Masha e orso, duo russo alla riscossa

Masha_e_l_Orso_1 Orso! Orsooo! #statesereni non è l’urlo di guerra di qualche pericolosa tribù, ma, per gli abitanti del  bosco, è il chiaro avvertimento che è in arrivo lei. La piccola Masha. Scappano i lupi, nonostante siano  morti di fame, si nascondono lo scoiattolo e il riccio, mentre il povero coniglio fa quel che può. Nel  frattempo si erano già fatti di nebbia tutti gli animali del cortile.

Anche orso prova di evitarla, ma alla fine loro, Masha e orso, sono destinati a vivere insieme una qualche avventura. Lei inarrestabile, impertinente, combinaguai, lui ex orso del circo che, in teoria, si dovrebbe godere il buen retiro nella meravigliosa tana ricavata in un vecchio tronco. In teoria, perchè, appunto, c’è lei, Masha, che si impegna per disturbare in tutti i modi il povero orso.

Sono gli eroi del momento per i più piccoli, in un serie cartoon dotata di sontuosa grafica 3D che non dispiace nemmeno ai genitori. In onda sul canale tematico Rai YoYo nel preserale, il dinamico duo ha (finalmente) spodestato dal trono Peppa Pig, chè francamente non se ne poteva più. La serie, portata in Italia dalla Dall’Angelo Pictures, arriva a sfiorare punte di 800mila spettatori, un risultato di assoluto rispetto.

Si tratta di una produzione 2008 della moscovita Animmacord che per ideare il cartoon ha preso spunto da una favola del folclore del popolo russo, quella di una bambina che si perde nel bosco e ne inventa mille per sfuggire alla fauci dell’orso (finendo poi per servirlo). Nel cartoon però c’è il più classico del ribaltamento, è orso che si trova a dover far di tutto per vivere in santa pace ed evitare le incursioni della piccola peste.

Il contesto ambientale è singolare perchè, lontanto dal semplice bosco fatato, prende spunto da alcuni elementi rurali della russia zarista (ad esempio gli abitini di Masha), accostandoli con oggetti presi dall’attualità, ed altri con sapore vintage che rimandano alla (tragica) esperienza dell’Unione Sovietica (la scassata ambulanza dove vivono i lupi è una vecchia UAZ-452a progettata durante il regime) .

Orso, come dicevamo, è quello che si gode la vita nella sua tana ben curata, con orto e alveari che arricchiscono uno splendido giardinetto, la cucina ben sistemata, il salotto, un ripostiglio pieno di tutti gli arnesi che servono, ci sono anche le foto con gli amici per i suoi ricordi più belli. Da buon orso gradirebbe vivere in santa pace, senza tante rotture di scatole. Invece…

C’è la volta che si alza felice e contento per andare a pescare, preparando i vermicelli freschi, freschi, il retino e la sua canna, oppure quella in cui vorrebbe godersi il letargo stagionale, quella in cui vorrebbe finalmente approfondire il gioco degli scacchi, o leggersi in santa pace un bel libro, o quando vuole godersi in TV la partita della sua squadra del cuore. In tutte queste occasioni arriva Masha e la sua vita da sano orso va a farsi benedire.

orso2Così orso si ritroverà a pescare con Masha senza prendere un pesce; è costretto a svegliarsi dall’incipiente letargo al martellante richiamo di: “Giochi con me orso! Giochi con me orso! Giochi con me orso!”. Dopo il gol della sua squadra del cuore durante una importantissima finale, deve uscire per salvare Masha dalle fauci del lupo e si perde la partita.

Una volta i lupi (morti di fame, costretti a dividersi un insetto dentro una vecchia padella) provano anche a rapire la piccola Masha per ricattare orso e avere accesso al suo frigorifero, ma lui, conoscendo il soggetto, si fa una bella risata e lascia la piccola in mano ai due lupacci. E, infatti, Masha riduce i lupi sull’orlo di una crisi di nervi, fino al punto di restituire la piccola pregando orso di riprendersela.

Il successo del cartoon in Italia è dovuto al tam-tam che molte mamme blogger hanno fatto partire per decantare le meraviglie del dinamico duo. In Masha e orso, bisogna riconoscerlo, c’è una comicità travolgente capace di parlare a tutta la famiglia, ma ci sono anche spunti educativi interessanti: orso, nonostante tutto, si mostra buono e paziente, ma anche capace di mettere dei paletti alle piccola devastatrice, mentre lei, che gli vuole veramente bene, lo solleva e gli dona quella gioia di vivere e quello scatto in più, che solo i bambini sanno dare. Quasi sempre nel cartoon c’è una bella canzone che dà il tono all’episodio, mostrandone anche la morale, se così si può dire.

Dal nostro punto di vista il successo e la simpatia di questa vera e propria sitcom è tutta nella riproposizione di un certa realtà. Per quanto riguarda noi maschietti (e mariti e padri) siamo tutti un po’ orso. Ognuno ha la sua tana, la sua finalissima di calcio imperdibile, la sua battuta di pesca, ma come orso, davanti alla Masha di turno (può essere anche la mogliettina), alla fine si può mollare e cedere agli eventi. In questa accettazione della quotidianità e del proprio ruolo c’è poi la scoperta dell’imprevisto, della gioia, di quella condivisione che rende la vita degna di essere vissuta. E’ qui che si realizza la scintilla in più del rapporto tra i due protagonisti.

orso3Orso, tra le mille letture che si potrebbero dare, è indubbiamente immagine del padre. Nel ribaltamento della fiaba russa, c’è anche il tentativo di ricostruire una figura maschile che sappia essere assertiva, ma non violenta, né aggressiva. Orso, alla fine, sa come farsi ascoltare dalla simpatica peste perchè i due si vogliono bene. Orso è duro e forte quando si tratta di difendere Masha dai lupi, ma sa essere tenero quando, fra le mura domestiche, si prende cura di lei.

Sotto le irresistibili risate emerge il rapporto tra l’orso-padre e la piccola Masha che, in certo senso, è un po’ tutti noi. Sempre a caccia di guai, finiamo per ficcarci nelle situazioni più imprevedibili. Siamo molte volte soli, anche nel cartoon non compaiono mai adulti a fianco di Masha, e andiamo nel bosco a brutto muso, indipendentemente dai lupi.

Proprio lì, nel bosco, possiamo però trovare un Padre. Possiamo anche importunarlo, anzi è quello che desidera. Non aspetta altro che incontrarci, per condividere con noi un rapporto che poi è gioia pura. Provare per credere. (La Croce quotidiano, 30/04/2015)

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