Francesco aggiusta la liturgia

pacedi Sandro Magister

Il segno della pace nel rito romano rimarrà nello stesso momento della messa in cui è tuttora collocato, prima della distribuzione dell’eucaristia. Ma vanno corretti gli abusi che si sono registrati finora, soprattutto riguardo alla confusione che spesso contraddistingue questo momento della liturgia.

È questo il senso di una lettera circolare inviata dalla congregazione per il culto divino alle conferenze episcopali del mondo, che si può leggere qui nella sua versione spagnola:

> “A los señores Obispos…”

Nella missiva, firmata dal cardinale prefetto Antonio Cañizares Llovera e dall’arcivescovo segretario Arthur Roche, si ricorda che lo studio della questione era stato avviato nel corso del sinodo sull’eucarestia del 2005.

E si cita ciò che al punto 49 dell’esortazione apostolica postsinodale del 2007, “Sacramentum caritatis”, Benedetto XVI aveva scritto:

“Durante il sinodo dei vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della comunione. È bene ricordare come non tolga nulla all’alto valore del gesto la sobrietà necessaria a mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in modo di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino”.

Papa Joseph Ratzinger in nota aveva poi aggiunto:

“Tenendo conto di consuetudini antiche e venerabili e dei desideri espressi dai padri sinodali, ho chiesto ai competenti dicasteri di studiare la possibilità di collocare lo scambio della pace in altro momento, ad esempio prima della presentazione dei doni all’altare. Tale scelta, peraltro, non mancherebbe di suscitare un significativo richiamo all’ammonimento del Signore sulla necessaria riconciliazione previa ad ogni offerta a Dio”.

Prima dell’offertorio è anche il momento in cui il segno della pace è collocato nella liturgia ambrosiana, in vigore nella diocesi di Milano.

La circolare, i cui contenuti sono stati approvati da papa Francesco nel corso di una udienza concessa a Cañizares lo scorso 7 giugno, spiega che – dopo aver consultato le conferenze episcopali e dopo un una approfondita riflessione – si è deciso di far rimanere lo scambio della pace prima della comunione per non introdurre cambi strutturali al messale romano.

Nello stesso tempo però vengono date alcune indicazioni pratiche per ovviare agli inconvenienti riscontrati.

E cioè:

1. Si ricorda che non è necessario invitare meccanicamente ogni volta i fedeli a scambiarsi il segno della pace, e quindi se lo si ritenga conveniente lo si tralasci.

2. Si rileva l’opportunità che nella pubblicazione della nuova edizione del messale in corso le conferenze episcopali cambino in meglio le modalità suggerite precedentemente: passando ad esempio da gesti familiari e profani di saluto a gesti più appropriati.

3. Si indica la necessità che nello scambio della pace si evitino: l’introduzione di un canto della pace inesistente nel rito romano; lo spostamento dei fedeli dal proprio posto; l’abbandono dell’altare da parte del sacerdote per dare la pace ad alcuni fedeli. Inoltre, si raccomanda di evitare che in alcune circostanze – come le solennità di Pasqua o Natale, i battesimi, le prime comunioni, le cresime, i matrimoni, le ordinazioni sacerdotali, le professioni religiose, le esequie – il darsi la pace sia occasione per felicitarsi o per esprimere condoglianze tra i presenti.

4. Si invitano le conferenze episcopali a preparare catechesi liturgiche sul significato del rito della pace nella liturgia romana e sul corretto sviluppo nella celebrazione della messa.

La lettera è datata 8 giugno. E la notizia della sua esistenza è trapelata in Spagna dove è stata trasmessa ai singoli vescovi con una lettera di accompagnamento datata 28 luglio.

Ora si vedrà se e come verrà applicata, in Spagna e altrove.

fonte: Settimo Cielo

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