Expo 2015, Ogm e la favola di Gaia

520-INDIA_VandanaShiva_InSeedCropField_ImageSeedFreedomVandana Shiva, guru mondiale anti-ogm, è stata recentemente smascherata da un’inchiesta del liberal New Yorker. In Italia il quotidiano Il Foglio ha sviluppato in questi giorni un bel dibattito intorno a Ogm, Expo e sviluppo agricolo. Si tratta di temi apparentemente periferici, in realtà riguardano un po’ di cose fondamentali: cibo, ricerca scientifica, risvolti etici della innovazione biotecnologica. Riproponiamo ai lettori un articolo sul tema uscito qualche mese fa sulla Nuova Bussola Quotidiana a firma del nostro collaboratore Lorenzo Bertocchi.

L’Expo di Milano, per ora, è sotto ai riflettori a causa di presunte tresche, ma fra un anno, quando finalmente si aprirà il sipario sulla manifestazione, il rischio è un altro e, forse, antropologicamente più grave. L’Expo, infatti, potrebbe diventare una specie di grande fiera dell’ambientalismo mondiale, una sorta di festival della Madre Terra.

Il tema dell’Expo milanese, infatti, è quello del nutrimento dell’uomo e del pianeta. È possibile garantire cibo e acqua alla popolazione mondiale? Aumentare la sicurezza alimentare? Proporre nuove soluzioni e nuove prospettive in grado di tutelare la biodiversità del Pianeta? Sono domande importanti a cui però non mancano risposte catastrofiste da millenarismo ambientale.

Il primo paletto da piantare, al fine di evitare fraintendimenti, è quello che al centro di tutte le questioni sollevate da Expo ci sta un settore economico spesso poco considerato, ma assai rilevante: l’agricoltura. Il secondo è avere un’idea di quale ruolo ha giocato questo settore negli ultimi 350 anni. Perché, in fondo, chi ha fregato Malthus e tutti i suoi epigoni è stata proprio l’agricoltura. O meglio, l’agricoltura grazie all’ingegno umano.

Per chi non sapesse chi era Thomas Malthus basti conoscere qual’era la sua idea forte, secondo lui la crescita della popolazione poteva avere solo conseguenze negative per la società. Malthus, ad inizio ‘800, sostiene che la terra coltivata limita inesorabilmente le bocche da sfamare, per cui tra crescita demografica e crescita della produttività agricola c’è un rapporto insanabile.

I fatti però danno terribilmente torto a Malthus. Limitandoci ad un’area che comprende Europa Occidentale, Nordamerica e Australasia si può registrare che la popolazione dopo il 1800 è cresciuta a ritmi mai conosciuti prima nella storia. In circa 200 anni, dal 1800 al 2000, è cresciuta 6 volte, mentre in 800 anni, dal 1000 al 1800, era cresciuta solo di 4. Cosa è successo? Semplice, l’uomo ha usato la testa, affrontando la realtà e riuscendo a spuntare incrementi di produttività della terra incredibili.

È difficile poter dire quale sia la causa principale della trasformazione che ha subito l’agricoltura negli ultimi 200 anni, tuttavia si sbaglia di poco se la si individua proprio nell’ingegno umano. Pochi anni dopo l’uscita del testo di Malthus nasceva Justus von Liebig dalla cui scoperte (1840) si avvierà l’industria della chimica applicata alla nutrizione delle piante, poi (1853) il padre scolopio Barsanti, insieme all’ing. Matteucci, depositarono all’Accademia dei Georgofili di Firenze il loro brevetto sul motore a scoppio. Infine (1865) il monaco agostiniano Gregor Mendel, partendo da semplici e curatissime osservazioni, scoprì che i caratteri sono ereditari e si trasmettono dai genitori ai figli secondo certe regole. Chimica, energia, genetica, tre rivoluzioni che hanno inesorabilmente sconfitto Malthus: l’incremento della popolazione è stato sostenuto da un imprevedibile aumento della produttività agraria considerata nel senso più ampio possibile (zootecnia, industria agroalimentare, ecc.) Negli ultimi decenni il combinato disposto di chimica,  meccanizzazione e genetica ha aumentato ancora di 10 volte la produzione per unità di superficie.

È chiaro che questa rivoluzione agraria è quella che ha modificato anche le strutture delle aziende (sempre meno addetti) e della realtà sociale (sviluppo delle città, delle industrie, del terziario). Potrà non piacere, sicuramente vi sono distorsioni, ma questa rivoluzione dice che l’uomo non è una variabile qualunque nel teatro del mondo, ma l’attore principale: l’uomo s’ingegna per sfamare i suoi figli, usa creatività stimolato dall’esigenza di capire un fenomeno o di risolvere un problema.

Oggi il concetto di innovazione in agricoltura si è decisamente raffinato, arricchendosi di aspetti ambientali, sociali e di giustizia mercantile, ma le distorsioni presenti non sono causate dall’innovazione in sé, osasse perfino chiamarsi OGM, quanto piuttosto da un suo uso non corretto su cui, certamente, occorre vigilare.

La degradazione ambientale o le sperequazioni socio-economiche derivano innanzitutto dal fatto che l’uomo abdica al suo ruolo di custode e governatore della natura per lasciarla semplicemente andare a se stessa. Questo può avvenire per un disprezzo della natura (anche umana), o per una sua divinizzazione.

L’Expo può essere un’occasione se l’uomo re-impara che la Terra non è la dea Gaia, ma lo spazio vitale che si trova davanti come un dono. E poi che prima di qualsiasi natura c’è quella umana che va rispettata nella sua realtà e compresa in tutta la sua profondità.

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