Disinformazione cattolica sul Sinodo

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Questo Sinodo si sta rivelando, purtroppo come quello passato, preda, in parte, della disinformazione.
Come già nel 2014, infatti, ci sono svariate voci, soprattutto di provenienza cattolica, che hanno interesse a dare una precisa e parziale lettura dei fatti. Duettando e cinguettando all’unisono con la stampa laicista, che desidera veder crollare quei dogmi del cattolicesimo che il mondo moderno non gradisce.

Prendiamo un primo fatto: la lettera dei 13 cardinali, divenuti poi nove, al papa. La lettera è uscita sul blog di Sandro Magister, dopo che Andrea Tornielli ne aveva parlato e discusso per primo. Ebbene, cosa contiene tale lettera? Una richiesta di chiarimento al pontefice. Dei cardinali scrivono e firmano una lettera al pontefice, con nome e cognome, e diventano improvvisamente complottisti e carbonari. Quasi si fossero messi il cappuccio,

per mimetizzarsi, e avessero organizzato una cospirazione segreta. Dalla stessa parte della barricata, che per intenderci chiameremo kasperiana, arrivano due messaggi del tutto contraddittori: chi, firmandosi, e in totale serenità e buona fede, scrive al pontefice, è un cospiratore, e va additato come nemico del papa, va messo all’angolo come un lebbroso; nello stesso tempo si auspica che la Chiesa di domani diventi così decentralizzata e collegiale, che del papa non ci sarà più bisogno. Neppure per scrivergli una lettera! Siamo all’assurdo. In una trasmissione di domenica mattina su radio 1, Massimo Faggioli, un cattolico vicino alla cosidetta scuola di Bologna, suscitando le perplessità di tutti gli interlocutori, ha modo di dichiarare: 1) i 13 o 9 padri sarebbero cospiratori; 2) il papa, chiedendo scusa per gli scandali successi a Roma e in Vaticano, non si riferiva al caso del sacerdote Charamsa che ha dichiarato di convivere con un altro uomo, e neppure ai religiosi implicati in festini gay, ma, udite udite, a coloro che gli hanno scritto una lettera personale! Questo sarebbe lo scadalo pubblico di cui il papa avrebbe chiesto scusa alla Cristianità! Democrazia, collegialità, conversione del primato petrino, ma sembra che i cardinali, quando sono quelli “sbagliati”, abbiano un solo compito: mettersi zuccotto viola e calze rosse! Per finire sotto il tiro al piccione di Repubblica, Fatto quotidiano, Vatican Insider…

Prendiamo un secondo fatto: padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, invece di dichiarare, subito e con chiarezza, che la lettera è, appunto, una lettera privata, e non contiene nulla di scandaloso, dice e non dice, lasciando sostanzialmente che la polemica divampi e che dei cardinali di grande valore vengano così coinvolti in una polemica strumentale, generando l’idea di una Chiesa pronta alla notte dei lunghi colettelli. Incapacità o altro?

Un terzo fatto: mentre la componente italiana dei padri sinodali eletti ha una posizione maggioritaria che sarebbe impossibile definire kasperiana, il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, soprattutto tramite la giornalista Stefania Falasca, dà una lettura del Sinodo che va in direzione del tutto opposta. “Se Bagnasco, presidente della Cei, ha una posizione, e il giornale della Cei ne ha un’altra”, confida un importante padre sinodale, “vorrà dire che c’è la longa manus di qualcuno più forte del presidente della Cei stesso”. Tralasciando di approfondiore l’ipotesi su chi sia l’uomo più autorevole, in Cei, del suo presidente (l’intraprendente mons. Nunzio Galantino?), sorgono inevitabili almeno due domande: sinodalità e parresia, significano che le diverse voci del Sinodo, devono venir vagliate, digerite e riproposte, in versione giallo-rosso-nera (i coliri della bandiera della Germania), da una giornalista particolarmente “raccomandata”?

Analizziamo un quarto fatto: i vescovi americani hanno nominato 4 delegati. Tra questi non era presente il vescovo di Cicago, Blase J. Cupich. Ebbene, quale dei padri sonodali viene intervistato da uno degli organi di stampa più fieramente filo-kasperiani del momento, cioè Vatican Insider? Uno dei 4 eletti? Il presidente della Conferenza episcopale americana, mons. Edward Kurtz, che per il suo ruolo ha una certa rappresentatività?
No, le loro posizioni sono note: i 4 delegati americani, espressione fedele, lo si ripete, della maggioranza dell’episcopato Usa, non hanno alcuna intenzione nè di aggiornare il Vangelo, nè di buttare a mare le encicliche dei papi passati. Allora? Allora basta intervistare il ripescato Cupich: la sua vicinanza alle tesi di Kasper è anch’essa nota. E dopo di lui? Un altro dei non eletti, il cardinal Wuerl, anche lui favorevole alle idee di Kasper. Di più: per dare l’idea di una qualche imparzialità, sempre su Vatican Insider, si intervista un domenicano famoso per la sua ortodossia e appertenza ecclesiale, padre Giovanni Cavalcoli. Lo si fa per sentire la sua voce? Per dare anche un’altra lettura dei fatti? Perchè è bene che anche le voci più tradzionali siano ascolate, in epoca di sinodo, e di confronto? No, lo si fa solo dopo aver letto un suo articolo, su un blog, in cui ha espresso posizioni piuttosto filo-kasperiane. Così, sapendo già come la pensa, è possibile proporre una tesi che non ha, nella realtà, alcun fondamento: anche tra il clero “conservatore” le idee dei novatori possono trovare fan e giustificazioni teologiche.
Ma la realtà qual’è? Che l’episcopato africano, quelli dell’Europa Orientale, i padri sinodali eletti negli Usa e in Canada, la maggioranza degli italiani… sono di tutt’altro avviso, e non considerano affatto che sia giunto il tempo di cambiare dottrina riguardo a ben due sacrmaneti: eucaristia e confessione.

 

Vedi anche:

Andrea Tornielli, il vaticanista di successo

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/andrea-tornielli-il-vaticanista-di-successo/

 

 

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