Danilo Quinto: non sputar nel piatto in cui si mangia

 

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Danilo Quinto è un personaggio su cui, visto l’ennesimo tormentone sollevato da ambienti che si dicono “tradizionalisti”, sarà bene spendere qualche parola. Solo per amore di verità, per rispetto di quella persona, Domenico Delle Foglie, direttore del Sir, che si trova oggi accusato di chissà quali nefandezze.

Andiamo con ordine: dopo decenni di partito radicale, Danilo Quinto viene emarginato da Pannella, processato e condannato, con l’accusa di aver sottratto alcune centinaia di migliaia di euro. E’ allora che un bravo monsignore barese

amico di Benedetto XVI, compaesano del Quinto, che solo più tardi ha capito la verità, chiede a vari amici di aiutare il convertito: “se uno lascia il partito radicale, approda alla Chiesa, e nessun cattolico lo aiuta nel bisogno…”. Questo discorso, fatto con il cuore, mi toccò davvero. Come tanti iniziai a raccogliere soldi, quanti potevo, per il povero radicale perseguitato. E a bussare a varie porte, senza vergogna: lo facevo per una persona in difficoltà.
Quinto dal canto suo lamentava di non aver avuto nessun aiuto: “ho lasciato i radicali, speravo di essere accolto, ma ho trovato la porta chiusa. Sono questi i cattolici?”.
In verità le porte si aprirono eccome: personalmente chiesi a CR e a Pro Vita di aiutare il povero Danilo; a Fede & Cultura (che verrà ripagata con denunce e grane di vario genere) di fare altrettanto. E lessi i libri di Quinto, le sue invettive sui radicali, spesso condivisibili e coraggiose…
Tardi mi accorsi che sotto la scure del prode barese non cadevano soltanto i radicali, ex compagni di una vita, ma soprattutto i radicali che avevano cambiato strada e molte idee. Eugenia Roccella, per esempio; oppure Gaetano Quagliariello.

Perché proprio loro, tra i tanti? Lo ho capito tardi. Quando ho visto l’attitudine diciamo così “vendicativa” dell’ex tesoriere radicale verso tutti coloro che lo avevano aiutato, o avevano cercato di farlo. Mordere la mano che ti ha soccorso… non è la prima volta che accade.

Mimmo Delle Foglie, Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello sono tra coloro che di morsi ne hanno ricevuti molti. A Quinto hanno cercato e trovato vari lavori, a pagamento; in particolare i primi due, uno barese come Danilo, l’altra ex radicale, come lui; il terzo, ex radicale e anche lui barese, viene spesso deriso da Danilo, e il perché lo ha raccontato lui stesso: gli promise aiuto, ma poi non riuscì a far quasi nulla (causa l’intervento di altri radicali, che bloccarono una assunzionedi Quinto  all’ IMT di Marcello Pera, assunzione per cui Quaglieriello si era speso, raccontando al futuro datore che Quinto era “inaffidabile”).
Così Danilo Quinto, oggi grande fustigatore di costumi ecclesiali, di tutto ciò che odora di Cei, è finito a lavorare con l’agenzia Fides, con L’Osservatore Romano, con la Federazione del settimanali cattolici (FISC), con Scienza e Vita (oggi derisa per attaccare, con affermazioni false, Gandolfini e la manifestazione del 20 giugno), con un ministero… Il meglio dell’ufficialità, insomma. Nel contempo si erano aperti a lui, sempre a pagamento, anche Liberal (di Ferdinando Adornato, tessera del partito radicale transnazionale), Timone  e Bussola.

Mentre Quinto sparava su tutto e tutti: il sottoscritto, per esempio, veniva accusato nientemeno che di “aver venduto la marcia per la vita alla Cei” (mai ho capito cosa potesse significare, ma ho visto che la cosa suonò terribile e credibile anche presso alcuni amici: “è vero, Francesco?”).

Se Roccella è finita nel mirino pur avendolo aiutato; Quagliariello per non averlo aiutato; presto è toccata anche a Vian, direttore dell’Osservatore romano, divenuto, dopo la fine della collaborazione (non prima) un giornalaccio di venduti a radio radicale (sotto: una conferenza con Vian, Bux -anche lui finito poi nel mirino, e  Quinto, insieme)

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Quinto ottiene poi, grazie a Delle Foglie, una collaborazione al Sir, l’agenzia di stampa dei vescovi. Gli vengono dati, come lui racconta, da marzo 2013 (quanti suoi benefattori e amici lo sanno solo oggi?), “poco più di” 1200 euro mensili netti per 12 pezzi: un signor stipendio, per un lavoro, sia chiaro, creato del tutto ad personam. Per pura carità.
Ma Quinto vuole botte piena e moglie ubriaca; prendere i soldi dalla Cei, e sputargli contro. Così da una parte scrive contro l’ufficialità ecclesiastica, dall’altra, zitto zitto, senza dirlo a nessuno -chè magari quelli di radio Spada e de Mattei, che oggi ne fanno un eroe perchè licenziato, ne farebbero un traditore, perchè assunto-,  busca lo stesso stipendio che prende una persona che lavori davvero (quanti prendono 100 euro netti ad articolo, nel giornalismo, oggi? Per di più scrivendo sun un on line?).

Finchè il Sir non interrompe il contratto (non si tratta di “licenziamento”, come hanno scritto a RS, ma di fine di una collaborazione, che è cosa ben diversa). Il motivo? Non si sputa nel piatto in cui si mangia.

E’ anche una questione di dignità e di moralità: la Cei ti fa schifo? E’ semplice: non ci lavori…

Ma la parte della vittima ormai è collaudata. Si urla alla libertà violata (ma quale editore al mondo tiene un giornalista che scrive contro di lui?) ed inizia così la corsa alla denuncia, per trovare poi altri piatti, se possibile molti, in contemporanea.

Poco importa se finisce nel fango un uomo che ha avuto il solo torto di averti conosciuto da ragazzo, quando eri di AC, e di aver cercato in più occasioni di aiutarti, e molto concretamente, dopo decennali e penosi trascorsi radicali.

In conclusione: si vuole aiutare una persona senza lavoro con una raccolta di fondi? Si faccia pure, quest’opera buona, per carità verso un disoccupato, ma nel rispetto della verità!

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Un pezzo di Quinto sulla Bussola, riguardo a papa Francesco; su RS sarebbe stato diverso…

ps nell’articolo di critica al 20 giugno Quinto conclude così: Che cosa si festeggia, quindi, il 20 giugno? Accordi già presi, in base alla logica del “male minore”, sul “ddl Cirinnà”… Nel senso, che non li afferma e si preoccupa solo di dire che le manifestazioni che organizza sono “aconfessionali”. Come se ci si dovesse vergognare di essere testimoni del Vangelo e di Gesù.

Ora, si può davvero raccontare che gli organizzatori del 20 marciano contro il gender e il ddl Cirinnà, promosso da una senatrice del Pd, sostenuta da Renzi, per far piacere a Renzi? Per accelerare il ddl in questione? In nome di un accordo già preso? Chi è l’astutissimo politico che prende accordi per far scendere in piazza migliaia di persone contro un ddl del suo partito? Ancora: si può accusare la manifestazione del 20 di essere aconfessionale, dopo aver magnificato la marcia per la vita, essa stessa, dal principio, aconfessionale? Ognuna di queste accuse non è forse maliziosa e gratuita ?

Sotto la pagina ufficiale del comitato del 20 giugno: esplicita la condanna del ddl Cirinnà, come in numerosissime interviste, scritti di membri del Comitato….

Cattura

 pps Quinto ha annunciato querela contro di me, in un lungo articolo condito di invocazione a Gesù e alla Madonna che fanno venire in mente il secondo comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano” (vi aggiungerei una postilla: “se sei stato tesoriere dei radicali sino a ieri, collaborando a tutte le loro attività, ora non sederti sempre sul pulpito, per fare agli altri la predica”). Il fatto però è questo: nella lunga discussione, impostata subito in modo fasullo, con varie affermazioni fuori contesto, imprecise e quindi nella sostanza false, Quinto (che ha fatto il tesoriere e il radicale, per anni …non invano) non nega affatto: di aver ricevuto favori e lavori grazie a Eugenia Roccella; di aver ricevuto lavoro e relativi soldi, per molto tempo, dal mondo Cei; di aver chiesto aiuto a Quagliariello, divenuto un bersaglio fisso dopo che l’assunzione non è andata in porto, e non prima  …

Questo ho scritto, notando l’anomalia nel comportamento di una persona che spara sempre su coloro che lo hanno beneficiato, per cui ha lavorato, o per cui lavorava sino a ieri mattina. L’anomalia di campagne mediatiche che, alla fine, puntano sul quattrino.

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Aspetto sereno la querela. Del resto sarei quasi l’unico a  rimanere senza un ringraziamento more suo.

 

Non senza aver puntualizzato almeno un punto rispetto alla lunga lamentatio di Quinto su RS. Egli scrive -riguardo ad una mia mail, in cui, pensando a quanti amici avevano subito le sue richieste pecuniarie, credendo magari di aver a che fare con un vero disoccupato e un vero perseguitato, gli scrissi: “inizio a  sospettare anche sui 200 mila euro… perchè vedo come sei falso”-: “Allora, non la querelai. Oggi, ho chiesto ai miei legali di farlo“. Ecco, basterebbero queste poche righe per capire chi è l’uomo che oggi fa il martire, perchè, a suo dire, oppresso dai radicali, dagli ex radicali, che gli hanno trovato più di un lavoro, dai cattolici che lo hanno fatto lavorare per Osservatore, Fisc, Scienza & Vita, Liberal, Cisl, Sir ( a ben 1200 euro al mese per qualche articolo)… Come poteva querelarmi, per una mail privata, in cui dicevo soltanto di credere ad una condanna già emessa dalla magistratura?

 

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