Pace tra USA e Cuba. Grazie al Vaticano

usa cubadi Sandro Magister

La pacificazione tra Stati Uniti e Cuba raggiunta con il concorso della Santa Sede ha restituito alla diplomazia vaticana un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale, che va ascritto a merito del pontificato di Francesco.

Cuba è l’unico Paese comunista tra il quale e la Santa Sede non si sono mai interrotte le relazioni diplomatiche, consentendo alla seconda margini di azione altrimenti impossibili, nei momenti più critici.

Il pensiero va all’ottobre del 1963, quando l’installazione di rampe missilistiche sovietiche a Cuba e il conseguente blocco navale americano portarono il mondo sull’orlo di un conflitto nucleare e un messaggio di Giovanni XXIII a John Kennedy e Nikita Chruscev parve compiere il miracolo di scongiurare la guerra.

Ma quella volta, in realtà, il gesto del papa non fu determinante. Né le memorie del ministro degli esteri sovietico Andrej Gromyko, né il meticoloso resoconto dei mille giorni della presidenza di Kennedy scritto dal suo assistente Arthur Schlesinger vi fanno il minimo cenno.

Oggi è diverso. Sia il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, sia quello di Cuba Raúl Castro, nei discorsi con cui hanno ufficializzato il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, hanno esplicitamente ringraziato papa Francesco per quanto da lui fatto.

Da parte sua, la segreteria di Stato vaticana ha confermato l’apporto della Santa Sede e in particolare del papa nel processo di pace, con un comunicato insolitamente ricco di dettagli sui passi compiuti nei molti mesi di trattativa segreta.

Questo successo è anche l’effetto della nomina a segretario di Stato, decisa personalmente da Francesco, di un diplomatico di elevata qualità come il cardinale Pietro Parolin, a conferma che la riforma della curia è questione di uomini prima che di strutture.

 

fonte: Settimo Cielo

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