Una sentinella ci scrive…

cassero sentinelle-2Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una “sentinella” bolognese. 

di Igor

Io e la mia famiglia siamo arrivati verso le 17 in piazza Galvani ma questa era già abbondantemente occupata dai contestatori. Riusciamo comunque a raggiungere il referente delle ‘Sentinelle in piedi’ di Bologna, e ci disponiamo a leggere. Intanto i contestatori aumentano di numero e iniziano a circondarci sempre di più: alla fine ci riduciamo in un angolo della piazza a ridosso delle mura della Basilica di S. Petronio, ben protetti dal cordone della polizia: occupiamo sì e no un terzo della piazza, che in teoria doveva essere tutta per noi, ma si sa, alcuni sono più uguali degli altri e non hanno bisogno di tanti permessi per fare ciò che gli pare.

Il repertorio di slogan di cui ci hanno fatto omaggio i signori “contestatori” è stato variopinto: ‘La piazza è nostra’ (mah, io pensavo fosse di tutti), ‘Bologna è nostra’ (ah, anche qui pensavo che Bologna fosse di tutti i bolognesi, ma a quanto pare alcuni sono più bolognesi degli altri), slogan vari sulla resistenza, sulla liberazione di Bologna il 25 aprile (ma che centra? ah, beh, è vero le sentinelle sono per definizione dei fascisti), inni a Che Guevara e dintorni e via così: insomma tutto un campionario vecchio, trito e ritrito, di slogan politici che sono sempre gli stessi dagli anni 70 ad oggi: la cosa triste è proprio questa, il mondo è cambiato, mentre questi sembrano ancora fermi agli anni in cui sono nato.

A questi slogan “politici” si sono affiancati slogan sull’amore “gaio” in diverse salse, gli insulti (omofobi, bigotti, fascisti, ignoranti, ecc.) e le bestemmie (anche se non le ho sentite direttamente), il tutto condito con musica sparata ad alto volume.

Poi, ad un certo momento, agli slogan e alla musica a tutto volume si sono aggiunti, in sequenza: lancio di uova (chiedete a mia figlia quanto si è arrabbiata perché le hanno sporcato la caviglia e la scarpa, altra scena divertente), lancio di un bengala prontamente spento da una sentinella, lancio di una bottiglia. Al lancio della bottiglia ho ceduto, mentre fino a quel momento mi stavo anche divertendo, a quel punto non potevo mettere in ulteriore possibile pericolo la mia famiglia e quindi siamo usciti indenni dalla zona presidiata dalle sentinelle e dai poliziotti e ci siamo ritirati sotto i portici, assieme ad altra gente che voleva partecipare, ma evidentemente ne era impossibilitata.

Alle 17 e 25 circa ci siamo ritirati del tutto non prima di aver sentito lo slogan più singolare: ‘ Un applauso per i poliziotti gay!’. Io direi, invece, un applauso e un grande grazie a tutti i poliziotti presenti, perchè la situazione poteva degenerare in modo molto peggiore rispetto a quanto accaduto. Alla faccia della libertà di opinione e manifestazione!

Per chi volesse saperne di più, consiglio di leggere ‘La fattoria degli animali’ di George Orwell dove gli animali della fattoria, guidati dai maiali, si ribellano al fattore, prendono il potere e iniziano a gestire la fattoria sotto la guida dei maiali stessi perché, come recita una delle loro regole d’oro, ‘Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri’.

P.S. Secondo la giornalista del Resto del Carlino di Bologna sarei un ‘ultracattolico’: questa mi mancava. La proporrò alla Treccani per la prossima edizione del loro dizionario.

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