…) C’è solo una certezza: la legge deve andare avanti ed essere approvata nel giro di qualche giorno. Bisogna arrivare a 161 voti. Con qualcuno questo accordo va fatto, perché i senatori pd sono 112”. Qualcuno? Certamente i 17 senatori agli ordini del noto Verdini (già factotum di Silvio Berlusconi). Ma non bastano. E dunque bisogna trattare in qualche modo con il partito a prevalenza cattolica del ministro Alfano. Cui bisognerà concedere lo stralcio della stepchild adoption e poco altro per ottenere il via libera. Ma è proprio qui che si gioca la credibilità sia dei cattolici di area pd che di quelli ‘alfaniani’. Fedeli al Magistero a costo di una crisi di governo oppure talmente attaccati alla poltrona da digerire anche compromessi inaccettabili da una coscienza cattolica ‘ben formata’?  Il quotidiano galantiniano “Avvenire” martedì 23 febbraio già pare anticipare la risposta. In apertura, su due colonne in prima pagina titola: “Unioni con fiducia/ e senza stepchild”. Già si intuisce che l’ “Avvenire” sarà pronto a digerire il testo Cirinnà modificato, a patto che non preveda espressamente le adozioni. Se così sarà, l’ “Avvenire” avrà tradito il popolo dei Family Day e si dovrà assumere una pesante responsabilità storica per i guasti che tale testo (che, lo ribadiamo, a breve ritroverebbe grazie alla magistratura le parti espunte) provocherà nella società italiana, certificando una vera e propria rivoluzione antropologica di cui saranno vittime i nostri figli.

GLI APPUNTI DI RENZI ALLA ‘STAMPA ESTERA’

Di per sé Matteo Renzi avrebbe accettato anche la stepchild. Il premier ha lasciato volontariamente o involontariamente lunedì sul tavolo della presidenza della Stampa estera un foglio di appunti presi in  un’ora e mezza di botta e risposta: grafia molto ordinata e decisa, tre doppie linee parallele e non curve, poche parole solo su sei argomenti tra cui quello ‘mediterraneo’- con l’annotazione “ITALIA è tornata” – e quello riguardante l’Expo – con l’annotazione “Molti gufano” . In alto a sinistra anche una data, richiamata del resto in una domanda di un collega attivista lgbt: “29 novembre 2013”. Che successe quel giorno? Matteo Renzi pubblicò sul suo profilo Facebook un messaggio particolare: “Nel mio gruppo di lavoro c’è una coppia, Letizia e Teresa, che da poche settimane ha un figlio che si chiama Ernesto (NdR: la coppia ha un figlio? Come minimo è un linguaggio truffaldino). Da segretario del Pd lavorerò perché Ernesto abbia gli stessi diritti dei miei figli e, dopo tanti anni di discussioni a vuoto, faremo una legge sui diritti civili”. Alla Stampa estera Renzi ha confermato: “Continuo a pensarla come il 29 novembre”. E ha aggiunto compiaciuto, ribadendo anche il linguaggio truffaldino: “Quella coppia ha avuto un’altra figlia”.

LA SPINTA DECISIVA DEI ‘FAMILY DAY’, IL CORAGGIO E LA TENACIA DI UN PUGNO DI PARLMENTARI, LA RIUSCITA MOSSA LEGHISTA, IL ‘NO’ Del M5STELLE AL ‘SUPERCANGURO’

Fin qui il dibattito in Senato, dopo che il ddl Cirinnà era stato strappato con manovra iniqua alla Commissione, è stato vivacizzato dagli interventi dei soliti senatori convinti, tenaci e coraggiosi (che non temono di essere dileggiati dalla nota lobby e dai salotti radicalchic), dalla manovra ben riuscita del gruppo leghista (ritiro di 4500 emendamenti) che aveva provocato confusione nel pd, infine dal ‘no’ del Movimento 5 Stelle al tentativo del pd di imporre il voto del ‘supercanguro’ liberticida della discussione in aula. Il dibattito nel Paese era però stato aperto e tenuto ben vivo in primo luogo dal popolo appassionato e determinato del Family Day’ che, con le due grandi manifestazioni del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016 aveva costretto la nota lobby a rinviare di continuo il più volte annunciato ‘appuntamento con la storia’. Non solo: quanto più è passato il tempo, tanto più gli italiani hanno incominciato ad aprire gli occhi e hanno scoperto la realtà di quella rivoluzione che si voleva imporre in breve tempo senza che ne fossero a conoscenza. Da lì dapprima i tanti incontri in ogni parte d’Italia, poi le grandi mobilitazioni di centinaia di migliaia di persone convenute a Roma a San Giovanni e al Circo Massimo.

MENZOGNE RICORRENTI, DILEGGI ATTRAVERSO LA RAI

Nel suo lucido e appassionato intervento nella sala Nassiriya Massimo Gandolfini ha ribadito come, attraverso massmedia compiacenti, gli italiani siano assediati dalla Grande Menzogna e debbano sorbirsi insulti inqualificabili anche da parte del cosiddetto servizio pubblico. A vergogna di Rai Tre Gandolfini ha citato la definizione data in una trasmissione qualche settimana fa dei partecipanti al Family Day del 30 gennaio: “Gruppo di puttanieri e preti che si ritrovano per insegnare agli altri come si fa la famiglia”. Forse qualcuno ha avuto il pudore di scusarsi?

Tra le menzogne più diffuse dai turiferari delle note lobbies che imperversano dentro e fuori l’Italia quella riguardante la mancanza dei diritti civili per le persone omosessuali conviventi, l’altra che addebita all’Italia di essere il fanalino di coda dell’Europa, l’altra ancora dell’impossibilità dell’utero in affitto secondo il testo Cirinnà. A quest’ultimo proposito Massimo Gandolfini ha notato opportunamente che, anche prescindendo dall’articolo 5, la via libera per tale pratica schiavistica e abominevole si avrebbe anche grazie a passi degli articoli 2 e 3 dell’attuale testo di legge.

Tali menzogne sono state smentite con forza da alcuni membri del Comitato anche in un incontro svoltosi lunedì 15 febbraio presso la Stampa estera (una ‘prima’ per gli oppositori al ddl Cirinnà, dopo le comparsate plurime della stessa Cirinnà, di Scalfarotto e della Concia). In quella sede Costanza Miriano, Paolo Maria Floris e Maria Rachele Ruiu hanno risposto incisivamente alle domande di diversi giornalisti di ogni parte del mondo, americani e russi, irlandesi e olandesi, pachistani e iraniani, inglesi e canadesi.

AL BARACCONE DEGLI APPELLI ARCOBALENO: VENGHINO, SIGNORE E SIGNORI, PERCHE’ LOVE IS LOVE!

Oltre cinquecento cosiddetti vip – stimolati dall’immenso filosofo statunitense Barack Obama (il cui profondissimo motto suona “Love is love”) – hanno sottoscritto un appello agli “onorevoli membri del Parlamento italiano” per un’approvazione immediata del disegno di legge Cirinnà. Si può dubitare non solo che tutti i firmatari conoscano bene il disegno di legge Cirinnà ma che tutti abbiano letto attentamente il testo dell’appello, che oggettivamente – con toni che evocano quelli della propaganda del Ventennio – presenta contenuti gravemente offensivi della verità storica.

Come possiamo facilmente constatare, incominciando dall’esordio:

La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali. Ma in che Paese vivono i firmatari? Forse che tali diritti fondamentali non sono già oggi riconosciuti alle persone lgbt?

Si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo al puro delirio. Milioni di italiani? Ma quando? In estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato? Non sembra proprio, se siamo fruitori del mondo dei massmedia audiovisivi e della carta stampata… lì le persone lgbt dominano ovunque nell’ambito della comunicazione. Come si è dimostrato anche nell’ultimo Festival di Sant’Elton.

Siamo fuori tempo massimo, come hanno indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani. Fuori tempo massimo? Forse i firmatari non sanno che una parte consistente degli Stati europei non ha leggi sulle unioni tra persone dello stesso sesso? Meglio ancora: si ricordano i firmatari dei risultati del voto popolare in materia in Slovenia e in Croazia, anche in Slovacchia (dove non è stato raggiunto il quorum minimo di partecipazione?) Solo l’Irlanda, un Paese molto particolare in considerazione dei gravi scandali di cui si sono resi protagonisti diversi uomini di Chiesa, ha approvato il ‘matrimonio gay’, del resto dopo una campagna intimidatoria di rara violenza contro gli oppositori. Poi: La Corte Costituzionale ha indicato che cosa? Che l’italia è fuori tempo massimo per che cosa esattamente? Non certo per il simil-matrimonio del disegno di legge Cirinnà: la stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 170 del 2014 ha stabilito che : «il […] vincolo matrimoniale tra soggetti del medesimo sesso [è] in contrasto con l’art. 29 della Costituzione».

La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanziaPresunta difesa dell’infanzia? Ovvero: è “presunta difesa dell’Infanzia” il chiedere che, come è scritto in natura, il bambino abbia un papà e una mamma?

Questa legge (…) garantisce il minimo dei diritti alle persone lgbt. E dai con le menzogne, che se ripetute, diventano purtroppo facilmente verità: una persona lgbt gode già oggi dei diritti fondamentali concessi, appunto, a ogni persona in Italia.

Un minimo oltre il quale non si può sconfinare, perché significherebbe approvare una legge di facciata o peggio lesiva, rimandando al mittente il riconoscimento di legittimità di milioni d’italiani e delle loro famiglie. Ai firmatari, preoccupati degli alti destini del popolo italiano, piace sentirsi portavoce di “milioni d’italiani e delle loro famiglie” : presunti milioni e presunti vessati.

Abbiamo oggi l’occasione di fare la Storia: da notare ‘Storia’ con la S maiuscola. Non sappiamo perché ma ci viene in mente “Il maresciallo Badoglio mi telegrafa: ‘Oggi 5 maggio, alle ore 16.00, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba’. Durante i trenta secoli della sua storia l’Italia ha vissuto molte ore memorabili, ma questa di oggi è certamente una delle più solenni”.

UN FLORILEGIO DI FIRME DI VARIA UMANITA’

A seguire una lista dei firmatari con alcuni dei nomi più noti: una schiera formidabile (mamma mia, che paura!) di cervelli reputati illustri del politicamente, culturalmente ed economicamente corretto, un misto di gallinelle dell’oggi, di oche più o meno giulive (magari in declino) e persino di dame attempate e forse un po’ svanite del mondo che fu. C’è pure un calciatore (un esempio di correttezza in campo, mai che dia una gomitata, mai che proferisca un insulto magari etnico) che si definisce “capitano della Roma”  ma deve aver scippato il grado perché non è Totti (e, del resto, non lo sarà mai). Ancora più prestigiose, tra le altre, le presenze di Maria Venier e Valeria Marini, Vito Mancuso e Orietta Berti, Lapo Elkann e Carla Fracci, Alessandro Profumo e Alessia Marcuzzi, Luciana Litizzetto e Caterina Balivo, Daria Bignardi ed Emanuele Filiberto di Savoia.  Firme derivate da convinzioni rocciose e magari collaudate sull’argomento, firme derivate da irresponsabile dabbenaggine (parente dell’ignoranza crassa e supina), firme –tante- derivate soprattutto dall’avidità di saltare su un treno in corsa così da potersi godere in prima fila il sorgere della nuova alba arcobaleno. In sintesi: la lista dei firmatari è quanto di più significativo possa offrire oggi il ‘pensiero unico’ made in Italy. Gioiosamente ringraziano le lobbies finanziarie e libertarie internazionali. A chi la pensa diversamente non resta che sperare nel rapido concretizzarsi terreno del Magnificat: Deposuit potentes de sede et esaltavit humiles..

Ecco un elenco di tale varia umanità, tratto dal sito dei promotori:

  • Sebastiano Mauri, Vittorio Lingiardi (iniziatori)
  • Jane Alexander, Alice, Claudio Amendola, Asia Argento, Arisa, Giorgio Armani, Natalia Aspesi, Adriana Asti, Silvia Avallone,
  • Nanni Balestrini, Caterina Balivo, Luca Massimo Barbero – Direttore Fondazione Cini, Gabriella Belli – Direttore Fondazione Musei Civici Venezia, Andrea Bellini – Direttore del Centre d’Art Contemporain de Genève, Loredana Bertè, Orietta Berti, Riccardo Bettiga – Presidente Ordine Psicologi della Lombardia, Daria Bignardi, Marco Bizzarri – CEO e Presidente Gucci, Barbara Bobulova, Roberto Bolle, Ginevra Bompiani, Anna Bonaiuto, Beatrice  Borromeo, Nicoletta Braschi (moglie di Benigni), Fausto Brizzi, Margherita Buy
  • Victoria Cabello, Andrea Camilleri, Cristiana Capotondi, Roberta Capua, Caterina Caselli, Luciana Castellina, Sergio Castellitto, Maurizio Cattelan, Matteo Ceccarini, Pier Luigi Celli, Valentina Cervi, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Laura Chiatti,  Carolyn Christov Bakargiev – Direttore GAM e Museo di Rivoli, Francesca Cima – Fondatrice Indigo Film e Presidente Produttori Anica, Francesca Comencini ,  Furio Colombo, Gherardo Colombo, Paola Concia, Carmen Consoli, Paola Cortellesi,  Lella Costa, Ivan Cotroneo, Carlo Cracco, Carolina Crescentini, Giulia Maria Crespi – Presidente Onorario FAI, Maddalena Crippa, Geppi Cucciari,
  •  Ilaria D’Amico, Serena Dandini, Emma Dante , Tosca D’Aquino, Philippe Daverio, , Rodolfo De Benedetti, Concita De Gregorio, Piera Degli Esposti, Daniele De Rossi- capitano della Roma, Piera Detassis – Presidente Fondazione Cinema per Roma e Direttore Ciak Magazine, Gioele Dix,  Dolcenera, Marco Doria (sindaco di Genova)
  • Elio, Lapo Elkann, Leandro Manuel Emede – Sugarcane Productions
  • Pierfrancesco Favino, Fedez, Sarah Felberbaum, Carlo Feltrinelli – Editore, Giorgio Ferrara – Direttore del festival di Spoleto, Isabella Ferrari, Paola Ferrari, Tiziano Ferro, Marina Fiordaliso, Catena Fiorello, Anna Foglietta, Luca Formenton – Editore Il Saggiatore, Irene Fornaciari, Iaia Forte, Gaston Fournier Facio – Direttore artistico Teatro Regio Torino, Carla Fracci, Massimiliano Fuksas
  • Umberto Galimberti, Giorgio Galli, Chiara Gamberale, Luca Garavoglia (presidente Campari Group), Max Gazzè, Costantino della Gherardesca, Anna Gialluca – Direttore editoriale Laterza, Ricky Gianco, Fabrizio Gifuni, Sergio Giunti (editore), Marco Giusti, Valeria Golino, Maurizio Gressi – UNRWA Italia (assistenza ONU ai rifugiati palestinesi), Francesco Guccini, Caterina Guzzanti
  • Daniela Hamaui, Paolo Hendel, Paolo Hutter
  • Sabrina Impacciatore, Francesca Inaudi,
  • Alessandra Kustermann
  • Giuseppe Laterza – Editore, Gad Lerner, Ligabue, Luciana Litizzetto, Valentina Lodovini, Enrico Lo Verso, Vladimir Luxuria
  • Vito Mancuso, Fiorella Mannoia, Piergaetano Marchetti – Presidente Fondazione Corriere della Sera, Simona Marchini, Alessia Marcuzzi, Valeria Marini, Marta Marzotto, Armando Massarenti – Responsabile Il Sole 24 Ore Domenica, Achille Mauri – Presidente Messaggerie Italiane, Emma Marrone, Simonetta Martone,  Patrizia Massa – Produttore Esecutivo Palomar, Justine Mattera, Maria Mazza, Melania Mazzucco, Marco Mengoni, Giulia Michelini, Milena Miconi, Mietta, Monica Mosca – Direttore Gente, Gabriele Muccino, Ines Musumeci Greco
  • Gianna Nannini, Francesca Neri, Camilla Nesbitt, Noemi, Aldo Nove,
  • Moni Ovadia
  • Alba Parietti, Heather Parisi, Laura Pausini, Sandra Petrignani, Max Pezzali,  Bianca Pitzorno, Veronica Pivetti, Ludovico Pratesi, Patty Pravo,  Alessandro Profumo
  • Pino Quartullo
  • Virginia Raffaele, Eros Ramazzotti, Lidia Ravera, Eva Riccobono, Michele Riondino, Giovanni Robertini – Direttore Linus, Eva Robin’s, Stefania Rocca, Alba Rohrwacher, Ron , Silvia Ronchey, Massimiliano Rosolino, Sergio Rubini
  • Alberto Salvadori – Direttore Museo Marino Marini, Michele Salvati , Gabriele Salvatores, Maya Sansa, Claudio Santamaria, Chiara Saraceno, Roberto Saviano, Emanuele Filiberto di Savoia, Riccardo Scamarcio, Antonio Sellerio – Editore, Pietro Sermonti, Michele Serra, Andrée Ruth Shammah – Direttore Teatro Franco Parenti, Raffaele Simone, Kasia Smutniak, Adriano Sofri , Luca Sofri – Direttore Il Post, Silvio Soldini, Paolo Sorrentino, Corrado Stajano, Elena Stancanelli, Syria
  • Emanuela Testori – Direttrice Amica, Filippo Timi, Maria Sole Tognazzi, Oliviero Toscani, Jasmine Trinca, Paola Turci
  • Pietro Valsecchi, Ornella Vanoni, Salvatore Veca, Mara Venier, Simona Ventura, Paolo Veronesi, Umberto Veronesi, Donatella Versace, Giorgio Verzotti – Direttore artistico Arte Fiera Bologna, Pamela Villoresi, Paolo Virzì.
  • Nina Zilli, Zucchero, Giovanna Zucconi

fonte: www.rossoporpora.org

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