Charles Peguy e l’innesto dell’Eterno nel temporale

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Molto amato da don Luigi Giussani, raccontato da Pigi Colognesi in molti suoi libri, Charles Peguy ( 1873-1914) è stato uno scrittore e polemista francese, passato dal socialismo al cattolicesimo.

Ciò che Peguy vuole sottolineare  è la “riabilitazione del temporale” come cuore del cristianesimo. Il cristianesimo si fonda sull’ Incarnazione, cioè sulla volontà dell’Eterno di salvare il mondo, il tempo, entrandoci dentro, assumendolo sino in fondo.

Scriveva Peguy che il cuore della fede, della fiducia dei credenti, sta nel “coinvolgimento del temporale nell’eterno e dell’eterno nel temporale”. Perché “tolto il coinvolgimento

non c’è più nulla. Non c’è più un mondo da salvare. Non c’è più alcun cristianesimo. Non c’è più redenzione, né incarnazione e neanche creazione. Ci sono solo cocci senza nome, materiali senza forma, calcinacci e rovine; rovine informi, cumuli e macerie, mucchi e affastellamenti; scompigli, disastri…”.

Se l’Eterno è entrato nel tempo, ogni tempo, ogni istante di tempo, ogni momento apparentemente insignificante di tempo, porta in sè un significato più grande. L’Infinito trasforma, continuamente, il finito, e la miseria umana diventa così, a chi la sa guardare e vivere alla luce dell’eternità, grandezza.

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Per capirlo basti pensare alla Veronica: colei che asciugò il volto di Cristo, di Dio, “con un fazzoletto, con un vero fazzoletto, con un fazzoletto per soffiarsi il naso, con un fazzoletto imperituro asciugò quella faccia augusta, la sua vera faccia, la sua faccia reale, la sua faccia di uomo… quella faccia di sudore, tutta in sudore, tutta sporca, tutta polverosa, tutta piena della polvere delle vie; tutta piena della polvere della terra; la polvere della sua faccia, la comune polvere, la polvere di tutti, la polvere della sua faccia; incollata dal sudore“.

Per Peguy vi sono uomini che si illudono di salvare il tempo con il tempo (i socialisti, gli scientisti, tutti quelli che affidano all’uomo, da solo, la salvezza del mondo); ed altri, che magari professano a parole la fede cristiana, i quali non avendola davvero compresa credono di salvarsi dal tempo, rifuggendo lontano, nello spiritualismo, in una fede disincarnata, in un grido di maledizione che rinnega la speranza cristiana.

Questo tempo che viviamo, afferma Peguy, è ammorbato dai “mali del mondo moderno”; mali che lo scrittore esamina senza infinigimenti; eppure anche oggi.

Egli è qui.

E’ qui come il primo giorno.

E’ qui tra di noi come il giorno della sua morte.

In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno.

In eterno tutti i giorni.

E’ qui tra di noi in tutti i giorni della sua eternità.

E’ la medesima storia, esattamente la stessa, eternamente la stessa che è accaduta in quel tempo e in quel paese e che accade

tutti i giorni in tutti i giorni di ogni eternità.

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