In famiglia: la madre è accoglienza e dono

maternità

Abbiamo recentemente parlato della figura del padre e del suo importantissimo ruolo nei confronti dei figli.

Il padre aiuta il figlio a percepirsi come persona, ad aprirsi verso l’esterno e a mettere alla prova le proprie capacità, portandolo alla responsabilità. Il padre incarna il senso del limite e della legge, ponendosi con autorevolezza a tutela dei valori in cui crede, per il bene del figlio. Il padre è prova del fatto che vi sono delle radici solide su cui poter fare affidamento, e nel contempo apre con slancio e fiducia al mondo e al futuro.

Ora vorremmo soffermarci invece sul ruolo materno, a completamento di quanto si è detto per il corrispettivo maschile.

La madre incarna l’“etica della cura”, essendo la prima persona a prendersi cura del proprio figlio. E questo accade anche prima che il bambino nasca: basti pensare a tutte le attenzioni adottate da una donna incinta affinché il frutto del suo grembo possa svilupparsi e crescere al meglio!
La donna, in maniera nettamente diversa rispetto all’uomo, è infatti naturalmente propensa a prendersi cura del prossimo, ad accoglierlo, ad ascoltarlo, a prevenire i suoi bisogni e a farsi carico di lui, sia esso un figlio, un collega di lavoro o un vicino di casa. In tal senso non dovrebbe stupire il fatto che le donne siano in netta predominanza rispetto agli uomini in ambienti legati all’educazione dei bambini e al servizio e alla cura della persona.

Tornando al rapporto madre-figlio, un’altra caratteristica fondamentale è quella della propensione alla tenerezza e al contatto fisico. Questo non significa che i padri non possano o non debbano abbracciare i propri figli, anzi. Tuttavia, l’accoglienza e il forte legame emotivo della madre con il figlio la portano spesso a evitagli le sofferenze e le fatiche. Il padre, invece, avendo un rapporto necessariamente meno carnale con il figlio, è nel contempo capace di abbracciare e di spingere verso l’esterno: per questo è importante sottolineare che il padre migliore non è quello autoritario, bensì quello autorevole, ossia colui che sa unire i gesti amorevoli alla giusta fermezza.

Oggigiorno sempre più donne affermano di non avere “l’istinto materno”. Eppure, a ben guardare, questo appare impossibile perché significherebbe tradire la natura femminile. Natura che, seppure non sia affatto sostenuta dalla nostra società, che anzi vorrebbe un annullamento delle differenze sessuali in favore di non si sa bene quale ventilato progresso, può essere messa a tacere solamente fino a un certo punto. Naturalmente è lecito affermare che non tutte le donne hanno la stessa predisposizione ad avere dei figli, ma la maternità non si sostanzia solamente nella generazione secondo la carne: la maternità si rivela in ogni atto di attenzione e di cura, dalla telefonata all’amica in occasione di un impegno importante, al pasto caldo preparato per le persone che si amano, all’attenzione nel predisporre un ambiente per accogliere gli ospiti…
Certo, dare libero corso alla propria natura femminile è sempre più difficile. In parte perché, come si diceva, essa tende ad essere negata; in parte perché la vita sempre più frenetica spinge verso l’annullamento dei sentimenti; in parte perché viviamo in un contesto sempre più competitivo, dove anche le donne sono costrette a confrontarsi con aspettative sempre più elevate… Eppure il sentimento materno potrebbe essere l’aspetto più prezioso e più bello di ogni donna, di fronte al quale l’umanità non dovrebbe aver bisogno di resistere e che proprio il gentil sesso dovrebbe stare attento a non farsi rubare!

Fonte: Notizie ProVita – http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/in-famiglia-la-madre-e-accoglienza-e-dono/

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