Expo, cibo, ogm e custodia del creato, intervista al prof. Miranda

padre miranda(da La Croce quotidiano, 05/05/2015) Expo 2015 affronta il problema della nutrizione, nel senso che mette a tema la questione della fame e della sovralimentazione nel mondo, cioè delle carenze e degli sprechi alimentari, per poter affrontare le sfide del futuro. In un certo senso non si tratta di problemi nuovi, ma di traguardi che l’uomo ha già superato nel corso della storia.

Il fattore umano, la genialità, ha mandato all’aria i pensieri di tutte le cassandre malthusiane. L’aumento della produttività agricola negli ultimi 150 anni ha permesso alla popolazione mondiale di crescere a ritmi mai conosciuti prima d’ora. L’innovazione, sostenuta dalle grandi scoperte nelle nutrizione delle piante e animali, nella genetica e nella meccanica, ha ridotto in maniera considerevole il numero di sottonutriti nel mondo. Però ci sono ancora circa 800 milioni di persone che soffrono la fame, per lo più concentrate nell’Africa sub-sahariana e nel continente asiatico, mentre in molti paesi sviluppati c’è il problema dello spreco.

Per ridurre il numero di sottonutriti la strada da percorrere è ancora quella dell’innovazione applicata ad agricoltura e allevamento. Ciò significa avere un approccio realmente scientifico ai problemi, senza farsi trascinare da facili scorciatoie ideologiche. Tra le soluzioni che si stanno esplorando c’è anche quella delle piante Ogm, un tema che divide e che lascia spazio ad atteggiamenti che non sempre sono propriamente scientifici. Produrre piante Ogm, come già si sta facendo in molte parti del pianeta, significa intervenire sul loro patrimonio genetico. Cioè, in un certo senso, maneggiare la vita.

Per approfondire il tema abbiamo incontrato P. Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di Bioetica dell’Università Pontificia Regina Aposolorum, che da tempo riflette su questo tema. Nel 2004 dava alle stampe un testo, Ogm: minaccia o speranza, curato con Mons. Giampaolo Crepaldi, oggi Arcivescovo di Trieste.

Prof. Miranda, il card. Turkson, attuale presidente del Pontificio consiglio Giustizia e Pace, ha detto che “tutto ciò che ha a che fare con bios, con la vita, deve essere maneggiato con rispetto”. Significa che la Chiesa chiude alle coltivazioni OGM?

Dire che qualcosa deve essere “maneggiata con rispetto” non significa che non deve essere maneggiata.

In un discorso del 1981 Giovanni Paolo II affermò che la Chiesa apprezza “i vantaggi che derivano – e che possono ancora derivare – dallo studio e dalle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria”. Dieci anni dopo, nell’enciclica Centesiums annus, lo stesso Pontefice scrisse che l’uomo “non deve disporre arbitrariamente della terra”. Dobbiamo concludere che il Papa cambiò idea? Solamente se dalla frase dell’enciclica eliminiamo (come fa qualcuno) l’avverbio “arbitrariamente”.

Le parole del card. Turkson, come quelle di Giovanni Paolo II, sono un richiamo alla responsabilità e alla prudenza.

Alcuni pensano che dobbiamo “rispettare” tutti gli esseri viventi senza poter assolutamente manipolarli come se si trattasse di realtà “sacre”. Non è il caso di discutere in profondità questa visione, ma possiamo affermare senz’altro che non è questa la visione autenticamente cristiana. Una delle novità più profonde della rivelazione ebraico-cristiana sulla creazione, a partire dal libro della Genesi, è precisamente l’affermazione che solo Dio è Creatore, tutto il resto sono realtà create da Lui; e che tra quelle realtà solo l’essere umano è stato creato “a sua immagine e somiglianza”. Tutti gli altri esseri viventi gli sono stati donati e affidati da Dio quando l’ha messo al centro del Giardino.

Sulle piante OGM è possibile fare un breve esame costi-benefici?

Non sono io a poter dire se l’utilizzo delle biotecnologie vegetali nel settore agricolo può essere nocivo o se sono maggiori i costi rispetto ai benefici. Bisogna chiedere agli scienziati e agli economisti esperti in materia.

Certamente, non mancano i contrasti tra gli scienziati. Costato, però, che gli OGM vengono utilizzati in agricoltura e anche per l’alimentazione umana, da parecchi anni in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, senza che siano state evidenziati problemi per la salute umana o per l’ambiente.

Naturalmente, ogni innovazione tecnologica può comportare dei pericoli. Bisogna dunque stabilire delle regole precise, e applicare quelle già stabilite.

A mio parere, gli eventuali ipotetici pericoli possono essere evitati con sufficienti garanzie. Documenti come il Consensus Document “Sicurezza alimentare OGM”, firmato nel 2004 da 15 accademie scientifiche italiane collegate a questa tematica, mostrano che ci sono sufficienti elementi per escludere pericoli significativi (tenendo presente, è chiaro, che non esiste il “rischio zero” in praticamente nessuna attività umana).

Dall’altra l’applicazione di queste innovazioni biotecnologiche aprono possibilità enormi per quanto riguarda la produzione, come quantità e come qualità. Penso soprattutto agli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, spesso condizionati pesantemente da situazioni di siccità, alti costi legati all’uso di erbicidi e insetticidi, eccetera. È un dato di fatto che appena questi agricoltori scoprono gli OGM e le loro potenzialità, sposano con entusiasmo la causa del loro utilizzo.

La fame nel mondo è un problema serio, ma tante persone non sono disposte a risolverlo con gli OGM perché sarebbero troppi i rischi. Tra queste persone però ce ne sono molte che non si fanno alcun problema a manipolare la vita umana. Un cortocircuito?

È facile opporsi agli OGM con la pancia piena. Come dicevo prima, gli agricoltori in difficoltà che scoprono i benefici dell’uso delle biotecnologie ricorrono a questi prodotti in maniera decisa ed entusiasta. Lo testimoniò in modo commovente la signora Thandiwe Myeni, presidente dell’associazione agricoltori di Mbuso, nel Sudafrica, durante il seminario di studio organizzato in Vaticano dal Pontificio consiglio della giustizia della pace, nel 2004.

In verità, io non credo che ci sia un cortocircuito mentale il molte persone che si oppongono alla manipolazione delle piante e approvano la manipolazione della vita umana, per esempio gli embrioni umani prodotti in vitro. La radice di questi due atteggiamenti è la stessa: la ricerca dei propri benefici e interessi. Chi è sazio, e magari vuole difendere i propri benefici nel sistema agricolo europeo, ricco di sussidi, non vuole saperne delle nuove tecnologie. Chi desidera avere un figlio sano a tutti i costi invoca le nuove tecnologie per poter fare una diagnosi preimpianto ed eliminare gli embrioni non desiderati.

Cosa significa “custodia” e “governo” del creato, secondo il dato biblico?

Il libro della Genesi che citavo prima insegna che le realtà create, buone in quanto create da Dio, esistono in funzione dell’uomo. Creandolo a sua immagine e somiglianza, Dio vuole che “domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

Ma il dominio dell’uomo sugli altri esseri viventi non deve essere un dominio dispotico e dissennato; al contrario, egli deve “coltivare e custodire” i beni creati da Dio. L’uomo, dotato di un’intelligenza grazie alla quale è capace di cogliere il senso delle cose, deve “custodire” i beni della terra, da lui ricevuti come dono. Dotato della capacità di scoprire le cause, le leggi e i meccanismi che governano gli esseri, viventi e non, e conseguentemente capace di intervenire su di essi, deve utilizzare queste capacità per “coltivare” e non per distruggere.

Coltivare significa intervenire, decidere, fare. Coltivare significa potenziare e perfezionare, affinché vengano frutti migliori e più abbondanti. Coltivare significa ordinare, pulire, eliminare ciò che distrugge e rovina. Coltivare è il miglior modo di custodire.

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