Campane kasperiane: Gianni Valente (di Vatican Insider) – 2

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Se Stefania Falasca, dopo la campagna elettorale pro Kasper dell’anno scorso, spara bordate kasperiane contro la relatione introduttiva del cardinal Erdo di quest’anno, su Vatican Insider le fa eco il marito Gianni Valente, collega della Falasca dai tempi di 30 Giorni. Il ritornello che si suona di continuo è molto chiaro: una vera campagna contro coloro che vogliono rimanere saldi sulla dottrina, cioè sulla Rivelazione evangelica, accusati di essere duri di cuore e rigoristi; di cospirare e di spargere divisione. Parresia, parresia, ognuno dica ciò che pensa, si dice; ma alcuni, sembra,

non possono nè parlare nè scrivere, anche se sono cardinali. Anche se ribadiscono semplicemente ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, in risposta a chi mette tutto in discussione.

Durante il Sinodo del 2014, mentre Falasca intervista Kasper (onnipresente su tutti i media laici, quasi fosse l’unico cardinale al mondo) e dà voce quasi esclusivamente alla sua fazione, Valente intervista il primate di un’altra chiesa in via di totale sparizione, che però non lesina consigli sulle modalità con cui raggiungere al meglio il mondo di oggi: Danneels.
Un uomo, tra il resto, con i suoi belli scandali: dalla presenza alle riunioni di san Gallo (piuttosto cospiratorie, se lui stesso le ha definite “mafia“), a probabili coperture di scandali ecclesiastici, sino, a quanto dicono alcuni, all’ amicizia con note personalità della massoneria belga.

pentin

 

Quale musica suonò, allora, il cardinale belga? Quella di Walter Kasper, ovviamente. Quali le domande di Valente? Ne basti una: Alcuni hanno detto: al Sinodo si è parlato solo delle famiglie con problemi. Bisognava esaltare di più la famiglia “riuscita”. Quella che “resiste”, con tutti i requisiti in regola.
Davvero i cardinali che difendono l’indissolubilità, sono così sciocchi ? Davvero sono così farisei? Davvero hanno questa misera idea delle “regole”? Proporre la visione dell’avversario, in questo modo, non è molto onesto intellettualmente. Infatti molti padri dissero la cosa più ovvia del mondo: abbiamo parlato di convivenze, di unioni omosessuali, di comunione ai divorziati risposati… e non abbiamo detto quasi nulla su come aiutare le future generazioni a edificare matrimoni secondo l’insegnamento di Cristo; quasi nulla su come aiutare le coppie in difficoltà a rimanere insieme; quasi nulla sui figli del divorzio e su come sostenerli e incontrarli….

Sempre durante il Sinodo 2014, Valente cercò, con molto coraggio, di vendere ai suoi lettori un Ratzinger avversario del diritto naturale. Sino al punto di ripescare uno scritto dell’allora giovane teologo tedesco, di 50 anni prima, ignorando Ratzinger cardinale e poi papa per 8 anni. Un po’ come contrapporre Agostino da ragazzo al vescovo di Ippona.

Anche in quell’occasione, come accade spesso ai misericordiosi di professione, l’uso strumentale di alcune considerazioni assai datate del teologo tedesco, erano affiancate ad affermazioni poco veritiere, e poco misericordiose nei confronti di “schiere di giornalisti militanti che tampinano i padri sinodali per smascherarli nel loro pervicace disegno di voler cambiare la “dottrina sul matrimonio di sempre””.

Dove ha mai visto, Valente, tali schiere? Perchè definire militanti gli altri vaticanisti (persone serie come Tosatti, Rusconi, Bertocchi, Magister…), mentre si sta scrivendo un articolo così militante da trasudare faziosità persino nella scelta di ogni aggettivo? Perchè ci sarebbero giornalisti che fanno interviste (come Valente) ed altri che “tampinano“?

Durante il Sinodo 2015 Valente è intervenuto con un lungo articolo, dal titolo impegnativo: Se Gesù entrasse nell’aula del Sinodo.

Di che si parla? Siamo già abituati da un po’ ad un parlare per giri di parole, per allusioni, che dice e non dice… ma alla fine va sempre nella stessa direzione. Ecco, il lettore banale, come il sottoscritto, nota un solo nome proprio, quello del cardinal Erdo. Anche qui, di fatto, vituperato, come già nell’articolo citato in precedenza della Falasca. Al relatore generale del Sinodo, non propriamente kasperiano, Valente dedica questa frasetta: “Uno di questi assiomi dalla meccanica tipica delle clausole contrattuali si trova per esempio nella Relatio del cardinale Peter Erdö“. Ecco, buttata a mare una relatio molto applaudita da molti padri sinodali, poco dai panzer tedeschi (corsi subito a fare conferenza stampa contraria).

Infine Valente propone una lunga considerazione finale:

“Un tale sguardo, realista e pieno di speranza nei doni della grazia, aiuterebbe ad affrontare in modo diverso anche la lista delle «questioni calde», a partire dall’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati. E sgombrerebbe il campo anche dal simulacro ideologico della «famiglia cattolica perfetta», compiaciuta della propria robustezza alimentata a dosi di teologia del matrimonio, da spendere sul fronte delle «battaglie culturali» anti-relativiste. Un simulacro evocato anche da chi mostra insofferenza per l’immagine di «Chiesa ospedale da campo» che si china a «curare le ferite», e dice che bisogna pensare ai sani, non soltanto agli ammalati. Ecco: uno sguardo cristiano alla vocazione e alla missione della famiglia, invece di dividere il mondo in «sani e malati», potrebbe far tesoro dell’esperienza quotidiana per cui noi mortali non siamo capaci mai di manifestare pienamente la fedeltà di Dio, il quale è fedele anche se il popolo è sempre infedele. Uno sguardo cristiano potrebbe far tesoro dell’esperienza di tanti matrimoni «sani» e «riusciti», dove si tocca ogni giorno con mano che la fedeltà per tutta la vita è di fatto impossibile senza l’aiuto della grazia di Dio. E quando ciò accade, c’è solo da ringraziare il Signore in ginocchio, piangendo di gioia, per un grande dono (per-dono) che non si è meritato (http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-43881/).

Siamo di fronte ad affermazioni che forse vogliono avere un po’ di afflato poetico ma che in ultima analisi vanno sintetizzate così: basta con le encicliche di Paolo VI (Humanae vitae) e di Giovanni Paolo II su vita (Evangelium vitae) e famiglia (Familiaris consortio); basta con il magistero di Bendetto XVI, e il suo impegno contro il relativismo, in un dialogo vero con il mondo laico, un dialogo sulla cultura,la natura, le leggi…
Basta, perchè nella sua storia la Chiesa avrebbe parlato, sino ad ora, solo del “simulacro ideologico della «famiglia cattolica perfetta»” (sic!). Perchè chi ha insegnato la fedeltà matrimoniale, al coniuge e ai figli, avrebbe indicato una strada ideologica, cioè realisticamente impercorribile. E lo avrebbe fatto per il gusto di dividere il mondo in sani e malati, e per sentirsi migliore!

Così Valente, mentre simula fede ed umiltà, giudica e butta al macero lo sforzo teologico, culturale, pastorale, della Chiesa di sempre: intenta, con tutti i limiti dell’opera che è anche umana, a indicare nel matrimonio cristiano, vissuto con la testa e il cuore, la gioia e la fatica, l’amore e il perdono, una strada per tutti gli uomini. Costretta a dichiarare, per fedeltà al Vangelo, che chi non è in comunione con il suo coniuge e i suoi figli, non può essere in comunione con Cristo.
La fumosa ideologia di Valente, al presente è rappresentata dagli ecclesiastici di quel nord Europa intriso di ideologia anti famiglia, che potrebbe indicare al mondo solo ciò che non bisogna fare. Mentre gli africani tanto vituperati da Kasper, indicano proprio la direzione giusta: la realtà è la famiglia, l’ideologia sono il gender, l’utero in affitto e tutte le altre tristezze da cui, memori dell’insegnamento di Agostino (“amate l’uomo, combattete l’errore“), la gran parte dei padri sinodali vuole tenersi lontana, per il bene degli uomini.

Per la I puntata di campane kasperiane: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/campane-kasperiane-stefania-falasca-1/

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